Lo spettacolo Mito e stelle, andato in scena il 1° dicembre al Teatro del Borgo, è solo il primo dei diversi appuntamenti che compongono Mito Vivo, la rassegna di spettacoli che accompagnerà il pubblico per tutto il mese di dicembre. La rassegna proseguirà con altri appuntamenti: il 10 dicembre con Mito ed Eroine, il 12 dicembre con la conferenza del filosofo Vito Mancuso, il 15 dicembre con Mito e amanti e, infine, il 23 dicembre con un concerto che chiuderà il percorso.
Alla base dello spettacolo c’è una scelta ben precisa: partire dal cielo non come oggetto di studio, ma come luogo emotivo, come archivio di storie che gli esseri umani hanno inventato per colmare il silenzio dell’universo. La regista Silvia Giulia Mendola, ispirata ai testi I miti delle stelle di Guido Guidorizzi e Notte di stelle di Margherita Hack e Viviano Domenici, traduce questo sguardo ancestrale in un’esperienza teatrale dal ritmo a tratti contemplativo e talvolta ironico, capace di unire rigore narrativo e slanci poetici.
La composizione dello spettacolo.
La drammaturgia di Alessia Bianchi costruisce un percorso non lineare, più simile a una mappa stellare che a una trama tradizionale. Le scene si dispongono come punti luminosi che lo spettatore è chiamato a unire, riscoprendo così la logica mitica che da millenni guida il nostro sguardo verso l’alto.
L’Orsa Maggiore, l’Inginocchiato, le Pleiadi: ciascuna costellazione diventa pretesto per aprire un varco tra scienza e racconto, evocando figure come Ercole, con le sue dodici fatiche, e Crono, con la furia titanica della guerra dei giganti. L’effetto è quello di un affresco corale in cui la dimensione cosmica non schiaccia l’umano, ma lo amplifica: i miti tornano a essere strumenti di orientamento, proprio come lo erano per i navigatori antichi.
La compagnia teatrale.
Il gruppo di attori — Walter Amlesù, Paola Barazzetta, Daniela Barraco, Silvia Borsari, Guillaume Chausson, Nicoletta Mangili, Paolo Mazzucchelli, Marco Nespoli, Stefania Paglia, Antonello Rossetti, Matteo Sartini, Maria Giovanna Scarale — proviene dal laboratorio teatrale per adulti da cui il progetto è nato.
Pur nella varietà di esperienze e sensibilità, il collettivo si muove con sorprendente coesione. Le voci si alternano in un equilibrio ben calibrato: alcune più incisive, altre più liriche, tutte però al servizio di una narrazione che valorizza la pluralità. A tratti emergono interpretazioni particolarmente intense, ma lo spettacolo trova la sua forza proprio nella dimensione corale, che permette alla parola di risuonare come un’eco moltiplicata.
Il cielo fra teatro, divulgazione e poesia.
Mito e stelle lavora su un territorio ibrido, dove teatro, divulgazione e poesia si intrecciano senza scivolare nell’ovvio. Il rischio di didascalismo, insito in un progetto che dialoga con l’astronomia, viene evitato grazie a una scelta precisa: mettere al centro non la spiegazione scientifica, ma l’emozione di chi guarda il cielo come se lo vedesse per la prima volta.
Lo spettacolo non impone un ritmo serrato; preferisce lasciare spazio alla contemplazione, alla sospensione. A qualcuno potrà sembrare un passo lento, ma proprio questa lentezza permette allo spettatore di entrare nel movimento più profondo della narrazione: un invito a riscoprire il senso del meravigliarsi.
Mito e stelle è un lavoro delicato, sincero, costruito con cura e con un rimando evidente per il materiale letterario e per il gruppo che lo porta in scena. Più che un’opera compiuta nel senso tradizionale, è un viaggio: un attraversamento dell’immaginario che unisce mito e osservazione, memoria e desiderio. Uscendo dalla sala, resta la sensazione di aver riaperto una finestra antica, quella che i nostri antenati rivolgevano al cielo per orientarsi.
Il mito, dunque, non appartiene al passato, ma è un linguaggio che continua a modellare il nostro rapporto con il mistero dell’ignoto.
Lascia un commento