Stay hungry, stay timid: Ruggero e la bellezza di essere timidi

Ruggero de I Timidi conclude il 3 dicembre a Milano il suo tour teatrale Stay hungry, stay timid, spettacolo comico-musicale in cui mette in discussione tutta la sua carriera di artista timido.

Si è con­clu­so vener­dì 3 dicem­bre al Tea­tro Mar­ti­nitt di Mila­no il tour tea­tra­le di Stay hun­gry, stay timid di Rug­ge­ro de I Timi­di, spet­ta­co­lo musi­ca­le per «cele­bra­re la bel­lez­za di esse­re timi­di, anzi, digni­to­sa­men­te timi­di», che ver­rà pub­bli­ca­to come spe­cia­le nata­li­zio sul suo cana­le YouTube.

Accom­pa­gna­to dal­la moglie Fabia­na Inco­ro­na­ta Bisce­glia, il can­tan­te friu­la­no ha deci­so di chiu­de­re (for­se) la sua car­rie­ra con una sera­ta in cin­que atti all’insegna del­la dis­sa­cra­zio­ne, del­la sati­ra e del­la timi­dez­za che con­trad­di­stin­guo­no il suo alter ego Ruggero.

La fine e l’inizio della carriera

Andrea Sam­buc­co, suo nome all’anagrafe, non si è limi­ta­to a un con­cer­to o a uno spet­ta­co­lo comi­co: Stay hun­gry, stay timid è un viag­gio in cin­que atti in cui met­te in discus­sio­ne tut­ta la sua car­rie­ra.

Dopo una bre­ve sce­net­ta ini­zia­le, Rug­ge­ro si pre­sen­ta sul pal­co vesti­to da Lit­tle Tony per inter­pre­ta­re la par­te del can­tan­te fal­li­to a fine car­rie­ra (addi­rit­tu­ra dice di esse­re ingras­sa­to per il ruo­lo). E infat­ti il con­cer­to par­te ripro­po­nen­do alcu­ni suoi gran­di suc­ces­si come Voglia di ama­rePen­sie­ro intri­gan­te musi­ca­ti alla Elvis Presley.

Il secon­do atto è un tuf­fo negli anni ’80, in cui si imma­gi­na lavo­ra­re in una squal­li­da piz­ze­ria di Udi­ne se non fos­se mai anda­to a Mila­no: è pro­prio in un loca­le mila­ne­se che si è esi­bi­to per la pri­ma vol­ta con Timi­da­men­te io, bra­no che l’ha por­ta­to alla ribal­ta. Si pas­sa poi a una rie­vo­ca­zio­ne nostal­gi­ca degli anni ’90, pre­te­sto che per­met­te a Rug­ge­ro di can­ta­re Ragaz­za di Biel­la. Le sono­ri­tà di que­sto ine­di­to richia­ma­no un po’ que­gli 883 che nel­lo sketch gli avreb­be­ro ruba­to il nome del grup­po e le can­zo­ni, cam­bian­do­ne i tito­li (Rot­ta per casa di Dio sareb­be Rot­ta per casa del­la Madon­na).

La parodia come autocritica

Nel­la ter­za par­te del­lo spet­ta­co­lo entra in sce­na Timi­di­no, il pupaz­zo vit­ti­ma di fisting, che com­men­ta con la fata Inco­ro­na­ta le let­te­ri­ne rice­vu­te dai bam­bi­ni. Segue poi Rug­ger­ton, rifa­ci­men­to rug­ge­ria­no del­la cele­bre serie Net­flix Brid­ger­ton.

La paro­dia è sem­pre sta­to uno degli ele­men­ti por­tan­ti del­la disco­gra­fia timi­da: que­sto gene­re è per Rug­ge­ro fun­zio­na­le nel dis­sa­cra­re la figu­ra del can­tau­to­re impe­gna­to. In que­sti atti cen­tra­li, la paro­dia diven­ta inve­ce auto­cri­ti­ca, qua­si un’ammissione del fat­to che, sen­za le sue pre­se in giro, al pub­bli­co non rimar­reb­be altro che il ricor­do di can­zo­net­te oscene.

Oltre la timidezza

Ter­ro­riz­za­to dal non esse­re ricor­da­to nel­la sua vera essen­za dopo la mor­te, Rug­ge­ro met­te in sce­na il suo fune­ra­le e si imma­gi­na che la moglie lucri sul­la disgra­zia pro­du­cen­do un album postu­mo con l’AI. Ma quel­lo che sem­bra un fina­le un po’ ama­ro è solo l’inizio di una nuo­va vita: Rug­ge­ro si rial­za dal tra­col­lo ini­zia­le e rico­min­cia a can­ta­re i suoi più gran­di suc­ces­si con spi­ri­to nuovo.

Ades­so a esi­bir­si non è più il per­so­nag­gio, ma la per­so­na che si è sem­pre nasco­sta timi­da­men­te die­tro la masche­ra del giul­la­re. Andrea non cri­ti­ca più il suo alter ego, ma riven­di­ca di aver­gli dato vita, difen­den­do­lo addi­rit­tu­ra dal­le (poche) cri­ti­che ricevute.

Nel­la sua appa­ren­te sem­pli­ci­tà, Stay hun­gry, stay timid è un invi­to ad accet­ta­re quel­la par­te di noi che pia­ce solo agli altri e che man­tie­ne timi­da­men­te al sicu­ro il nostro lato più recondito.

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Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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