Picasso, Dalí, Miró. Ultimi giorni a Milano per gli iberici d’avanguardia

Questa domenica chiude l’esposizione targata Fabbrica del Vapore

Fino al 25 gennaio lo spazio di via Procaccini ospita I tre grandi di Spagna: tre visioni, un’eredità, prodotta da Navigare s.r.l. Il percorso di oltre 200 opere, diviso in cinque sezioni, indaga lo spirito avanguardistico comune a Pablo Picasso, Salvador Dalí e Joan Miró.

La mostra, cura­ta da Joan Abel­ló, Car­lo­ta Muiños e la bolo­gne­se Vit­to­ria Mai­nol­di, è patro­ci­na­ta dal Comu­ne di Mila­no e inclu­de lavo­ri mai espo­sti pri­ma in Ita­lia.

L’apprendistato artistico. Da Barcellona a Parigi

La pri­ma tap­pa è la Cata­lo­gna, ter­ra d’origine per Dalí e Miró e luo­go di stu­di per Picas­so, nati­vo di Mala­ga. A ini­zio Nove­cen­to, un fer­men­to cul­tu­ra­le ecce­zio­na­le attra­ver­sa la socie­tà cata­la­na e i tre gio­va­ni arti­sti entra­no così in con­tat­to con le avan­guar­die arti­sti­che francesi.

Arri­va­ti a Pari­gi in tem­pi diver­si, i più gio­va­ni Dalí e Miró gra­vi­ta­no intor­no al già affer­ma­to Picas­so e con lui fre­quen­ta­no l’ambiente sur­rea­li­sta. Nel­la secon­da metà degli anni ‘20 è Dalí a distin­guer­si all’interno dell’avanguardia crea­ta da André Bre­ton, gra­zie ad ope­re come il cor­to­me­trag­gio Un chien anda­lou (1929), pre­sen­te in mostra.

Picas­so, inve­ce, del sur­rea­li­smo assor­be lo spi­ri­to rivo­lu­zio­na­rio ma non l’appartenenza al grup­po. Inol­tre, diver­sa­men­te da Dalí e Miró, egli si sta­bi­li­sce defi­ni­ti­va­men­te a Pari­gi strin­gen­do un soda­li­zio con il mer­can­te d’arte Ambroi­se Vol­lard, le cui qua­li­tà impren­di­to­ria­li garan­ti­ran­no al cubi­smo il suc­ces­so mondiale.

La “Suite Vollard” e “Femme”, collezioni della maturità

La “Sui­te Vol­lard” di Pablo Picas­so (foto: Gio­van­ni Daniotti)

Tra il 1930 e il 1937, su com­mis­sio­ne del suo mece­na­te, Picas­so rea­liz­za una serie di 100 inci­sio­ni su car­ta, nota come Sui­te Vol­lard. La col­le­zio­ne, che si sno­da tra pia­no ter­ra e pri­mo pia­no, è un gio­co meta-arti­sti­co di varia­zio­ne sui pro­pri temi pre­di­let­ti, qua­li l’eros, il rap­por­to con la mito­lo­gia e la dia­let­ti­ca tra arti­sta e ope­ra d’arte.

La pro­fon­di­tà del­la rifles­sio­ne picas­sia­na sul­la pro­pria car­rie­ra è anti­ci­pa­zio­ne del­la pie­na matu­ra­zio­ne crea­ti­va, che avrà in Guer­ni­ca (1937) una tap­pa cruciale.

L’altra serie com­ple­ta espo­sta, pur in tono mino­re rispet­to alla Sui­te Vol­lard, è Fem­me di Miró, rea­liz­za­ta per l’amico gal­le­ri­sta Aimé Maeght. La figu­ra fem­mi­ni­le è qui tra­sfor­ma­ta dall’artista cata­la­no in un emble­ma uni­ver­sa­le dia­lo­gan­te con gli ani­ma­li, la natu­ra e la stes­sa sto­ria umana.

La sezio­ne con­clu­si­va, dedi­ca­ta all’eclet­ti­smo, met­te in luce l’ultima par­te del­la car­rie­ra dei tre mae­stri quan­do, con­so­li­da­to il suc­ces­so inter­na­zio­na­le, pos­so­no spe­ri­men­ta­re con gene­ri e mate­ria­li diversi.

