Scandalo di Ivan Cotroneo è una commedia irriverente e scomoda allo stesso tempo. Uno spettacolo capace di metterci di fronte alle nostre peggiori ipocrisie strappandoci una risata e instillando il dubbio che, spesso, il pregiudizio guida ancora i nostri pensieri.
Non tutte le storie d’amore ispirano tenerezza. Soprattutto se la differenza d’età tra gli amanti supera i vent’anni. Lo sa bene Laura (Anna Valle), scrittrice cinquantenne di successo, aspramente criticata a causa del suo matrimonio con il romanziere di fama mondiale Goffredo, di ventiquattro anni più anziano di lei. Goffredo le ha insegnato molto, l’ha amata con passione e la sua recente scomparsa ha lasciato un vuoto difficile da colmare.
La scrittrice sembra volersi rinchiudere nella sua lussuosa villa sull’Appia Antica, appena fuori Roma. A farle compagnia ci sono solo Alice (Matilde Pacella), cameriera personale a lei molto devota, Roberto (Angelo Tanzi), vicino di casa segretamente innamorato di lei, e la sua avida editrice Giulia (Orsetta De Rossi). Almeno finché il giovane tuttofare Andrea (Gianmarco Saurino) non entra inaspettatamente nella sua vita.
Eppure Scandalo, l’ultima fatica di Ivan Cotroneo, in scena al teatro Manzoni dal 9 al 21 dicembre, non è solo una commedia che parla di amore, bensì di ruoli di genere. Di come questi abbiano ancora un peso nei giudizi delle persone che ci circondano, anche di quelle che si professano aperte e progressiste.
Il ribaltamento dei ruoli tradizionali
Cotroneo svela le nostre ipocrisie operando un magistrale ribaltamento dei ruoli maschili e femminili. Laura, sospettata di aver sposato Goffredo solo per interesse, viene adesso giudicata da Roberto e Giulia per aver intrapreso una relazione con Andrea, più giovane di lei di ventiquattro anni, esattamente la stessa differenza d’età che intercorreva tra lei e l’ormai defunto marito.
Le critiche dei due non si concentrano sul giovane ma, piuttosto, su Laura, accusata di essere troppo ingenua. Questo nuovo amore secondo i due amici della scrittrice sarebbe solo un capriccio, un gesto sconsiderato che esporrebbe Laura a ulteriori maldicenze. Solo Alice sembra credere nell’amore tra la sua datrice di lavoro e il nuovo arrivato. Il finale rivelerà che nessuno di loro aveva ragione.
Il ribaltamento dei ruoli non interessa solo la protagonista. Roberto incarna lo stereotipo dell’innamorato senza speranza, disposto a subire qualsiasi umiliazione pur di rimanere vicino alla persona che ama. Giulia, d’altro canto, appare totalmente insensibile all’amore e interessata esclusivamente ai profitti che i libri di Laura riescono a garantirle.
La regia di Cotroneo e l’affiatamento della compagnia
La regia di Cotroneo è veloce, tagliente e conferisce allo spettacolo un ritmo incalzante, nonostante l’intreccio si svolga esclusivamente all’interno della grande villa in cui dimora la scrittrice. Gli attori non sono da meno. Affiatati e dirompenti, riescono a provocare ilarità e allo stesso tempo a scuotere o spettatore, costringendolo a interrogarsi sulle proprie ipocrisie, oltre che sulle contraddizioni messe in scena.
Oltre ad una sorprendente Anna Valle, si alternano sul palco attori d’esperienza come Orsetta De Rossi e Angelo Tanzi, un inedito Gianmarco Saurino e un’incredibile Matilde Pacella, che debutta sulle scene con un ruolo complesso, in grado di bilanciare gli altri personaggi e di rispecchiare la parte migliore di ognuno di noi, quella che dovrebbe vincere i nostri peggiori istinti.
L’esordio di Matilde Pacella
Interrogata sul suo personaggio, Pacella esprime prima di tutto gratitudine, sia nei confronti di Ivan Cotroneo, per averle affidato un ruolo così delicato all’interno delle pièce, sia nei confronti del resto della compagnia, che definisce di «di grandissimo calibro a livello professionale e a livello umano», una squadra che le ha dato fiducia e le ha permesso di superare con più facilità le fatiche della tournée.
L’affiatamento con gli altri attori è lampante. Allo stesso modo si intuisce il grande lavoro dietro alla fluidità della sua recitazione. Sotto la guida di Cotroneo il testo appare vivo, realistico e gli scambi tra gli attori sembrano far trasparire diversi sottotesti, lasciati all’interpretazione dello spettatore. In particolare Pacella e Saurino si abbracciano, si toccano, si avvicinano a più riprese, instillando nello spettatore il sospetto che tra Andrea e Alice ci sia di più di una semplice amicizia.
«In tutte le storie scritte bene credo ci siano dei sottotesti lasciati all’interpretazione del pubblico» afferma Pacella, convinta che siano proprio questi a rendere la storia interessante e capace di accompagnare lo spettatore nei giorni a seguire. Questo testo dopotutto «ha lo scopo di far cadere il pubblico in tutti i classici pregiudizi legati alle relazioni amorose e, con il finale, stupire lo spettatore, facendolo interrogare su tutte le sue preconcette convinzioni».
Un testo che parla a tutte le età
Infine la giovane attrice è fermamente convinta che questo testo parli a tutte le generazioni, compresa la generazione Z. Le diverse età dei personaggi corrispondono a una diversa lettura degli eventi rappresentati. Nonostante i ruoli di genere abbiano iniziato lentamente a destrutturarsi c’è ancora molto lavoro da fare, ma Pacella è fermamente convinta che siano stati fatti diversi passi in avanti.
«Sono molto fiduciosa che la nostra generazione riuscirà a sradicare ancora di più ruoli e pregiudizi di genere, vedo molti coetanei mossi dalla volontà di cambiare le carte in tavola una volta per tutte e questo mi rende fiera di far parte di questa generazione». Per Pacella questo spettacolo è il sintomo che i tempi sono maturi per riuscire a riconoscersi, senza troppi sconvolgimenti personali, in una situazione in cui i ruoli di genere sono capovolti. La scelta di una protagonista riflette la consapevolezza che la donna possa essere finalmente libera, anche di agire in modo spiacevole senza essere giudicata più aspramente rispetto a un uomo. Anche questa è libertà. Una libertà necessaria di cui si avverte fortemente il bisogno.

Commedia da vedere vista la bella recensione