Vigilante morto nel cantiere olimpico di Cortina

La tragedia di Piero Zantonini riapre il dibattito sulle condizioni dei lavoratori nei cantieri delle Olimpiadi Milano-Cortina

Piero Zantonini, 55 anni, vigilante nel cantiere olimpico di Cortina per le Olimpiadi Milano-Cortina, è stato trovato morto l’8 gennaio. La famiglia chiede chiarezza sulle cause, mentre emergono critiche sulle condizioni di lavoro e la precarietà nel settore della vigilanza.

La morte di Piero Zantonini nel cantiere olimpico di Cortina

Pie­ro Zan­to­ni­ni, 55 anni, era uno dei vigi­lan­ti impie­ga­ti da Ss Secu­ri­ty & Body­guard per la sor­ve­glian­za dei can­tie­ri del­le Olim­pia­di Mila­no-Cor­ti­na, appal­ta­ti dal­la socie­tà per le infra­strut­tu­re olim­pi­che Simico.

È sta­to tro­va­to mor­to nel­la not­te dell’8 gen­na­io nei pres­si del­lo sta­dio del ghiac­cio di Cor­ti­na d’Ampezzo. La cau­sa è anco­ra in via di accer­ta­men­to: al momen­to l’autopsia dichia­ra che la fata­li­tà non sia avve­nu­ta in cor­re­la­zio­ne al fred­do, ma per un even­to car­dia­co acu­to che non sareb­be facil­men­te ricon­du­ci­bi­le all’ipotermia. L’uomo avreb­be chia­ma­to i col­le­ghi dichia­ran­do di non sen­tir­si bene, i qua­li a loro vol­ta han­no aller­ta­to i soc­cor­si. L’ambulanza, però, avreb­be sba­glia­to stra­da impie­gan­do più tem­po del dovu­to e i col­le­ghi di Zan­to­ni­ni han­no lamen­ta­to anche altre cri­ti­che ai soc­cor­ri­to­ri. È sta­ta infat­ti avvia­ta un’indagine inter­na sull’effettiva effi­ca­cia dei soccorsi.

Un contratto a termine e il trasferimento dal Sud

Zan­to­ni­ni lavo­ra­va come vigi­lan­te da set­tem­bre 2025, quan­do si era tra­sfe­ri­to dal­la Puglia fir­man­do un con­trat­to di lavo­ro a tem­po deter­mi­na­to che sareb­be dovu­to sca­de­re a fine gen­na­io 2026.

Le con­di­zio­ni di lavo­ro non era­no sem­pli­ci, infat­ti la sua posta­zio­ne era un gab­biot­to riscal­da­to sol­tan­to da una stu­fet­ta elet­tri­ca. Ogni due ore dove­va effet­tua­re una rico­gni­zio­ne all’esterno, con la tem­pe­ra­tu­ra che oscil­la­va tra i ‑10 e i ‑16 gradi.

Ave­va più vol­te mani­fe­sta­to “pre­oc­cu­pa­zio­ne e lamen­te­le in meri­to alle con­di­zio­ni di lavo­ro, ai tur­ni not­tur­ni pro­lun­ga­ti e alla man­can­za di ade­gua­te tute­le. Ele­men­ti che ren­do­no neces­sa­rio un appro­fon­di­men­to giu­di­zia­rio e che ripor­ta­no al cen­tro dell’attenzione il tema del­la sicu­rez­za e del­le con­di­zio­ni di lavo­ro nei can­tie­ri e nei ser­vi­zi col­le­ga­ti a gran­di even­ti”, così affer­ma il lega­le del­la famiglia.

Ora è aper­to un fasci­co­lo d’inchiesta coor­di­na­to dal pm Clau­dio Fabris, per deter­mi­na­re le cau­se effet­ti­ve del­la mor­te di Zan­to­ni­ni. La fami­glia, tra­mi­te il lega­le Fran­ce­sco Dra­go­ne del Foro di Lec­ce, chie­de «che ven­ga fat­ta pie­na luce sul­la vicen­da, per­ché voglia­mo sape­re cosa è successo».

Una morte che parla del lavoro precario in Italia

La tra­gi­ca vicen­da di Zan­to­ni­ni si inse­ri­sce in un con­te­sto più ampio di rischi e pre­ca­rie­tà nel mon­do del lavo­ro ita­lia­no, soprat­tut­to quel­la nei can­tie­ri olim­pi­ci, che in que­sto perio­do è al cen­tro del­le contestazioni.

