Studenti palestinesi: censimento o schedatura su base etnica?

Il MIM avvia il censimento degli studenti palestinesi, tra polemiche e dubbi su finalità e trasparenza

Il censimento degli studenti palestinesi avviato dal MIM solleva interrogativi su finalità, metodo e trasparenza. A differenza di quanto avvenuto per gli studenti ucraini, la raccolta dati non è accompagnata da misure strutturate di supporto, alimentando il sospetto di una schedatura su base etnica.

Il MIM avvia la rilevazione degli studenti palestinesi

A gen­na­io 2026 il Mini­ste­ro dell’Istruzione e del meri­to (MIM, gui­da­to da Giu­sep­pe Val­di­ta­ra) ha invia­to alle scuo­le ita­lia­ne (quin­di ele­men­ta­ri, medie e supe­rio­ri) una cir­co­la­re per rile­va­re il nume­ro di stu­den­ti pale­sti­ne­si che sono pre­sen­ti nel siste­ma sco­la­sti­co sta­ta­le e pari­ta­rio in rife­ri­men­to all’anno 2025/2026. Si trat­ta di una rile­va­zio­ne defi­ni­ta ammi­ni­stra­ti­va dal MIM, ma con­te­sta­ta come pos­si­bi­le “sche­da­tu­ra su base etni­ca”. Le scuo­le devo­no, quin­di, comu­ni­ca­re il nume­ro di stu­den­ti pale­sti­ne­si pre­sen­ti e la loro distri­bu­zio­ne per ordi­ne sco­la­sti­co e regio­ne. Secon­do la ver­sio­ne uffi­cia­le del MIM si trat­ta di una rac­col­ta di dati nume­ri­ci ano­ni­mi per valu­ta­re come inter­ve­ni­re con misu­re di sup­por­to didat­ti­co, di inclu­sio­ne e accoglienza

Reazioni e prese di posizione

Le rea­zio­ni non si sono fat­te atten­de­re. I sin­da­ca­ti, tra cui spic­ca­no FLC CGILUSB, han­no pre­so imme­dia­ta­men­te posi­zio­ne, denun­cian­do la sche­da­tu­ra come “fat­to gra­vis­si­mo”. Entram­be le orga­niz­za­zio­ni sin­da­ca­li chie­do­no soprat­tut­to chia­ri­men­ti. Sosten­go­no, infat­ti, che il Mini­ste­ro non abbia reso note le rea­li fina­li­tà di que­sto cen­si­men­to, che dichia­ra­no «inco­sti­tu­zio­na­le». Soprat­tut­to, evi­den­zia­no il rischio di un pos­si­bi­le uso discri­mi­na­to­rio dei dati rac­col­ti. USB assu­me una posi­zio­ne anco­ra più dura. Per il sin­da­ca­to di base, Val­di­ta­ra ha com­mes­so un «atto ver­go­gno­so», e dichia­ra­no sia neces­sa­rio «espel­le­re il sio­ni­smo dal­le scuo­le».

I sin­da­ca­ti non sono gli uni­ci ad aver espres­so con­tra­rie­tà in meri­to alla mano­vra. Alcu­ni isti­tu­ti, infat­ti, a loro vol­ta con­si­de­ra­no la sche­da­tu­ra come un atto discri­mi­na­to­rio. Tra que­sti emer­ge, ad esem­pio, l’istituto tec­ni­co Mar­co­ni di Pado­va. Il tema è che l’inclusione non pas­se­reb­be dal­la clas­si­fi­ca­zio­ne degli stu­den­ti per ori­gi­ne nazio­na­le, ma piut­to­sto «dal raf­for­za­men­to dei dirit­ti, dall’autonomia edu­ca­ti­va del­le scuo­le e da poli­ti­che di acco­glien­za uni­ver­sa­li, non selettive».

Dopo que­sta pole­mi­ca sul­la sche­da­tu­ra, la mat­ti­na del 22 gen­na­io Val­di­ta­ra ha pre­sen­ta­to un Pia­no di ini­zia­ti­ve per l’accoglienza e l’inclusione degli stu­den­ti pale­sti­ne­si. Il mini­stro annun­cia uno stan­zia­men­to fino a 1,5 milio­ni di euro per soste­ne­re l’integrazione sco­la­sti­ca, l’apprendimento del­la lin­gua ita­lia­na, l’impiego di media­to­ri cul­tu­ra­li e la con­ti­nui­tà didat­ti­ca nel­le scuo­le che ospi­ta­no cir­ca 460 stu­den­ti palestinesi.

Secon­do il mini­stro, l’obiettivo del pia­no è evi­ta­re che que­sti ragaz­zi “per­da­no anni sco­la­sti­ci”, adot­tan­do un approc­cio ana­lo­go a quel­lo già uti­liz­za­to per gli stu­den­ti ucrai­ni.

