BookAdvisor, i consigli di lettura di gennaio

Il 5 di ogni mese, libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


81280JL. Lennon, l’iik e i topi salterini di Lorenzo Mazzoni, Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere, 2025, 486 pagine, €19,80 – Recensione di Pietro Taglietti

1980, Afgha­ni­stan. L’eroinomane Asher Leh­man è un assag­gia­to­re di dro­ga per con­to del­la CIA. Suo ami­co e col­la­bo­ra­to­re è l’agronomo Mark Cha­p­man, crea­to­re dell’Iik, una varie­tà di can­na­bis capa­ce di tra­mu­ta­re chiun­que in un mostro asse­ta­to di san­gue.

Mark, tut­ta­via, vie­ne fat­to pri­gio­nie­ro dai rivo­lu­zio­na­ri ira­nia­ni men­tre si tro­va pres­so l’ambasciata sta­tu­ni­ten­se di Tehe­ran, lascian­do Asher a Kabul tra le grin­fie di Jason Bur­don, agen­te del­la CIA che sogna di por­ta­re l’Iik in Ame­ri­ca per fare car­rie­ra. Asher scap­pa così dal­la capi­ta­le afga­na, ini­zian­do un viag­gio da film di spio­nag­gio in cui cono­sce­rà, tra gli altri, un poe­ta del South Bro­nx, un cul­to­re di tele­pa­tia e un ambi­guo gior­na­li­sta italiano.

Le varie ambien­ta­zio­ni, da una Bei­rut apo­ca­lit­ti­ca alle stra­de del Bro­nx new­yor­ke­se, ven­go­no rico­strui­te con note­vo­le abi­li­tà, for­man­do un intrec­cio i cui fili, infi­ne, con­ver­go­no ver­so la stes­sa que­stio­ne: per­ché John Len­non, l’8 dicem­bre del 1980, è sta­to assas­si­na­to? Il roman­zo di Maz­zo­ni, in defi­ni­ti­va, risul­ta intri­gan­te pur essen­do carat­te­riz­za­to da un rit­mo sen­za trop­pe varia­zio­ni e da per­so­nag­gi che, se in alcu­ni casi sono piut­to­sto riu­sci­ti (Wal­ter il rivo­lu­zio­na­rio), in altri appa­io­no oltre­mo­do scial­bi (Gary il sionista).


Ladri di denti di Djarah Kan, People, Milano, 2023, 128 pagine, €15,00 – Recensione di Jessica Rodenghi

Quan­do vuoi esse­re tra­sci­na­to in un mon­do che hai la curio­si­tà di cono­sce­re, devi ini­zia­re Ladri di den­ti. Un testo che accom­pa­gna il let­to­re e poi lo lascia in silen­zio davan­ti a vicen­de quo­ti­dia­ne, nor­ma­li, ma sem­pre più assur­de e pri­ve di con­so­la­zio­ni. Il libro si inse­ri­sce in un momen­to sto­ri­co in cui le bat­ta­glie con­si­de­ra­te “vici­ne” tor­na­no a inter­ro­ga­re chi fa poli­ti­ca e cul­tu­ra, mostran­do come non pos­sa­no esse­re real­men­te lontane.

Dja­rah Kan è una voce nota nel dibat­ti­to pub­bli­co ita­lia­no sul raz­zi­smo e le migra­zio­ni, apprez­za­ta per la luci­di­tà del­le sue ana­li­si. Il testo si muo­ve oltre il pia­no teo­ri­co e resti­tui­sce la quo­ti­dia­ni­tà del­le per­so­ne raz­zia­liz­za­te, che con­ti­nua­men­te resi­sto­no a un siste­ma che cer­ca di esclu­der­le e di igno­rar­le a tut­ti i costi, nei miglio­ri dei casi.

La vicen­da di Fati è una di quel­le che col­pi­sco­no più dura­men­te: vie­ne pre­sen­ta­ta dal­la tele­vi­sio­ne tra­mi­te imma­gi­ni, un cor­po nero, nudo, sen­za vita. La nar­ra­zio­ne è quel­la con­sue­ta sui migran­ti, sul­le per­so­ne che cer­ca­no di arri­va­re in Ita­lia per una vita miglio­re ma non ce la fan­no, su quel­li che “ruba­no il lavo­ro”, e così via. La nar­ra­zio­ne rifiu­ta con­sa­pe­vol­men­te qual­sia­si for­ma di miti­ga­zio­ne o riscat­to imme­dia­to. Fati è usa­ta per costrui­re un rac­con­to media­ti­co, sen­za che la sua sof­fe­ren­za diven­ti un rac­con­to pub­bli­co. È anche per que­sto che libri come Ladri di den­ti inter­ro­ga­no diret­ta­men­te il let­to­re bian­co e il suo ruo­lo nel man­te­ni­men­to dell’indifferenza quotidiana.


La ricreazione è finita — Dario Ferrari di Dario Ferrari, Sellerio Editore Palermo, 2023, 480 pagine, €15,20 – Recensione di Camilla Gommaraschi

Mar­cel­lo ha supe­ra­to i trent’anni, ma la vita sem­bra pas­sar­gli davan­ti sen­za una dire­zio­ne. Appe­na usci­to dall’università, che ha con­clu­so dopo tan­ti anni (for­se trop­pi), si ritro­va in bili­co, inca­pa­ce di entra­re nel mon­do degli adul­ti, ma anche di rima­ne­re in quel­lo studentesco.