In Ita­lia le mor­ti sul lavo­ro sono sem­pre nume­ro­se, nei pri­mi otto mesi del 2025, infat­ti, sono dece­du­te 674 per­so­ne duran­te il lavo­ro secon­do i dati Inail.

Il set­to­re del­la vigi­lan­za è sta­to al cen­tro del dibat­ti­to per i tur­ni mas­sa­cran­ti, spes­so not­tur­ni, uni­to alle respon­sa­bi­li­tà ele­va­te che si assu­me il lavo­ra­to­re. Varie pro­cu­re ita­lia­ne han­no con­te­sta­to for­me di sfrut­ta­men­to dei lavo­ra­to­ri, per paghe che arri­va­va­no a 5,3€ lor­di l’ora e che spin­ge­va­no a con­ti­nue pre­sta­zio­ni straor­di­na­rie per rag­giun­ge­re un livel­lo mini­mo di soprav­vi­ven­za economica.

In Ita­lia sol­tan­to il 18% dei dipen­den­ti a tem­po deter­mi­na­to nel 2023 ha poi otte­nu­to un con­trat­to di lavo­ro a tem­po inde­ter­mi­na­to: i con­trat­ti a bre­ve ter­mi­ne ven­go­no impie­ga­ti anche nel caso di per­so­ne di età più avan­za­ta, che riman­go­no pre­ca­rie nono­stan­te la per­ma­nen­za nel settore.

La Fil­cams CGIL ha dichia­ra­to in una nota come, nel­la vicen­da di Zan­to­ni­ni, la pre­ca­rie­tà con­trat­tua­le abbia fat­to da sfon­do, sot­to­li­nean­do che a 55 anni “era anco­ra in balia di con­trat­ti a termine”.

Olimpiadi e contestazioni: il costo sociale dei grandi eventi

Nel dibat­ti­to pub­bli­co rela­ti­vo alle Olim­pia­di, real­tà come il  Comi­ta­to Olim­pia­di Inso­ste­ni­bi­li, una rete di col­let­ti­vi, asso­cia­zio­ni e grup­pi cri­ti­ci ver­so i Gio­chi Mila­no- Cor­ti­na 2026, denun­cia­no l’evento come inso­ste­ni­bi­le a livel­lo socia­le ed eco­no­mi­co. Le cri­ti­che van­no dall’impatto ambien­ta­le, alla gestio­ne del­le risor­se, ma anche le con­se­guen­ze su lavo­ro e comu­ni­tà loca­li; in situa­zio­ni in cui, dichia­ra­no, i bene­fi­ci rea­li dei Gio­chi sareb­be­ro desti­na­ti a gran­di inve­sti­to­ri, facen­do pas­sa­re come par­te dei Gio­chi anche can­tie­ri che non lo sono.

Grandi eventi, territori e disuguaglianze

I gran­di even­ti spor­ti­vi agi­sco­no inol­tre come acce­le­ra­to­ri di pro­ces­si già in atto, a par­ti­re dal­la tra­sfor­ma­zio­ne urba­na e dal­la gen­tri­fi­ca­zio­ne. Per Amne­sty Inter­na­tio­nal gli scor­si mon­dia­li maschi­li di cal­cio svol­ti­si in Qatar han­no ampli­fi­ca­to lo sfrut­ta­men­to del­la clas­se lavo­ra­tri­ce, di ori­gi­ne per­lo­più stra­nie­ra. L’asse Milano–Venezia, su cui insi­sto­no mol­te del­le infra­strut­tu­re lega­te ai Gio­chi, è da anni inte­res­sa­to da un pro­gres­si­vo aumen­to dei costi abi­ta­ti­vi, dal­la ricon­ver­sio­ne di inte­re aree urba­ne e da una cre­scen­te pres­sio­ne sul mer­ca­to del lavo­ro e dei ser­vi­zi. Men­tre Mila­no ha vis­su­to in que­sti anni una gran­de cre­sci­ta demo­gra­fi­ca, l’aumento dei costi ha gene­ra­to una dimi­nu­zio­ne dei resi­den­ti a Vene­zia. In que­sto con­te­sto, l’intervento del set­to­re pub­bli­co sul pri­va­to — attra­ver­so stru­men­ti come la Fon­da­zio­ne Mila­no Cor­ti­na 2026 — ha sol­le­va­to inter­ro­ga­ti­vi sul ruo­lo del­le isti­tu­zio­ni e sul­la tra­spa­ren­za del­le scel­te ope­ra­ti­ve. Difat­ti,  die­tro la reto­ri­ca dell’“occasione di svi­lup­po”  si pro­du­ca spes­so una redi­stri­bu­zio­ne dise­gua­le dei bene­fi­ci, con effet­ti diret­ti sul­le con­di­zio­ni di vita e di lavo­ro. Sen­za tace­re sul velo di Maya per cui la Fon­da­zio­ne Mila­no Cor­ti­na sareb­be un ente di dirit­to pri­va­to, e come non tenu­ta al rispet­to degli obbli­ghi di tra­spa­ren­za del­la Pub­bli­ca Ammi­ni­stra­zio­ne. Lo scor­so anno l’ANAC ha cer­ti­fi­ca­to che si trat­ta di un ente di dirit­to pubblico.

