Checco Zalone torna nelle sale con un film che non vuol far riflettere, ma punta a divertire la destra tra palestinesi intellettualoidi, battute di dubbio gusto e una conversione magica.
A cinque anni di distanza da Tolo Tolo, Checco Zalone riprende il sodalizio con Gennaro Nunziante e torna nelle sale italiane con Buen Camino, grazie al quale è diventato il nuovo idolo della destra. Secondo Pietro Valsecchi, produttore dei primi film del comico di Zelig, Tolo Tolo sarebbe stato un tentativo «di essere accettato dall’intellighenzia di sinistra, che non l’aveva capito».
Dopo essere stato snobbato ancora una volta, Zalone cambia completamente rotta e abbandona temi cari alla sinistra (come l’immigrazione): nel nuovo film è un ricco divorziato che sta preparando la festa per i suoi 50 anni, quando la figlia Cristal, che da anni vive con la madre, scappa di casa per compiere il cammino di Santiago. Checco, ignorante e narcisista, cercherà di recuperare il rapporto con la figlia in un percorso che vorrebbe essere anche di rinascita spirituale.
Tra scenette squallide e politicamente scorretto, Checco Zalone non deride più l’ignorante qualunquista ma lo esalta, in un’operazione che vuole piacere a quel pubblico medio a cui punta la destra.
L’intellettuale sinistroide, «il nuovo mostro»
Con Tolo Tolo, Zalone voleva provare una commedia brillante, costruendo il mostro di un politico che fosse l’incrocio di Salvini, Conte e Di Maio.
In Buen Camino, l’unico personaggio negativo è il palestinese Tarek, interpretato tra l’altro da Hossein Taheri, uno dei terroristi di Che bella giornata. Come se non bastasse, Tarek incarna lo stereotipo dell’intellettualoide da salotto tanto detestato dalla destra.
Il mostro non è più il professore universitario di Cado dalle nubi che ama le attenzioni delle sue studentesse, ma indossa il maglione a collo alto e si dà arie da artista: la vera colpa di Tarek è di amare la figlia della sua compagna ed essere un padre più presente di Checco, ma di sinistra.
Un passo avanti, due passi indietro: pasticcini, ignoranti e lesbiche
Con Tolo Tolo Checco Zalone aveva puntato su un protagonista ignorante ma imborghesito, che non sbagliava più i congiuntivi ma che manteneva una certa mentalità rozza. In Buen camino, il personaggio preso di mira è il figlio di papà ignorante, ma la satira è nulla: non si ride più dell’italiano medio, ma con l’italiano medio.
In Cado dalle nubi ridevamo quando Checco iniziava a cantare I uomini sessuali, perché ci divertiva vederlo esibirsi con una canzone omofoba in un locale gay, uscendone fischiato e pure beffato dai proprietari del locale. Adesso invece ridiamo con Checco quando prende in giro una ragazza obesa e la corrompe con dei pasticcini, espressione di una comicità spicciola che non porta con sé alcuna riflessione.
E a proposito di omosessualità, un altro passo indietro è la rappresentazione della figlia lesbica, che nel giro di due scene torna “sulla retta via”, secondo la tesi conservatrice dell’omosessualità come una sbandata adolescenziale.
Perché Buen Camino piace alla destra (e ai giovani)
Ma a Zalone stavolta interessa portare a casa la pagnotta più che far riflettere, puntando su un pubblico più giovane. Ed è anche per tenere alta la loro attenzione che il suo film risente dell’effetto TikTok, motivo per cui si accumula un campionario ininterrotto di gag e black humor facilmente condivisibili sui social.
Poco importa che il film abbia una trama: l’esile intreccio viene risolto provvidenzialmente, con un protagonista che i giornali di destra hanno voluto leggere come parodia del “comunista col Rolex” e che si evolve per magia grazie all’amore per Dio e per la famiglia. E se i critici di sinistra (come Mereghetti) storcono il naso è perché dispiace vedere un comico come Zalone venire fagocitato da quell’ignoranza che ha sempre sbeffeggiato, soltanto per fare incassi più sostanziosi.

Lascia un commento