«Leggere rende meno idioti». I bouquinistes parigini

Da 475 anni, a Parigi dei venditori offrono libri d’occasione sul lungosenna. Divenuti un simbolo della città, oggi si confrontano con le difficoltà dell’editoria ma non perdono l’amore per la cultura e per l’incontro con i clienti, fonte insostituibile di arricchimento personale.

Jérô­me Cal­lais ven­de libri d’occasione da più di 35 anni. Svol­ge il suo mestie­re in stra­da ed espo­ne ai pas­san­ti i libri con­te­nu­ti in gran­di cas­se di colo­re ver­de. I bou­qui­ni­stes esi­sto­no a Pari­gi da 475 anni e le loro boî­tes, biblio­te­che a cie­lo aper­to accan­to al fiu­me Sen­na, sono mol­to più che un sim­bo­lo del­la cit­tà. 

«I bou­qui­ni­stes sono per Pari­gi quel­lo che i gon­do­lie­ri sono per Vene­zia» affer­ma orgo­glio­so Cal­lais, sedu­to su uno sga­bel­lo men­tre cala il buio sul Quai de Con­ti, nel sesto arron­dis­se­ment. 

Sono cir­ca 230 i bou­qui­ni­stes atti­vi, rac­col­ti in una stri­scia di tre chi­lo­me­tri e pre­sen­ti su entram­be le rive del­la Sen­na, anche se più nume­ro­si su quel­la sini­stra, sede del­le più impor­tan­ti uni­ver­si­tà del­la cit­tà. 

Cal­lais è pre­si­den­te dell’associazione cul­tu­ra­le dei bou­qui­ni­stes di Pari­gi e, nel 2019, ha otte­nu­to l’iscrizione del­la pro­fes­sio­ne alla lista dei patri­mo­ni cul­tu­ra­li imma­te­ria­li del­la Fran­cia. 

«Pro­po­nia­mo libri d’occasione ormai fuo­ri com­mer­cio, sia­mo dun­que inter­me­dia­ri tra le libre­rie e i col­le­zio­ni­sti di ope­re anti­che». Tut­ta­via, da tem­po i pro­fes­sio­ni­sti che ven­do­no que­sto tipo di ope­re sono in dimi­nu­zio­ne, a cau­sa del­le nume­ro­se libre­rie indi­pen­den­ti che han­no chiu­so. 

«Temo che noi bou­qui­ni­stes sare­mo pre­sto gli uni­ci a svol­ge­re que­sto lavo­ro». 

La storia del mestiere 

Gli ante­na­ti dei bou­qui­ni­stes era­no i col­por­teurs, ven­di­to­ri la cui mer­ce era­no libri, gaz­zet­te e opu­sco­li tra­spor­ta­ti in cas­set­te appe­se al col­lo. Con­cen­tra­ti soprat­tut­to pres­so la Sain­te-Cha­pel­le sull’Ile de la Cité, nel cor­so del dicias­set­te­si­mo seco­lo si spo­sta­ro­no sul Pont Neuf, com­ple­ta­to sot­to il regno di Enri­co IV.  

Qui que­sto gene­re di mer­can­ti, det­ti éta­leurs, espo­ne­va­no i pro­pri libri su un telo posto a ter­ra. Le loro con­di­zio­ni eco­no­mi­che era­no mol­to mode­ste, come sot­to­li­nea il Dic­tion­nai­re (1680) del gram­ma­ti­co Riche­let: «Éta­leur, s. m. Pau­vre librai­re qui éta­le des livres sur les rebords du pont Neuf [tr. pove­ro libra­io che espo­ne dei libri sui mar­gi­ni del Pont Neuf]». Era­no, inol­tre, pre­sen­ti sui via­li del lun­go­sen­na come il Quai de Con­ti e il Quai des Grands Augu­stins.  

La paro­la bou­qui­ni­ste è defi­ni­ta per la pri­ma vol­ta nel Dic­tion­nai­re de Tré­voux (1752): «Qui se dit des ven­deurs de vieux livres, de bou­quins [tr. rela­ti­vo ai ven­di­to­ri di vec­chi libri, det­ti bou­quins]». La loro con­di­zio­ne di ven­di­to­ri pre­ca­ri miglio­ra duran­te l’Impero napo­leo­ni­co, fino ad acqui­si­re, nel cor­so dell’Ottocento, uno sta­tus rico­no­sciu­to dall’amministrazione del­la cit­tà. 

