The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.


San­do­kan, Sta­gio­ne 1, Rai­play (Luca Ber­na­bei) – recen­sio­ne di Vivia­na Genovese

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Dopo cinquant’anni, dal 1° dicem­bre 2025 la Tigre del­la Male­sia è tor­na­ta sul pic­co­lo scher­mo con una pri­ma sta­gio­ne, un vol­to nuo­vo e un’avventura rin­no­va­ta. Can Yaman por­ta cari­sma e ener­gia a un San­do­kan più uma­no e moder­no, men­tre la pro­du­zio­ne pun­ta su sce­ne d’azione, atmo­sfe­re eso­ti­che e un rit­mo incal­zan­te. Non è solo un rema­ke nostal­gi­co, ma una rein­ven­zio­ne ambi­zio­sa del mito sal­ga­ria­no, capa­ce di par­la­re ai fan sto­ri­ci e pen­sa­ta per por­ta­re la sto­ria a un pub­bli­co con­tem­po­ra­neo e inter­na­zio­na­le, aggior­nan­do sti­le e spettacolarità.

Il cast mesco­la vol­ti noti ita­lia­niinter­na­zio­na­li, dan­do spes­so­re alla nar­ra­zio­ne e agli anta­go­ni­sti ben deli­nea­ti, aumen­tan­do il coin­vol­gi­men­to e la ten­sio­ne dell’avventura.

Con la secon­da sta­gio­ne già con­fer­ma­ta e in arri­vo nel 2027, il ritor­no del­la Tigre è solo l’inizio. C’è già la sen­sa­zio­ne che que­sta nuo­va ver­sio­ne del pira­ta sal­ga­ria­no pos­sa diven­ta­re un pun­to di rife­ri­men­to per la seria­li­tà d’avventura ita­lia­na dei pros­si­mi anni.


Sici­lia Express, Sta­gio­ne 1, Net­flix (Ficar­ra e Pico­ne) – recen­sio­ne di Giu­lia CerbinoThe Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Diret­ta­men­te dal­la Sici­lia, pro­prio come un tre­no express, ritor­na­no Ficar­ra e Pico­ne con una nuo­va mini­se­rie pron­ta a far­vi mori­re dal­le risate.

Tut­to gira attor­no alla sco­per­ta di un cas­so­net­to dell’immondizia magi­co, che crea un por­ta­le tra Paler­mo e Mila­no, faci­li­tan­do il tra­spor­to di cose e per­so­ne sem­pli­ce­men­te entran­do­ci. Si trat­ta di una vera e pro­pria como­di­tà per tut­ti, essen­do in pros­si­mi­tà del­le festi­vi­tà nata­li­zie, che i due pro­ta­go­ni­sti — così come mol­ti altri — vor­reb­be­ro pas­sa­re con le loro famiglie.

Dispo­ni­bi­le su Net­flix dal 5 dicem­bre, que­ste cin­que pun­ta­te rac­con­ta­no il dilem­ma del­la distan­za che afflig­ge da sem­pre le fami­glie che abi­ta­no lon­ta­no per col­pa di scel­te lavo­ra­ti­ve o economiche.

Dopo la paren­te­si dram­ma­ti­ca con il regi­sta Rober­to Andò, con cui han­no rea­liz­za­to pel­li­co­le come La Stra­nez­zaL’Abbaglio, il duo comi­co nato a Zelig por­ta di nuo­vo sim­pa­tia e iro­nia cal­da come il sole del­la Sici­lia, luo­go di ambien­ta­zio­ne del­la miniserie.

Una sto­ria sem­pli­ce, genui­na e leg­ge­ra, con­di­ta con il magni­fi­co dia­let­to sici­lia­no, il clas­si­co tim­bro di Ficar­ra e Picone.


Tay­lor Swift: The End of an Era, Sta­gio­ne 1, Disney+ (Don Argott, Shee­na M. Joy­ce) – recen­sio­ne di Giu­sep­pe Ciliberti

The Sofa Chronicles, le serie TV del momentoDopo due film con­cer­to (che dura­no quan­to le ulti­me pel­li­co­le di Scor­se­se), Tay­lor Swift dedi­ca anche una docu­se­rie all’Eras Tour, la tour­née più impor­tan­te del­la sua inte­ra carriera.

