Tra confessioni, risposte alle accuse di molestie sui minori e canzoni di protesta, HIStory è l’album più intimo e maturo di Michael Jackson.
Quando nel 1993 iniziarono a spuntare le prime accuse di molestie sui minori, Michael Jackson divenne vittima di una tempesta mediatica senza precedenti. Ciononostante, rimaneva ancora l’indiscusso re del pop con la sua schiera sterminata di seguaci da tutto il mondo. E due anni dopo, riemerso da una pausa lontano dai riflettori, Michael riscrive la storia con HIStory: Past, Present and Future — Book I: quella che doveva essere una doppia raccolta di grandi successi e inediti diventa l’album più personale e complesso della sua intera discografia.
La guerra contro i media e le accuse
HIStory begins è una raccolta delle canzoni più famose dei suoi album precedenti e insieme un monito: Michael Jackson ha fatto la storia della musica mondiale e non c’è accusa che, per quanto grave, possa affossarlo.
Il secondo disco, HIStory continues, è formato invece da 15 inediti (di cui due cover) nei quali il cantante dichiara guerra alla stampa che negli anni ha diffuso fake news sul suo conto, situazione che già aveva denunciato nel brano Leave me alone del 1989: abbiamo ad esempio il videoclip di Scream e l’intro di Tabloid Junkie che si beffano di quella vecchia leggenda metropolitana secondo cui il cantante dormiva in una camera iperbarica per rimanere giovane.
Ma Michael non ha paura di esporsi e accusa direttamente i principali colpevoli della sua disgrazia: dedica infatti This time around a Evan Chandler, padre del bambino che per primo mosse contro il cantante le accuse di abusi sessuali, e D.S. a Tom Sneddon, il procuratore distrettuale che ha indagato su quel caso.
L’impegno sociale e il rap
L’ingiustizia che Michael Jackson stava subendo era vista da lui come universale, perché una situazione di oppressione tra le tante che continuano ad avvenire nella storia ai danni dei meno potenti.
Il brano They don’t really care about us, che qualcuno ha malignamente tacciato di antisemitismo, è in realtà un grido di protesta contro ogni forma di razzismo e di degrado che continua a esistere nel mondo. Earth song, che denuncia le condizioni del nostro pianeta, ha anch’essa una forte connotazione politica, se si considera che in un testo ambientalista compare un riferimento neanche troppo velato al conflitto israelo-palestinese («What about the holy land?/ Torn apart by greed?»).
E il rap, in quegli anni inserito per moda nei brani, in questo disco è usato nella sua essenza di genere di protesta, come in This Time Around con Biggie o anche Money, in cui è Michael stesso a rappare (ma sulla strofa di Shaq in 2 Bad è meglio tacere).
Un «album confessione»
Al di là dei toni battaglieri assunti in molte tracce, HIStory è l’album in cui emerge il lato più intimo del re del pop. Stranger in Moscow torna sul tema delle accuse di pedofilia, descrivendo la sensazione di alienazione provata nel bel mezzo della tempesta mediatica contro di lui, e sempre sull’isolamento è l’infausta You are not alone scritta da R. Kelly.
È però con Childhood che il cantante si confessa veramente, parlando degli abusi subiti da suo padre durante l’infanzia. Sulle colpe dei genitori che crescono male i propri figli tornerà anche nel canto funebre Little Susie, dedicato a una bambina uccisa dalla negligenza dei suoi cari, per poi concludere l’album con una cover di Smile di Charlie Chaplin.
HIStory: un punto di svolta
Per quanto oggi HIStory venga considerato il doppio album più venduto della storia con le sue oltre 33 milioni di copie in tutto il mondo, siamo lontani anche solo dai numeri del precedente Dangerous.
Il disco testimonia una svolta nella carriera del cantante, che a partire dagli anni ’90 si troverà sempre più invischiato in diverse vicende giudiziarie: sarà proprio l’accumulazione di scandali a minare la solidità del suo successo. Ma HIStory rappresenta un azzardo per la scelta di affrontare a testa alta le accuse e di sperimentare a livello musicale più degli album precedenti. Su questa seconda strada nel 2001 verrà pubblicato il suo ultimo album Invincible, il cui flop metterà ancora più in luce quanto il pubblico sia affezionato al Michael delle hit da discoteca più che al Michael sperimentatore.

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