Superata la soglia dei novant’anni, Umberto Orsini ripercorre il proprio cammino umano e professionale in uno spettacolo diretto da Massimo Popolizio, in scena fino al 21 dicembre al Teatro Grassi e in tournée fino a maggio in diverse città italiane.
L’attore
Il nome di Orsini è legato da sessant’anni al teatro, al cinema e alla televisione italiana. Durante questa longeva carriera ha maturato un inestimabile bagaglio di esperienze, tale da spingerlo a volerlo raccontare a un pubblico affezionato. A questo scopo, anziché intraprendere la strada del monologo classico, la regia ha deciso di adottare uno stratagemma intelligente. L’attore viene presentato nel camerino di un teatro, in attesa del momento in cui dovrà interpretare Il Temporale di Strindberg. Questa attesa di mezz’ora, però, si dilata e si distorce, man mano che il protagonista scava sempre più a fondo nel proprio passato.
Immerso in questo tempo onirico, lo spettatore scopre l’infanzia di Orsini, l’inizio della carriera in un ufficio notarile e la svolta verso il teatro. Un cambiamento radicale, partito da alcune segretarie dello studio. Rapite dalla sua performance mentre leggeva un comune atto legale, decisero di iscriverlo a un provino presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Questo sviluppo inaspettato lo ha portato a salire su un treno diretto verso Roma, con pochi soldi e il cuore in mano. Dopo un provino inizialmente banale, la trovata di legare l’herpes causato dallo stress al malessere del personaggio interpretato gli fa guadagnare il favore dell’esaminatore. Ottiene così il proprio posto nel mondo del palcoscenico.
Da questo momento cruciale accompagniamo l’attore nella sua ascesa professionale, raccontata attraverso frammenti di ricordi, vissuti e incontri. Tra questi spicca quello con la cantante Ellen Kessler, a cui l’artista fu legato sentimentalmente per vent’anni. La lista di amici e colleghi che l’attore richiama alla memoria è lunga. Molti di questi, quasi tutti in realtà, non ci sono più. Un fatto che provoca una malinconia percepibile anche attraverso la maschera teatrale.
L’uomo
Proprio questo è l’aspetto chiave dello spettacolo: la vulnerabilità. Una trasparenza che porta Orsini a mostrarsi senza il bisogno di abbellire la propria vita o di far ridere a tutti i costi, anche se l’ironia e i paradossi non mancano di certo. La priorità è trasmettere diversi messaggi e idee, maturate da Orsini in oltre novant’anni di vita. In questo senso l’opera è il testamento morale di un attore che, prima di essere un maestro del teatro italiano, è innanzitutto un uomo.

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