In sei pun­ta­te ven­go­no svi­sce­ra­ti i die­tro le quin­te, gli impre­vi­sti, e le per­so­ne die­tro al tour, con l’intento di cele­bra­re la gran­dez­za di que­sto even­to irri­pe­ti­bi­le nel­la sto­ria del­la musi­ca. Ma nel voler­ne rac­con­ta­re tut­ti i det­ta­gli, si per­de spes­so in digres­sio­ni che poco invo­glia­no a pro­se­gui­re nel­la visio­ne (la vita pri­va­ta dei sin­go­li bal­le­ri­ni). Una for­ma più con­cen­tra­ta, come per il docu­men­ta­rio Tay­lor Swift: Miss Ame­ri­ca­na, sareb­be comun­que basta­ta ai suoi intenti.

Ma i veri scon­fit­ti sono gli swif­tie più acca­ni­ti, che tor­na­no a mani vuo­te dal­la visio­ne: i pochi appro­fon­di­men­ti sul­le can­zo­ni o sul­la vita per­so­na­le del­la can­tan­te sono già lar­ga­men­te noti ai fan (come la can­zo­ne dedi­ca­ta alla non­na), se non superflui.


Emi­ly in Paris, Sta­gio­ne 5, Net­flix (Dar­ren Star) – recen­sio­ne di Vivia­na Genovese

La quin­ta sta­gio­ne di Emi­ly in Paris segna un cam­bio di rot­ta nel­la serie. Emi­ly (Lily Col­lins) lascia momen­ta­nea­men­te la Vil­le Lumiè­re e si tra­sfe­ri­sce a Roma per gui­da­re la nuo­va filia­le ita­lia­na dell’Agence Gra­teau. Tra scor­ci moz­za­fia­to, piat­ti di pasta per­fet­ta­men­te incor­ni­cia­ti e una moda sem­pre più «luxu­ry bro­chu­re», la pro­du­zio­ne con­ti­nua a pun­ta­re tut­to sull’estetica e sull’evasione visi­va. Non man­ca­no i momen­ti di pura iro­nia, con un piz­zi­co di cli­ché sem­pre ben dosa­to, que­sta vol­ta, anche se per poco, sul nostro Bel­pae­se. Sul pia­no nar­ra­ti­vo, inve­ce, anche nel­la dol­ce vita roma­na, i guai non tar­da­no a segui­re Emi­ly e l’avventura ita­lia­na si rive­la bre­ve, e in men che non si dica è di nuo­vo a Parigi.

Le rela­zio­ni di Emi­ly – in par­ti­co­la­re quel­la con Mar­cel­lo (Euge­nio Fran­ce­schi­ni) e la pre­sen­za inter­mit­ten­te di Gabriel (Lucas Bra­vo) – oscil­la­no tra roman­ti­ci­smo da car­to­li­na e scel­te poco con­vin­cen­ti, men­tre i col­pi di sce­na sono pochi e le cri­si ven­go­no risol­te trop­po rapi­da­men­te. In que­sta sta­gio­ne, però, Min­dy (Ashley Park) pren­de gran­de spa­zio, spes­so domi­nan­do lo scher­mo con la sua ener­gia, ma soprat­tut­to con le dina­mi­che sen­ti­men­ta­li com­pli­ca­te nel­le qua­li si ritro­va, con­fer­man­do quan­to il suo per­so­nag­gio sia ormai cen­tra­le nel­la serie.

Nono­stan­te ciò, Emi­ly non vie­ne taglia­ta fuo­ri, anzi con­ti­nua a com­pa­ri­re stu­pen­do con la sua stra­te­gia crea­ti­va e i disa­stri che, a vol­te, ne deri­va­no. Che si trat­ti di cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie improv­vi­sa­te o di stra­te­gie di mar­ke­ting discu­ti­bi­li, la pro­ta­go­ni­sta dimo­stra anco­ra una vol­ta il talen­to nel com­bi­na­re pastic­ci… ma anche la capa­ci­tà di riu­sci­re a ritor­na­re sui suoi passi.

Syl­vie (Phi­lip­pi­ne Leroy-Beau­lieu), inve­ce, come sem­pre, fa la sua entra­ta in sce­na con com­men­ti taglien­ti e con­si­gli spes­so sfer­zan­ti ma illu­mi­nan­ti, con­ti­nuan­do a bilan­cia­re gli incon­ve­nien­ti di Emi­ly. Il suo per­so­nag­gio ci ricor­da che, die­tro ogni look per­fet­to e ogni cam­pa­gna improv­vi­sa­ta, c’è sem­pre una men­te pron­ta a scuo­te­re le cose con rea­li­smo e sarcasmo.