La sua vita è sem­pre sta­ta carat­te­riz­za­ta da scel­te casua­li, impul­si­ve e sicu­ra­men­te poco razio­na­li. Pro­prio così, duran­te una discus­sio­ne con il padre, deci­de­rà di comin­cia­re un dot­to­ra­to in ita­lia­ni­sti­ca. Per una serie di (s)fortunate con­se­guen­ze, vie­ne ammes­so. Ini­zia quin­di il suo viag­gio nel mon­do del­la ricer­ca, dove si imbat­te nel­le vicen­de di Tito Sel­la, scrit­to­re via­reg­gi­no, ma soprat­tut­to anar­chi­co, bri­ga­ti­sta, terrorista.

Dario Fer­ra­ri, con una scrit­tu­ra taglien­te ed evo­ca­ti­va, ci accom­pa­gna nel flus­so di coscien­za del nostro pro­ta­go­ni­sta. Inde­ci­so e pro­cra­sti­na­to­re cro­ni­co, Mar­cel­lo dovrà destreg­giar­si nel com­ples­so mon­do del­la ricer­ca uni­ver­si­ta­ria, di cui l’autore fa un ritrat­to sati­ri­co, qua­si grottesco.

Emer­go­no tut­te le meschi­ni­tà che carat­te­riz­za­no il pro­ces­so di dot­to­ra­to: favo­ri­ti­smi, imbro­gli, con­trat­ta­zio­ni, dispo­ti­smi. La nar­ra­zio­ne con­ti­nua seguen­do equa­men­te la vita per­so­na­le di Mar­cel­lo e i suoi stu­di, con­cen­tra­ti sul­la figu­ra di Sel­la e sul­le tor­bi­de vicen­de degli anni Set­tan­ta. Per tre anni stu­die­rà inin­ter­rot­ta­men­te la sua vita e la sua ope­ra. Da ciò, ne deri­va un’identificazione tra ricer­ca­to­re e ogget­to di ricer­ca, che con­di­zio­ne­rà pro­fon­da­men­te le sor­ti del protagonista.


Uomo Morto Non Mente. La notte più oscura della Repubblica di Flavia Carlini, SEM, 2025, 272 pagine, €18,00 – Recensione di Cecilia Montefreddo

Nei pan­ni di Lucre­zio Fio­ren­zo Amo­dio, nato a Reg­gio Cala­bria, la scrit­tri­ce Fla­via Car­li­ni riper­cor­re la sto­ria di uno degli even­ti più taciu­ti del­la sto­ria ita­lia­na: il “fal­li­to” gol­pe Bor­ghe­se, il ten­ta­ti­vo di col­po di sta­to tenu­to­si l’8 dicem­bre del 70. Il roman­zo-inchie­sta segue il pro­ta­go­ni­sta par­ten­do dai moti di Reg­gio, che rap­pre­sen­ta­no un pri­mo ten­ta­ti­vo di rove­scia­men­to del­la demo­cra­zia per Amo­dio, fino agli incon­tri con tut­te le figu­re che avreb­be­ro deli­nea­to i ran­ghi del piano.

Le sce­ne deci­si­ve per l’organizzazione del col­po di sta­to ven­go­no alter­na­te a un sal­to tem­po­ra­le, che avan­ti 15 anni, che ci con­du­ce al pro­ces­so in cui il pro­ta­go­ni­sta è impu­ta­to. Nes­su­no ver­rà con­dan­na­to al pro­ces­so e le testi­mo­nian­ze di Amo­dio saran­no intri­se di men­zo­gne, omis­sio­nidistor­sio­ni del­la veri­tà. Tra i salot­ti del­le ele­gan­ti vil­le e le mani­fe­sta­zio­ni nel­le piaz­ze intor­no al pro­ta­go­ni­sta si aggi­ra­no mili­tan­ti di estre­ma destra, ser­vi­zi segre­ti, log­ge mas­so­ni­che, impren­di­to­ri, mafie e i ser­vi­zi ame­ri­ca­ni, acco­mu­na­ti dal timo­re dell’avanzata del Par­ti­to Comunista.

Con un lin­guag­gio sem­pli­ce e immer­si­vo, l’autrice ci resti­tui­sce del­le veri­tà sul­la nostra sto­ria sen­za oscu­ra­re i nomi dei poli­ti­ci, dei par­ti­ti e dei per­so­nag­gi coinvolti.

Leg­ge­re Uomo mor­to non men­te non signi­fi­ca solo immer­ger­si nel­la sto­ria, ma cono­sce­re nuo­ve veri­tà e por­si nuo­ve doman­de rispet­to alla sto­ria che cono­scia­mo. L’inchiesta ripor­ta al cen­tro del­la que­stio­ne una doman­da fon­da­men­ta­le: il col­po di sta­to è dav­ve­ro fallito?

Con­di­vi­di:
Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.
Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.
Camilla Gommaraschi
Stu­den­tes­sa di sto­ria curio­sa per natu­ra e con la testa sem­pre tra le pagi­ne: ado­ro leg­ge­re, rac­con­ta­re sto­rie e per­der­mi in nuo­vi mondi.
Cecilia Montefreddo

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