Gàidhlig e Scots, le “nuove” lingue ufficiali della Scozia

Il 29 novembre 2025 il Parlamento scozzese ha approvato lo Scottish Languages Act, che rende il gaelico (Gàidhlig) e lo scozzese (Scots) lingue ufficiali della Scozia.

«Una ter­ra sen­za lin­gua, una ter­ra sen­za ani­ma» dice a Vul­ca­no Sta­ta­le Etta May, una gio­va­ne di un’isola in cui si par­la Gài­d­hlig, il gae­li­co scoz­ze­se, che il gior­no di sant’Andrea è diven­ta­to lin­gua uffi­cia­le in Sco­zia insie­me allo Sco­ts, lo scoz­ze­se ger­ma­ni­co, gra­zie allo Scot­tish Lan­gua­ges Act. L’isola in cui vive May si distac­ca dal nostro imma­gi­na­rio di un Regno Uni­to uni­ca­men­te anglo­fo­no: lì il gae­li­co «si par­la nei nego­zi, a scuo­la, nel par­co gio­chi e dap­per­tut­to… tro­vo dif­fi­ci­le cre­de­re che il Gài­d­hlig sia sta­to dichia­ra­to lin­gua uffi­cia­le del­la Sco­zia solo ora».

Una rinascita?

L’uso di que­ste due lin­gue sta effet­ti­va­men­te aumen­tan­do negli ulti­mi anni, nono­stan­te si par­li di com­pe­ten­ze e il loro uso quo­ti­dia­no o casa­lin­go riman­ga mar­gi­na­to a una pic­co­la per­cen­tua­le di scoz­ze­si (1,1% per lo Sco­ts e 0,5% per il Gài­d­hlig).

Il ral­len­ta­men­to del decli­no del gae­li­co può esse­re un risul­ta­to del pro­get­to di scuo­le in lin­gua, isti­tui­to nel 1985, che il Gover­no scoz­ze­se si impe­gne­rà a pro­muo­ve­re nei pros­si­mi anni. L’unico grup­po a non aver avu­to una decre­sci­ta del­la lin­gua dal 2001 al 2011 è sta­to infat­ti quel­lo degli under 20.

«È una scuo­la “nor­ma­le”, ma con un’opzione in gae­li­co: quin­di, duran­te le ele­men­ta­ri, ho stu­dia­to mate­ma­ti­ca, ingle­se, scien­ze ecc. nel­la mia lin­gua madre. La nostra scuo­la ave­va anche una clas­se in ingle­se, ma la nostra era mol­to più nume­ro­sa».

È inte­res­san­te anche nota­re come nel tem­po pos­sa cam­bia­re l’atteggiamento nei con­fron­ti del­la pro­pria lin­gua: «Alcu­ni geni­to­ri e non­ni di miei ami­ci veni­va­no rim­pro­ve­ra­ti a scuo­la per aver par­la­to Gài­d­hlig».

Il Regno Unito fa i conti con la sua glottofobia?

«Il Gài­d­hlig è sem­pre sta­to par­te del­la mia vita, del mio quo­ti­dia­no e del­la mia car­rie­ra. Quin­di per me è sem­pre sta­to uffi­cia­le e importante».

L’emanazione del­lo Scot­tish Lan­gua­ges Act è solo uno dei recen­ti prov­ve­di­men­ti (tra cui anche la con­tro­par­te gal­le­se, il Welsh Lan­gua­ge Act 1993), con cui la Coro­na ini­zia a fare i con­ti con il suo mul­ti­lin­gui­smo e la sua glot­to­fo­bia – ter­mi­ne conia­to da Blan­chet per indi­ca­re le discri­mi­na­zio­ni del­le mino­ran­ze lin­gui­sti­che; un feno­me­no che noi ita­lia­ni abbia­mo impa­ra­to a cono­sce­re mol­to bene.

Dopo tan­ti anni di omo­lo­ga­zio­ne vol­ta all’inglese, le lin­gue loca­li otten­go­no il rico­no­sci­men­to e lo sta­tus neces­sa­ri a non mori­re tra i par­lan­ti. Ed è pro­prio la con­di­zio­ne di lin­gue uffi­cia­li a donar loro pre­sti­gio, pur non essen­do suf­fi­cien­te: «Oggi, il gae­li­co è ovun­que e, con que­sto Act, spe­ria­mo di vede­re più scuo­le gae­li­che, più media in gae­li­co e mag­gio­ri finan­zia­men­ti per la lingua».

Dopo­tut­to, anche il gal­le­se ha assi­sti­to, tra il 1991 e il 2001, a una cre­sci­ta dei suoi par­lan­ti dopo l’approvazione del Welsh Lan­gua­ge Act.

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Carmine Catacchio
Fac­cio let­te­re, mi piac­cio­no le interviste.

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