Miró, tra gli anni ‘60 e ‘70, si occu­pa del­le coper­ti­ne per alcu­ni dischi musi­ca­li e dise­gna un mani­fe­sto pub­bli­ci­ta­rio per il Mon­dia­le di cal­cio 1982, men­tre Picas­so, sta­bi­li­to­si in Costa Azzur­ra, avvia un’intensa pro­du­zio­ne di vasi in ceramica.

Picasso contestatore: GuernicaSueño y mentira de Franco

Gio­iel­li del­la mostra sono i dise­gni pre­pa­ra­to­ri di Guer­ni­ca e le foto­gra­fie di Dora Maar, l’artista allo­ra aman­te del mala­gueño, che docu­men­ta­no la gene­si del­la tela. Il bom­bar­da­men­to del­la cit­ta­di­na basca è reso con colo­ri sgar­gian­ti che si sta­glia­no sul foglio, col­pen­do l’animo dell’osservatore con for­za esplosiva.

I dise­gni pre­pa­ra­to­ri per “Guer­ni­ca” (foto: Gio­van­ni Daniotti)

Vi è poi il coe­vo Sueño y men­ti­ra de Fran­co (“Il sogno e la bugia di Fran­co”), ciclo di vignet­te dove la figu­ra del Cau­dil­lo, orri­bil­men­te defor­ma­ta, com­pie le azio­ni più vio­len­te e tur­pi. La crea­zio­ne arti­sti­ca, sem­bra ammo­ni­re Picas­so, deve por­si agli anti­po­di del­la vio­len­za, come espres­sio­ne sin­ce­ra del dis­sen­so e dell’anelito ver­so la pace.

Bacchanale di Dalí e il teatro surrealista

Gran­de appas­sio­na­to di tea­tro, Sal­va­dor Dalí rea­liz­za nel 1939 la sce­no­gra­fia per il bal­let­to Bac­cha­na­le, inter­pre­ta­to dai Bal­let­ti Rus­si di Mon­te Car­lo, di cui cura pure libret­to e costu­mi. Mai espo­sta pri­ma d’ora in Ita­lia, l’opera mesco­la ele­men­ti oni­ri­ci a rife­ri­men­ti clas­si­ci, come il tem­pio del­lo Spo­sa­li­zio del­la ver­gi­ne raf­fael­lia­no.

Inol­tre, è pos­si­bi­le visio­na­re la mes­sa in sce­na del bal­let­to avve­nu­ta nel dicem­bre 2024 pres­so il Cír­cu­lo de bel­las artes di Madrid, rie­vo­ca­zio­ne del meto­do «para­noi­co-cri­ti­co» mes­so a pun­to dal genio cata­la­no. L’artista, razio­na­liz­zan­do le imma­gi­ni pro­ve­nien­ti dal suo incon­scio, ani­ma la sce­na di illu­sio­ni otti­che e figu­re spa­ven­to­se, gene­ra­te dal­le pau­re e para­no­ie che lo tormentano.

La sce­no­gra­fia di “Bac­cha­na­le” di Sal­va­dor Dalí, espo­sta in Ita­lia per la pri­ma vol­ta (foto: Gio­van­ni Daniotti)

Un valido itinerario espositivo

Il cam­mi­no alla sco­per­ta dei mae­stri ibe­ri­ci risul­ta tut­to som­ma­to equi­li­bra­to, nono­stan­te le ope­re di Miró ven­ga­no adom­bra­te dall’esuberanza di Dalí e soprat­tut­to dai nume­ro­si pez­zi di Picas­so. In ogni caso la mostra, lun­gi da pro­por­si esau­sti­va, è una rico­gni­zio­ne effi­ca­ce del per­cor­so dei tre spa­gno­li che, con il loro talen­to, han­no scol­pi­to l’immaginario del­la nostra epoca.

I tre gran­di di Spa­gna è visi­ta­bi­le pres­so la Fab­bri­ca del Vapo­re (Via Pro­cac­ci­ni, 4) in ora­rio 9.30 – 19.30 in set­ti­ma­na e 9.30 – 21.30 saba­to, dome­ni­ca e festi­vi. La mostra chiu­de dome­ni­ca 25 gen­na­io. La tarif­fa ridot­ta per stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri è di 13 euro. 

Con­di­vi­di:
Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.

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