Tempesta caraibica: scoppierà una guerra tra Stati Uniti e Venezuela?

I segnali che preludono a una guerra tra Stati Uniti e Venezuela sembrano essere sempre più forti; tuttavia, le forze schierate da Washington nella regione e le incertezze della Casa Bianca suggeriscono che questa sia l’ennesima prova di forza trumpiana destinata a concludersi in un nulla di fatto o in trattative.

Seb­be­ne i rap­por­ti tra Sta­ti Uni­ti e Vene­zue­la sia­no tesi da ormai più di un decen­nio e Washing­ton riten­ga ille­git­ti­mo il risul­ta­to del­le ulti­me due ele­zio­ni pre­si­den­zia­li vene­zue­la­ne (2019 e 2024), nei pri­mi mesi del­la sua pre­si­den­za Trump ave­va adot­ta­to un approc­cio disten­si­vo.

Richard Gre­nell, invia­to spe­cia­le per il Vene­zue­la, fu inca­ri­ca­to di nego­zia­re il rim­pa­trio dei migran­ti irre­go­la­ri, lo scam­bio di pri­gio­nie­ri e con­ces­sio­ni eco­no­mi­che, in cam­bio di un allen­ta­men­to del­le sanzioni.

Dal dialogo alla politica aggressiva

Tut­ta­via, nei mesi suc­ces­si­vi la poli­ti­ca ame­ri­ca­na nei con­fron­ti di Cara­cas è diven­ta­ta mol­to più aggres­si­va: Trump ha più vol­te accu­sa­to il pre­si­den­te Madu­ro di esse­re un dit­ta­to­re, ma soprat­tut­to di esse­re a capo del Car­tel de Los Soles (un’organizzazione di nar­co­traf­fi­can­ti che si sospet­ta esse­re com­po­sta da impor­tan­ti espo­nen­ti del gover­no e del­le for­ze arma­te vene­zue­la­ne) e di esse­re uno dei mag­gio­ri respon­sa­bi­li del traf­fi­co di dro­ga dall’America Lati­na ver­so gli Sta­ti Uniti.

A que­sta reto­ri­ca aggres­si­va, cul­mi­na­ta in un’intervista rila­scia­ta agli ini­zi di novem­bre in cui il pre­si­den­te ame­ri­ca­no affer­ma che «Madu­ro ha i gior­ni con­ta­ti», sono cor­ri­spo­ste azio­ni sem­pre più osti­li: l’aumento del­la taglia sul pre­si­den­te vene­zue­la­no e la clas­si­fi­ca­zio­ne del Car­tel de Los Soles come un’organizzazione ter­ro­ri­sti­ca, ma soprat­tut­to i nume­ro­si attac­chi nei pres­si del­le acque vene­zue­la­ne con­tro imbar­ca­zio­ni sospet­ta­te di tra­spor­ta­re dro­ga e lo schie­ra­men­to nell’area di for­ze mili­ta­ri con­si­de­re­vo­li.

L’influenza di Marco Rubio

Que­sto cam­bia­men­to nel­la poli­ti­ca este­ra dell’amministrazione si deve, mol­to pro­ba­bil­men­te, al Segre­ta­rio di Sta­to Mar­co Rubio, ideo­lo­gi­ca­men­te osti­le ai pae­si socia­li­sti e anti­a­me­ri­ca­ni dell’America lati­na. Rubio deve esse­re riu­sci­to a con­vin­ce­re Trump che la depo­si­zio­ne di Madu­ro por­te­reb­be gran­di van­tag­gi nel­la lot­ta al nar­co­traf­fi­co e all’immigrazione irre­go­la­re, due temi fon­da­men­ta­li del­la poli­ti­ca repub­bli­ca­na, indu­cen­do­lo a supe­ra­re la sua ritro­sia ver­so inter­ven­ti mili­ta­ri com­piu­ti nel nome del­la demo­cra­tiz­za­zio­ne di pae­si este­ri. Nono­stan­te ciò, Washing­ton pare anco­ra divi­sa e sugli obiet­ti­vi da rag­giun­ge­re in Vene­zue­la e incer­ta in meri­to all’uso del­la for­za; seb­be­ne la posi­zio­ne di Trump si sia avvi­ci­na­ta a quel­la di Rubio, que­sto non signi­fi­ca che Trump auto­riz­ze­rà una cam­pa­gna mili­ta­re. Esclu­sa alcu­ne dichia­ra­zio­ni sul­la neces­si­tà di desti­tui­re Madu­ro, la Casa Bian­ca non ha pre­sen­ta­to alcun pia­no con­cre­to per una tran­si­zio­ne di pote­re in Venezuela.

Forze schierate e capacità limitata

Gli Sta­ti Uni­ti han­no schie­ra­to nel­la regio­ne un nume­ro cre­scen­te di ele­men­ti appar­te­nen­ti alla mari­na, all’aviazione ed al cor­po dei mari­nes, insie­me a repar­ti di for­ze spe­cia­li. Tut­ta­via, que­ste for­ze sono insuf­fi­cien­ti per inva­de­re ed occu­pa­re il Vene­zue­la, e pos­so­no al più esse­re impie­ga­te per una cam­pa­gna aerea e limi­ta­te ope­ra­zio­ni ter­re­stri. Già in pas­sa­to Trump ha com­bi­na­to dichia­ra­zio­ni roboan­ti a pro­ve di for­za per trat­ta­re da una posi­zio­ne più van­tag­gio­sa, spes­so però sen­za otte­ne­re mol­to; quan­do si trat­ta di appli­ca­re la for­za con costan­za per per­se­gui­re un obiet­ti­vo, il pre­si­den­te ame­ri­ca­no si rive­la cau­to e piut­to­sto incon­si­sten­te. Dall’inizio del suo secon­do man­da­to, Trump ha con­dot­to un’infruttuosa cam­pa­gna aerea con­tro gli Hou­thi in Yemen, inter­rom­pen­do­la dopo soli due mesi, e ha ordi­na­to un raid aereo sugli impian­ti di arric­chi­men­to ira­nia­ni sal­vo poi impor­re una tre­gua tra Israe­le e Iran pochi gior­ni dopo. Il pre­si­den­te teme di rima­ne­re invi­schia­to in un’impresa lun­ga e sen­za vie d’uscita; que­sto sug­ge­ri­sce che il dispie­ga­men­to nei Carai­bi sia un ulte­rio­re ele­men­to di pres­sio­ne ver­so Cara­cas e non il pre­lu­dio a una cam­pa­gna mili­ta­re. Tut­ta­via, la vaghez­za degli obiet­ti­vi ame­ri­ca­ni in Vene­zue­la e le pos­si­bi­li divi­sio­ni all’interno del­la Casa Bian­ca si pre­sta­no a gene­ra­re erro­ri peri­co­lo­si, anche con­si­de­ran­do che l’uso di trat­ta­ti­ve, san­zio­ni e minac­ce non ha rag­giun­to gli obiet­ti­vi ame­ri­ca­ni (qua­lun­que essi siano).

Con­di­vi­di:
Paolo Bassanelli

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.