Iran, cronistoria delle ultime proteste

Analisi dello sviluppo delle recenti proteste e prospettive future

Iran, cronistoria delle ultime proteste

Come sono nate e da chi sono partite le rivolte delle ultime settimane? L’articolo cerca in breve di analizzare le proteste, il Regime attuale in Iran e le prospettive future del Paese con l’eventuale ritorno del figlio dello shah, Reza Ciro.

Duran­te le ulti­me set­ti­ma­ne si è assi­sti­to in Iran ad una nuo­va, e pur­trop­po enne­si­ma, onda­ta di pro­te­ste che si è abbat­tu­ta in tut­to il pae­se con­tro il regi­me degli aya­tol­lah. Que­sta vol­ta la scin­til­la che ha inne­sca­to la pro­te­sta è lega­ta a pro­ble­mi di natu­ra eco­no­mi­ca, prin­ci­pal­men­te l’aumento ver­ti­gi­no­so dell’inflazione (ad otto­bre cir­ca il 50%) e la valu­ta ira­nia­na – il rial – che ha visto per­de­re cir­ca il 45% del pro­prio valo­re nell’ultimo anno.

Signi­fi­ca­ti­vo il fat­to che le pro­te­ste sia­no nate dai bazaa­ri, ovve­ro i com­mer­cian­ti del grand bazar di Tehe­ran, a cui poi chia­ra­men­te si sono aggiun­ti gli stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri e una lar­ghis­si­ma fet­ta del­la popo­la­zio­ne. La rispo­sta del regi­me è sta­ta, come sem­pre, duris­si­ma con la mor­te di alme­no 12.000 per­so­ne e 18.470 arre­sta­ti, secon­do i dati di Iran Inter­na­tio­nal, dati ovvia­men­te con­tro­ver­si e dibattuti.

Lo Shah e la rivoluzione del 1979

La pro­te­sta natu­ral­men­te è gene­ra­liz­za­ta ver­so il regi­me attua­le degli aya­tol­lah, sali­to al pote­re nel 1979 in segui­to alla rivo­lu­zio­ne che ha depo­sto lo shah, Moham­mad Reza Pahla­vi, che ave­va negli anni cer­ca­to di moder­niz­za­re il Pae­se spo­stan­do­lo su posi­zio­ni filoa­me­ri­ca­ne ed occi­den­ta­li. Dagli ini­zi degli anni ‘60 ini­ziò la cosid­det­ta Rivo­lu­zio­ne bian­ca, ovve­ro una serie di rifor­me vol­te ad abbat­te­re il feu­da­le­si­mo, ad alfa­be­tiz­za­re le popo­la­zio­ni rura­li, a pri­va­tiz­za­re le impre­se con­trol­la­te dal­lo Sta­to e a garan­ti­re il dirit­to di voto alle donne.

Ovvia­men­te il ciò fu accom­pa­gna­to da un for­te auto­ri­ta­ri­smo, con la fero­ce repres­sio­ne del­la SAVAK, la poli­zia segre­ta, rea di nume­ro­se torture.

Que­sta moder­niz­za­zio­ne sen­ti­ta più come occi­den­ta­liz­za­zio­ne for­za­ta por­tò nel 1979 a cata­liz­za­re le for­ze di sini­stra e il cle­ro reli­gio­so e a rove­scia­re lo shah. In segui­to alla Rivo­lu­zio­ne, salì al pote­re l’ayatollah Kho­mei­ni e si instau­rò una repub­bli­ca isla­mi­ca. Essa infat­ti si fon­da sul prin­ci­pio del vela­yat-e-faqih dot­tri­na secon­do la qua­le un giu­ri­sta reli­gio­so qua­li­fi­ca­to (faqih) deb­ba dete­ne­re la mas­si­ma auto­ri­tà in atte­sa del ritor­no del dodi­ce­si­mo imam. E ciò giu­sti­fi­ca la gestio­ne diret­ta del­lo Sta­to da par­te del clero.