Insom­ma, il mix tra gla­mour e caos quo­ti­dia­no rima­ne la cifra distin­ti­va del­la serie. Se da un lato la for­mu­la può sem­bra­re ripe­ti­ti­va, dall’altro rega­la momen­ti leg­ge­ri, diver­ten­ti e visi­va­men­te irre­si­sti­bi­li, idea­le per chi ama far­si tra­spor­ta­re da moda, dram­mi e pic­co­le fol­lie sentimentali.


Il Pri­sma dell’amore, Mini­se­rie ani­ma­ta giap­po­ne­se, Net­flix (Yôkô Kamio) – recen­sio­ne di Vivia­na GenoveseLa quinta stagione di Emily in Paris segna un

La mini­se­rie ani­ma­ta giap­po­ne­se tar­ga­ta Net­flix Il Pri­sma dell’amore (Love Throu­gh a Pri­sm), com­po­sta da 20 epi­so­di e ope­ra ori­gi­na­le di Yôkô Kamio, è sta­ta distri­bui­ta in esclu­si­va sul­la piat­ta­for­ma dal 15 gen­na­io 2026.

Ambien­ta­ta all’ini­zio del XX seco­lo in una Lon­dra ele­gan­te e sospe­sa sull’orlo del cam­bia­men­to sto­ri­co, la serie rac­con­ta l’incontro tra la gio­va­ne giap­po­ne­se Lili Ichi­join – che lascia il suo pae­se d’origine per entra­re in un’illustre acca­de­mia d’arte lon­di­ne­se – e Kit Church, un miste­rio­so ragaz­zo noto per il suo talen­to arti­sti­co. Al cen­tro del­la nar­ra­zio­ne c’è il per­cor­so di Lili, alle pre­se con l’affermazione di sé in un ambien­te com­pe­ti­ti­vo e cul­tu­ral­men­te distan­te dal suo. La serie met­te così a con­fron­to due mon­di diver­si, crean­do ten­sio­ni che ali­men­ta­no sia la sua cre­sci­ta per­so­na­le sia la sco­per­ta reci­pro­ca tra i due pro­ta­go­ni­sti. Tra loro si instau­ra, infat­ti, una pre­sun­ta riva­li­tà che ani­ma il loro rap­por­to. Lei vive ogni con­fron­to come una sfi­da deci­si­va, men­tre lui osser­va con distac­co, crean­do uno squi­li­brio emo­ti­vo che ne arric­chi­sce la dina­mi­ca, lascian­do spa­zio a una nascen­te attra­zio­ne romantica.

Visi­va­men­te raf­fi­na­ta, la serie pri­vi­le­gia un’atmosfera rifles­si­va e sce­na­ri ric­chi di det­ta­gli: la rico­stru­zio­ne sto­ri­ca resti­tui­sce con cura l’ambiente acca­de­mi­co e i musei dell’epoca. L’arte diven­ta un lin­guag­gio di con­fron­to tra tra­di­zio­ne e moder­ni­tà, tra cano­ni este­ti­ci euro­peisen­si­bi­li­tà giap­po­ne­si. Sul­lo sfon­do, la cre­scen­te ombra del­la Pri­ma guer­ra mon­dia­le si avver­te come pre­sen­za laten­te, influen­zan­do scel­te, pau­re e lega­mi dei per­so­nag­gi. Più che un even­to nar­ra­ti­vo, la guer­ra si con­fi­gu­ra come un con­fi­ne invi­si­bi­le tra ciò che è anco­ra pos­si­bi­le sogna­re e ciò che rischia di anda­re per­du­to. Que­sto cli­ma di incer­tez­za tra­sfor­ma arte e rela­zio­ni in atti di resi­sten­za emo­ti­va, con­fe­ren­do alla serie pro­fon­di­tà sen­za mai tra­di­re il suo tono contemplativo.

Il Pri­sma dell’amore è una sto­ria di for­ma­zio­ne inti­ma, che par­la di iden­ti­tà, aspi­ra­zio­ni e per­ce­zio­ni arti­sti­che, indi­ca­ta per chi ama le sto­rie roman­ti­che rac­con­ta­te con misu­ra e gra­zia, ambien­ta­te in perio­di di gran­di cambiamenti.

Con­di­vi­di:
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.
Giulia Cerbino
Stu­den­tes­sa di comu­ni­ca­zio­ne di gior­no, gior­na­li­sta rock di notte.

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