L’intelligenza artificiale sembra influenzare anche i processi decisionali individuali. Mettendo a confronto la rappresentazione in chiave distopica della serie The 100 e i dati dello studio Save the Children 2025, l’articolo tenta di riflettere sui rischi della delega decisionale e sul valore del libero arbitrio.
Il fenomeno della delega decisionale
Oggi sempre più scelte vengono delegate a sistemi automatizzati basati sulle intelligenze artificiali. Dalle decisioni più tecniche, come cosa deve comparire nei feed dei nostri social, fino a quelle più rilevanti, alle scelte private. Negli ultimi anni, secondo diversi studi, come quello di Save the Children, pubblicato nel novembre 2025, si è rilevato come gli adolescenti delegano persino una parte delle loro decisioni e dei loro pensieri emotivi a strumenti automatizzati. L’essere umano tende ad affidarsi a ciò che appare più razionale, più veloce, più efficiente.
The 100, un monito distopico
La serie tv The 100 esaspera questa tendenza, proponendo una narrazione ambientata in un futuro distopico, in cui l’intelligenza artificiale non si limita ad affiancare l’uomo, ma arriva a sostituirsi completamente ai suoi processi decisionali, fino a negargli il libero arbitrio. Per tutta la serie, la rappresentazione dell’IA viene usata come vero e proprio strumento di riflessione sul rapporto tra automatismo, libero arbitrio e responsabilità umana.
In The 100, l’intelligenza artificiale A.L.I.E. viene creata con l’obiettivo di risolvere i problemi dell’umanità. L’IA è programmata per migliorare la vita dell’essere umano. Tuttavia, giunge a una conclusione, che rappresenta la sua natura sì logica ma inumana: il problema dell’umanità è la sovrappopolazione e la soluzione è l’eliminazione di una parte significativa della specie umana, circa 6,5 miliardi di persone. L’IA per seguire la sua programmazione e raggiungere i suoi obiettivi, nega il libero arbitrio, una delle capacità fondamentali dell’essere umano, non preoccupandosi della volontà del singolo. In questo passaggio emerge il nodo centrale dell’intera narrazione.
L’IA assume un ruolo che non le spetta: si sostituisce alla decisione umana, e non essendo dotata di emozioni finisce per applicare la mera logica, dimostrando che può solo affiancare l’essere umano, guidandolo senza annullarne la volontà.
“Ci ha tolto la facoltà di scegliere, ci ha tolto il libero arbitrio… La possibilità di scegliere anche di sbagliare, è ciò che definisce l’essere umano.”
(S3E16)
Naturalmente la serie tv è una chiara esasperazione, voluta per poter far notare il fenomeno, ma per quanto la gradazione sia diversa con la situazione attuale, l’andamento sembra essere simile. Il problema di fondo è lo stesso che si avverte oggi: l’essere umano prova e delegare la sua capacità di scelta verso qualcosa che avverte come più in alto di lui, come un essere perfetto, onnipresente, onnisciente e onnipotente, una divinità nella pratica, un’IA. Dalle scelte più insignificanti a quelle più significative, oggi sembra che l’uomo, soprattutto tra i più giovani, si fidi delle parole che vengono generate in uno schermo davanti a sé, piuttosto che delle parole che vengono messe insieme dai pensieri all’interno della propria testa.
I dati dello studio di Save the Children
Un recente studio di Save the Children ha rivelato che gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni, oggi non solo fanno uso delle IA per cercare informazioni o risolvere piccoli compiti, ma usano le IA anche per chiedere aiuto su questioni personali:
“Ad evidenziare la funzione di conforto emotivo, il 41,8% degli adolescenti afferma di avere chiesto aiuto a Chat GPT o ad altri strumenti di IA nei momenti in cui si sentiva triste/solo/ansioso. Una percentuale simile, il 42,8%, per chiedere consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola o lavoro). L’uso di questi strumenti è considerato fondamentale dal 49,1% degli adolescenti intervistati e il 47,1% pensa che un uso maggiore lo/la aiuterebbe molto nella sua vita personale.”
Save the Children 2025
Quello che si può notare dallo studio e dai dati di Save the Children è che le IA vengono già usate dalle fasce più giovani della popolazione, quella che rientra nell’adolescenza, per ottenere aiuto in momenti emotivamente difficili e per decidere su questioni personali importanti.
Questo fenomeno sembra evidenziare come l’IA stia già entrando nella sfera decisionale privata di individui, con la tendenza a delegare alla tecnologia processi che richiederebbero critica e dialogo umano. In chiave concettuale, ciò richiama il tema centrale di The 100, in cui l’automatismo decisionale privo di responsabilità umana porta alla perdita del libero arbitrio, anche se naturalmente la situazione attuale non è paragonabile con quella narrata nella serie tv.
Verso una convivenza con le IA
Per concludere è evidente come l’essere umano stia cominciando sempre più a voler delegare i propri compiti, le proprie scelte e infine i propri pensieri verso meccanismi di automatizzazione della scelta. Le IA daranno certamente una mano all’essere umano, ma solo a patto che si arrivi non alla sostituzione del pensiero in favore dei sistemi automatizzati, ma piuttosto ad una convivenza fra essi.
Mai in un momento della storia pensare è sembrato così faticoso, così evitabile, ma mai come oggi sembra essere così necessario.
Articolo di Joel Cangemi




Lascia un commento