Un fenomeno capitale dell’editoria parigina 

Le biblio­te­che a cie­lo aper­to sono un impor­tan­te luo­go di scam­bio tra pas­san­ti e ven­di­to­ri, che godo­no di un cer­to sup­por­to da par­te del­le isti­tu­zio­ni. «Fare que­sto mestie­re è indub­bia­men­te un pri­vi­le­gio, sia­mo degli amba­scia­to­ri del­la cul­tu­ra fran­ce­se». 

Nel­lo spa­zio del­le quat­tro cas­se a loro dispo­si­zio­ne, per un tota­le di otto metri di lun­ghez­za, il ven­di­to­re dispo­ne ope­re rico­per­te di cel­lo­pha­ne, per pro­teg­ger­le dal­le pol­ve­ri sot­ti­li. Lo scam­bio di pare­ri con il clien­te è essen­zia­le: «Dia­lo­ga­re per­met­te di sco­pri­re nuo­vi libri, cosa che uno scher­mo non potreb­be mai offri­re così effi­ca­ce­men­te». 

In effet­ti, ele­men­to distin­ti­vo del­la pro­fes­sio­ne è l’assenza di nuo­ve tec­no­lo­gie. Una loro gior­na­ta tipo è tra­scor­sa all’aria aper­ta, sen­za ripa­ro dal­le intem­pe­rie, fred­do, cal­do e il fasti­dio­so rumo­re del­la stra­da. Per ave­re mag­gio­ri rica­vi, alcu­ni offro­no pure sou­ve­nir del­la cit­tà, più attrat­ti­vi per i turi­sti. «Per for­tu­na, tra que­sti incon­tria­mo anco­ra per­so­ne appas­sio­na­te del­la let­te­ra­tu­ra fran­ce­se». 

Il foto­gra­fo Alain Cor­nu, nel suo Bou­qui­ni­stes: en Sei­ne à Paris usci­to nel mar­zo 2025, ha immor­ta­la­to le per­so­na­li­tà di oltre 171 ven­di­to­ri. «I ritrat­ti di Cor­nu sono fan­ta­sti­ci, non ce ne sono due che si asso­mi­glia­no. Aven­do a dispo­si­zio­ne poco spa­zio, met­tia­mo in pri­mo pia­no le nostre pas­sio­ni, il che ren­de le nostre boî­tes mol­to diver­se». 

Il futuro della professione 

L’iscrizione al regi­stro del Patri­mo­nio Cul­tu­ra­le Imma­te­ria­le ha per­mes­so ai bou­qui­ni­stes di guar­da­re con più spe­ran­za al futu­ro. Pur tra cri­ti­ci­tà evi­den­ti, come il mino­re inte­res­se dei gio­va­ni (nel 2018, l’80% ave­va più di quarant’anni) e le dif­fi­col­tà dell’editoria, que­sta pro­fes­sio­ne con­ti­nua il suo per­cor­so. 

«Il nostro mestie­re è fati­co­so, ma rega­la momen­ti di uma­ni­tà e con­vi­via­li­tà ecce­zio­na­li. Dif­fon­de­re la cul­tu­ra, ciò che rite­nia­mo di più pre­zio­so al mon­do, ci dà gran­de sod­di­sfa­zio­ne e voglia di con­ti­nua­re» con­clu­de Cal­lais.  

Gui­da­ti dal soste­gno degli habi­tué, i bou­qui­ni­stes con­ser­va­no la loro con­vin­zio­ne nel pote­re dei libri, una spe­cie di boa per non far­si som­mer­ge­re dall’onda del­la sovra-infor­ma­zio­ne. Un mes­sag­gio che è ben con­den­sa­to nel car­tel­lo idea­to da Cal­lais per le sue boî­tes: «Leg­ge­re ren­de meno idio­ti, allo­ra com­pra­te­vi dei libri!». 

Con­di­vi­di:
Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.

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