Da riascoltare per la prima volta. HIStory: Past, Present and Future — Book I (1995) di Michael Jackson

Tra confessioni, risposte alle accuse di molestie sui minori e canzoni di protestaHIStory è l’album più intimo e maturo di Michael Jackson. 

Quan­do nel 1993 ini­zia­ro­no a spun­ta­re le pri­me accu­se di mole­stie sui mino­ri, Michael Jack­son diven­ne vit­ti­ma di una tem­pe­sta media­ti­ca sen­za pre­ce­den­tiCiononostan­te, rima­ne­va anco­ra l’indiscusso re del pop con la sua schie­ra ster­mi­na­ta di segua­ci da tut­to il mon­do. E due anni dopo, rie­mer­so da una pau­sa lon­ta­no dai riflet­to­ri, Michael riscri­ve la sto­ria con HISto­ryPast, Pre­sent and Futu­re — Book I: quel­la che dove­va esse­re una dop­pia rac­col­ta di gran­di suc­ces­si e ine­di­ti diven­ta l’album più per­so­na­le e com­ples­so del­la sua inte­ra disco­gra­fia. 

La guerra contro i media e le accuse 

HISto­ry begins è una rac­col­ta del­le can­zo­ni più famo­se dei suoi album pre­ce­den­ti e insie­me un moni­to: Michael Jack­son ha fat­to la sto­ria del­la musi­ca mon­dia­le e non c’è accu­sa che, per quan­to gra­ve, pos­sa affos­sar­lo. 

Il secon­do disco, HISto­ry con­ti­nues, è for­ma­to inve­ce da 15 ine­di­ti (di cui due cover) nei qua­li il can­tan­te dichia­ra guer­ra alla stam­pa che negli anni ha dif­fu­so fake news sul suo con­to, situa­zio­ne che già ave­va denun­cia­to nel bra­no Lea­ve me alo­ne del 1989: abbia­mo ad esem­pio il video­clip di Scream e l’intro di Tabloid Jun­kie che si bef­fa­no di quel­la vec­chia leg­gen­da metro­po­li­ta­na secon­do cui il can­tan­te dor­mi­va in una came­ra iper­ba­ri­ca per rima­ne­re gio­va­ne. 

Ma Michael non ha pau­ra di espor­si e accu­sa diret­ta­men­te i prin­ci­pa­li col­pe­vo­li del­la sua disgra­zia: dedi­ca infat­ti This time around a Evan Chand­ler, padre del bam­bi­no che per pri­mo mos­se con­tro il can­tan­te le accu­se di abu­si ses­sua­li, e D.S. a Tom Sned­don, il pro­cu­ra­to­re distret­tua­le che ha inda­ga­to su quel caso. 

L’impegno sociale e il rap 

L’ingiustizia che Michael Jack­son sta­va suben­do era vista da lui come uni­ver­sa­le, per­ché una situa­zio­ne di oppres­sio­ne tra le tan­te che con­ti­nua­no ad avve­ni­re nel­la sto­ria ai dan­ni dei meno poten­ti. 

Il bra­no They don’t real­ly care about us, che qual­cu­no ha mali­gna­men­te tac­cia­to di anti­se­mi­ti­smo, è in real­tà un gri­do di pro­te­sta con­tro ogni for­ma di raz­zi­smo e di degra­do che con­ti­nua a esi­ste­re nel mon­do. Earth song, che denun­cia le con­di­zio­ni del nostro pia­ne­ta, ha anch’essa una for­te con­no­ta­zio­ne poli­ti­ca, se si con­si­de­ra che in un testo ambien­ta­li­sta com­pa­re un rife­ri­men­to nean­che trop­po vela­to al con­flit­to israe­lo-pale­sti­ne­se («What about the holy land?/ Torn apart by greed?»). 

E il rap, in que­gli anni inse­ri­to per moda nei bra­ni, in que­sto disco è usa­to nel­la sua essen­za di gene­re di pro­te­sta, come in This Time Around con Big­gie o anche Money, in cui è Michael stes­so a rap­pa­re (ma sul­la stro­fa di Shaq in 2 Bad è meglio tace­re). 

Un «album confessione» 

Al di là dei toni bat­ta­glie­ri assun­ti in mol­te trac­ce, HISto­ry è l’album in cui emer­ge il lato più inti­mo del re del popStran­ger in Moscow tor­na sul tema del­le accu­se di pedo­fi­lia, descri­ven­do la sen­sa­zio­ne di alie­na­zio­ne pro­va­ta nel bel mez­zo del­la tem­pe­sta media­ti­ca con­tro di lui, e sem­pre sull’isolamento è l’infausta You are not alo­ne scrit­ta da R. Kel­ly. 

È però con Chil­d­hood che il can­tan­te si con­fes­sa vera­men­te, par­lan­do degli abu­si subi­ti da suo padre duran­te l’infanzia. Sul­le col­pe dei geni­to­ri che cre­sco­no male i pro­pri figli tor­ne­rà anche nel can­to fune­bre Lit­tle Susie, dedi­ca­to a una bam­bi­na ucci­sa dal­la negli­gen­za dei suoi cari, per poi con­clu­de­re l’album con una cover di Smi­le di Char­lie Cha­plin. 

HIStory: un punto di svolta 

Per quan­to oggi HISto­ry ven­ga con­si­de­ra­to il dop­pio album più ven­du­to del­la sto­ria con le sue oltre 33 milio­ni di copie in tut­to il mon­do, sia­mo lon­ta­ni anche solo dai nume­ri del pre­ce­den­te Dan­ge­rous 

Il disco testi­mo­nia una svol­ta nel­la car­rie­ra del can­tan­te, che a par­ti­re dagli anni ’90 si tro­ve­rà sem­pre più invi­schia­to in diver­se vicen­de giu­di­zia­rie: sarà pro­prio l’accumulazione di scan­da­li a mina­re la soli­di­tà del suo suc­ces­so. Ma HISto­ry rap­pre­sen­ta un azzar­do per la scel­ta di affron­ta­re a testa alta le accu­se e di spe­ri­men­ta­re a livel­lo musi­ca­le più degli album pre­ce­den­ti. Su que­sta secon­da stra­da nel 2001 ver­rà pub­bli­ca­to il suo ulti­mo album Invin­ci­ble, il cui flop met­te­rà anco­ra più in luce quan­to il pub­bli­co sia affe­zio­na­to al Michael del­le hit da disco­te­ca più che al Michael spe­ri­men­ta­to­re. 

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Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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