Cantieri sotto pressione e sicurezza compressa

Un ulte­rio­re ele­men­to cri­ti­co riguar­da i tem­pi di rea­liz­za­zio­ne del­le ope­re. I gran­di even­ti impon­go­no sca­den­ze rigi­de, che spin­go­no a una for­te acce­le­ra­zio­ne dei lavo­ri e, secon­do sin­da­ca­ti e osser­va­to­ri indi­pen­den­ti, con­tri­bui­sco­no a un abbas­sa­men­to degli stan­dard di sicu­rez­za. La com­pres­sio­ne dei tem­pi, uni­ta alla pres­sio­ne eco­no­mi­ca sugli appal­ti, rischia di tra­dur­si in tur­ni più lun­ghi, con­trol­li meno strin­gen­ti e una mag­gio­re espo­si­zio­ne dei lavo­ra­to­ri a situa­zio­ni di pericolo.

Il nodo dei subappalti e delle responsabilità

Ma com’è pos­si­bi­le che anche per even­ti così gran­di, e dun­que in teo­ria più con­trol­la­ti, si pos­sa­no elu­de­re le nor­me sul­la sicu­rez­za? La rispo­sta è nel siste­ma dei subap­pal­ti. La fram­men­ta­zio­ne del­le respon­sa­bi­li­tà lun­go la cate­na degli affi­da­men­ti ren­de spes­so dif­fi­ci­le indi­vi­dua­re con chia­rez­za chi deb­ba rispon­de­re del­le con­di­zio­ni di sicu­rez­za e del rispet­to del­le nor­ma­ti­ve. Le dero­ghe pre­vi­ste per le gran­di ope­re e per i gran­di even­ti — giu­sti­fi­ca­te dall’urgenza o dall’interesse stra­te­gi­co nazio­na­le — con­sen­to­no in alcu­ni casi pro­ce­du­re sem­pli­fi­ca­te e con­trol­li ridot­ti, ali­men­tan­do zone gri­gie sul pia­no del­la tute­la dei lavo­ra­to­ri, come denun­cia­to dai sin­da­ca­ti . Peral­tro, la que­stio­ne del­la respon­sa­bi­li­tà nei subap­pal­ti è sta­to al cen­tro del dibat­ti­to poli­ti­co lo scor­so giu­gno, quan­do uno dei que­si­ti riguar­da­va pro­prio la respon­sa­bi­li­tà dell’impresa com­mit­ten­te per le vio­la­zio­ni del­la sicu­rez­za sul lavo­ro dell’impresa appal­ta­tri­ce. Com’è noto, i refe­ren­dum non han­no rag­giun­to il quorum.

Non una fatalità, ma un sistema

La mor­te di Pie­ro Zan­to­ni­ni non può esse­re archi­via­ta come una tra­gi­ca fata­li­tà indi­vi­dua­le. È il pro­dot­to di un siste­ma che accet­ta la pre­ca­rie­tà, com­pri­me i tem­pi, fram­men­ta le respon­sa­bi­li­tà e chia­ma “svi­lup­po” ciò che spes­so è solo acce­le­ra­zio­ne a sca­pi­to del­le per­so­ne. Se i Gio­chi devo­no rap­pre­sen­ta­re un’eredità per i ter­ri­to­ri, la pri­ma doman­da da por­si è que­sta: che valo­re ha una meda­glia, se vie­ne paga­ta con la vita di chi lavo­ra nell’ombra dei cantieri?

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Jessica Rodenghi
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