L’Iran oggi

Sono ormai chia­re a tut­ti le con­di­zio­ni socioe­co­no­mi­che attua­li dell’Iran tan­to che ad ogni rivol­ta si auspi­ca la cadu­ta del Regi­me. Ora biso­gna sot­to­li­nea­re come da un lato la fero­ce repres­sio­ne inter­na abbia pra­ti­ca­men­te azze­ra­to ogni for­ma di dis­sen­so orga­niz­za­to inter­no al pae­se; dall’altro le con­ti­nue san­zio­ni da par­te del mon­do occi­den­ta­le han­no rin­for­za­to inter­na­men­te i Pasda­ran, le guar­die del­la Rivo­lu­zio­ne, che oltre ad assol­ve­re la fun­zio­ne di difen­de­re il Regi­me sono ormai diven­ta­ti un pote­re eco­no­mi­co, con­trol­lan­do fino ad un ter­zo dell’economia del Paese.

Oggi, l’Iran è un Pae­se che nel­la sto­ria ha da sem­pre cata­liz­za­to gli inte­res­si occi­den­ta­li lega­ti al petro­lio, un esem­pio dei più ecla­tan­ti risa­le al 1953 quan­do il Regno Uni­to e gli Sta­ti Uni­ti, attra­ver­so un col­po di sta­to orga­niz­za­to dai rispet­ti­vi ser­vi­zi segre­ti, han­no rove­scia­to il gover­no demo­cra­ti­ca­men­te elet­to di Moham­mad Mos­sa­deq, pri­mo mini­stro socia­li­sta, che ave­va come obiet­ti­vo pri­ma­rio la nazio­na­liz­za­zio­ne del­la pro­du­zio­ne di petro­lio, a quel tem­po sot­to il con­trol­lo degli ingle­si attra­ver­so la Anglo-per­sian oil company.

Evoluzione e ruolo di Reza Ciro

Ad oggi quin­di, se da un lato la popo­la­zio­ne (in lar­ga par­te sot­to i 35 anni) è stre­ma­ta e in lar­ga mag­gio­ran­za vuo­le la cadu­ta di un regi­me teo­cra­ti­co e liber­ti­ci­da, dall’altro lato pro­prio la man­can­za di un’organizzazione inter­na fa sì che la pro­te­sta non sfo­ci in un vero e pro­prio regi­me chan­ge.

Pur­trop­po per come si pre­sen­ta oggi il qua­dro inter­no, lesi­to del­la cri­si appa­re dif­fi­cil­men­te sepa­ra­bi­le da un ruo­lo ester­no, e le voci di un ritor­no del figlio del­lo shah, Reza Ciro Pahla­vi si fan­no sem­pre più insistenti.

Mes­so­si a dispo­si­zio­ne per tor­na­re in Iran, ad oggi risul­ta l’unica figu­ra capa­ce di uni­fi­ca­re for­ze ete­ro­ge­nee, cata­liz­zan­do ani­me diver­se attor­no a un oriz­zon­te comu­ne. E la sua mis­sio­ne dovreb­be esse­re pro­prio quel­la di garan­ti­re una tran­si­zio­ne ver­so un refe­ren­dum che con­sen­ta alla popo­la­zio­ne di autodeterminarsi.
Natu­ral­men­te è faci­le intui­re che un inter­ven­to ester­no di cer­to non sareb­be gra­tui­to ed incon­di­zio­na­to, come si è visto nel 1953, e pun­te­reb­be a con­di­zio­na­re e ad esten­de­re la pro­pria influen­za in un Pae­se attual­men­te osti­le al bloc­co occi­den­ta­le. Biso­gna per­tan­to ana­liz­za­re la situa­zio­ne cer­can­do di fare un bilan­cia­men­to di inte­res­si: da un lato una popo­la­zio­ne che chie­de liber­tà e pro­spe­ri­tà; dall’altro, chi potreb­be favo­rir­la sicu­ra­men­te non l’ha come prin­ci­pa­le obiettivo.

È que­sta la tra­gi­ci­tà e la cru­da real­tà del­la geo­po­li­ti­ca, come sem­pre a dan­no del­la popo­la­zio­ne inerme.

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Edoardo Ansarin

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