La raccolta dati sugli studenti ucraini

Una rile­va­zio­ne ana­lo­ga nel­le fina­li­tà infat­ti, secon­do il MIM, sareb­be sta­ta fat­ta anche per gli stu­den­ti ucrai­ni che sono sta­ti accol­ti nel­le scuo­le ita­lia­ne dopo l’invasione rus­sa del pae­se. Secon­do il report che rac­co­glie i dati rile­va­ti dal perio­do 24 feb­bra­io 2022 fino a mag­gio del­lo stes­so anno, sareb­be­ro sta­ti accol­ti in Ita­lia (in scuo­le sta­ta­li e pari­ta­rie) un tota­le di 22.788 stu­den­ti ucrai­ni. Segue poi una sud­di­vi­sio­ne per regio­ne, che mostra quan­te scuo­le in par­ti­co­la­re li abbia­no accolti.

Tut­ta­via, nel caso del­la guer­ra in Ucrai­na, le misu­re adot­ta­te dal gover­no Dra­ghi risul­ta­no mol­to più chia­re e strut­tu­ra­te, dan­do ori­gi­ne a un approc­cio orga­ni­co all’accoglienza sco­la­sti­ca. In par­ti­co­la­re, furo­no ema­na­te tre cir­co­la­ri mini­ste­ria­li vol­te a for­ni­re indi­ca­zio­ni ope­ra­ti­ve al per­so­na­le docen­te, affron­tan­do espli­ci­ta­men­te il tema del trau­ma lega­to al con­te­sto bel­li­co e le con­se­guen­ti misu­re edu­ca­ti­ve da adot­ta­re. Tra que­ste rien­tra­va anche la pos­si­bi­li­tà di pre­di­spor­re un Pia­no Didat­ti­co Per­so­na­liz­za­to (PDP), al fine di garan­ti­re un per­cor­so sco­la­sti­co ade­gua­to ai biso­gni spe­ci­fi­ci degli stu­den­ti coinvolti.

La rac­col­ta dati, inol­tre, è avve­nu­ta in una situa­zio­ne emer­gen­zia­le, ossia l’invasione dell’Ucraina, che ha spin­to mol­tis­si­mi a scap­pa­re dal Pae­se gra­zie alla diret­ti­va di Pro­te­zio­ne Tem­po­ra­nea UE, uno sta­tus di pro­te­zio­ne imme­dia­to che ser­ve a rispon­de­re velo­ce­men­te a flus­si mas­sic­ci di per­so­ne che scap­pa­no da con­flit­ti o situa­zio­ni di emergenza.

Contare gli studenti palestinesi solleva dubbi 

La rile­va­zio­ne dati che riguar­da gli stu­den­ti pale­sti­ne­si, inve­ce, va a toc­ca­re una carat­te­ri­sti­ca etni­ca, per­ché non si trat­ta di una rispo­sta emer­gen­zia­le: alle scuo­le si chie­de di con­ta­re quan­ti tra i loro stu­den­ti sono pale­sti­ne­si. Il cen­si­men­to, quin­di, sele­zio­na in base alla nazio­na­li­tà o etnia e non è una rispo­sta ad un flus­so emer­gen­zia­le di stu­den­ti pale­sti­ne­si che sono in arri­vo in Italia.

Nel caso degli stu­den­ti pale­sti­ne­si, inve­ce, pri­ma del­la richie­sta di rile­va­zio­ne non esi­ste­va alcu­na ope­ra­zio­ne di sup­por­to strut­tu­ra­ta a livel­lo mini­ste­ria­le: non era­no sta­te ema­na­te cir­co­la­ri, non era­no sta­ti pre­vi­sti stru­men­ti di soste­gno spe­ci­fi­ci, né era­no sta­te defi­ni­te moda­li­tà ope­ra­ti­ve per l’accoglienza e l’inclusione. Esi­ste­va­no già alcu­ne ini­zia­ti­ve, come le bor­se di stu­dio del pro­gram­ma IUPALS, ma si trat­ta di pro­get­ti pro­mos­si auto­no­ma­men­te dal­le uni­ver­si­tà e non col­le­ga­ti a rile­va­zio­ni cen­sua­rie né a una stra­te­gia strut­tu­ra­ta del MIM.

La rile­va­zio­ne dei dati è quin­di appar­sa come un atto iso­la­to, pri­vo di un per­cor­so già avvia­to e sen­za un pia­no con­cre­to di inter­ven­ti a cui col­le­gar­si, ren­den­do dif­fi­ci­le com­pren­de­re qua­le fos­se la rea­le fina­li­tà edu­ca­ti­va dell’iniziativa.

Con­di­vi­di:
Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.
Camilla Gommaraschi
Stu­den­tes­sa di sto­ria curio­sa per natu­ra e con la testa sem­pre tra le pagi­ne: ado­ro leg­ge­re, rac­con­ta­re sto­rie e per­der­mi in nuo­vi mondi.

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