Artisti come Fontaines D.C. e Kneecap lanciano Together Against The Far Right per mobilitare il pubblico contro l’estrema destra: quale ruolo può avere oggi la musica nella politica europea?
Together Against The Far Right, nata questo dicembre, è stata definita nel suo primo comunicato stampa come un’alleanza di oltre cinquanta associazioni, musicisti e politici con l’obiettivo di contrastare estrema destra e neofascismo. Tra i primi aderenti ci sono gli irlandesi Fontaines D.C., una delle band rock più influenti della nuova scena europea, e il collettivo rap Kneecap, noto per il suo attivismo politico contro il colonialismo britannico dell’Irlanda e per l’uso della lingua celtica all’interno di interviste e canzoni. Accanto a loro anche nomi noti del panorama pop britannico: Franz Ferdinand, Paloma Faith, Briano Eno e Leigh-Anne Pinnock delle Little Mix, oltre a comici e attori come Rob Delaney e Josie Long.
L’iniziativa ha già fissato un primo appuntamento concreto: una manifestazione nazionale a Londra il 28 marzo 2026, descritta dagli organizzatori come una risposta diretta alle recenti mobilitazioni dell’ultradestra che negli ultimi mesi hanno portato in piazza decine di migliaia di persone, in raduni spesso violenti e ad alta visibilità mediatica.
Tra gli episodi più rilevanti c’è stata la marcia Unite the Kingdom, organizzata dal noto attivista Tommy Robinson nel settembre 2025: una protesta dichiaratamente anti-migranti che, secondo la polizia londinese, ha riunito almeno 110.000 partecipanti. Le autorità hanno riportato scontri con gli agenti, 25 arresti e 26 poliziotti feriti, mentre è spiccato l’uso in senso nazionalistico di bandiere inglesi a sostituire la classica Union Jack.
Unite the Kingdom ha ricevuto ampia copertura internazionale e ha costretto diversi gruppi antirazzisti a organizzare una contro-protesta separata, con circa 5.000 partecipanti, evidenziando quanto il conflitto politico attorno a immigrazione, identità nazionale e sicurezza sia oggi una parte strutturale della vita pubblica britannica.
Intenti e motivi
Nel comunicato ufficiale, Together denuncia le «false promesse dell’estrema destra», accusata di sfruttare le difficoltà economiche delle persone per «trasformare migranti, musulmani e rifugiati in capri espiatori». L’idea è usare la visibilità degli artisti per proporre un messaggio alternativo di solidarietà e difesa delle minoranze.
La stessa nota evidenzia l’ascesa preoccupante nel Regno Unito del partito radicale Reform UK, guidato dall’ex Brexit leader Nigel Farage. Reform Uk risulta al momento in testa ai sondaggi nazionali con il 25% delle intenzioni di voto (contro il 24 % per i laburisti); a questo dato si aggiunge la già menzionata visibilità crescente nelle piazze della far right.
In questo contesto, la cultura non può essere più pensata come semplice intrattenimento, ma dev’essere ricostruita come uno spazio di organizzazione civica e politica. Alla rete di Together partecipano realtà con lunga esperienza nell’attivismo: Stand Up To Racism, una coalizione nata per contrastare razzismo istituzionale e discriminazioni quotidiane attraverso campagne pubbliche e presìdi; Friends of the Earth, una delle ONG ambientaliste più radicate nel Regno Unito, che da anni collega la giustizia climatica alla giustizia sociale e sostiene politiche inclusive sulle migrazioni.
L’obiettivo è chiaro: mettere in relazione mondi normalmente separati per offrire una risposta coordinata a una fase politica in cui consenso elettorale e mobilitazione di massa sembrano convergere verso posizioni sempre più radicali.
Dagli stadi alle piazze
Fontaines D.C. e Kneecap non sono nuovi al mondo dell’attivismo: negli ultimi anni entrambi i gruppi hanno legato la propria immagine a cause politiche, dalla critica al nazionalismo nordirlandese al sostegno per le campagne pro-Palestina. La scelta di esporsi ancora, questa volta contro l’estrema destra europea, conferma una tendenza più ampia: una parte della scena musicale alternativa non si limita più a commentare la realtà nei testi, ma accetta di entrare direttamente nel conflitto politico. Un altro esempio, ritenuto più radicale, è stata l’esibizione del gruppo punk-rap Bob Vylan allo scorso Glastonbury Festival, durante cui il duo ha guidato il pubblico nell’intonare il coro «Death to the IDF».
Resta però aperta una questione: quanto può incidere un’alleanza di artisti su processi politici complessi come l’ascesa dell’estrema destra? Together non è né un partito né un sindacato strutturato, e il rischio di restare limitato al solo piano simbolico esiste. Tuttavia, il progetto porta alla luce un punto spesso trascurato nel dibattito pubblico: se i musicisti contribuiscono a costruire immaginari collettivi, hanno anche un certo grado di responsabilità quando quegli immaginari vengono mobilitati per normalizzare razzismo e autoritarismo.
Un’alleanza nata dalla musica
La cultura pop non è mai completamente neutra: definisce linguaggi, costruisce appartenenze e sottogruppi sociali. Orienta ciò che una società considera accettabile o inaccettabile. E in un momento in cui artisti e creativi di primo piano vengono contestati per le loro posizioni politiche — come nel caso di Sally Rooney e il suo sostegno all’associazione Palestine Action, definita «terroristica» dal governo britannico — diventa più evidente quanto la scena culturale sia già uno spazio politicizzato, anche quando non lo dichiara.
La grande manifestazione prevista per marzo 2026 sarà un banco di prova. Misurerà non solo la capacità di mobilitazione di Together, ma anche la disponibilità del pubblico a riconoscere nella musica un luogo in cui la presa di posizione non è più un’intrusione, bensì una parte del suo funzionamento. Se essa può contribuire a diffondere retoriche divisive, può anche generare nuovi anticorpi, narrazioni capaci di sottrarre spazio alla separazione identitaria. Il successo o il fallimento dell’iniziativa dirà molto sulla forza di questa alleanza e su quanto la società occidentale sia pronta a vedere nei propri festival e concerti un attore politico a tutti gli effetti, non un semplice sfondo emotivo che accompagna ciò che accade altrove.
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