Vivere a ritmo: Intervista a Matteo Raimondo

Batterista eclettico, Raimondo si racconta attraverso il suo percorso bello ma complicato, tra chicche e momenti unici

Come hai capito che la musica era la tua strada?

Il pri­mo impat­to è sta­to a 14 anni con gli Euro­pe: ho visto il video di Let The Good Times Rock, in cui suo­na­va­no in un’arena paz­ze­sca in Giap­po­ne, pie­na di gen­te, e ho visto Ian Hau­gland (il bat­te­ri­sta, ndr). Lì mi sono innamorato.

Inol­tre mol­ti dei miei fami­lia­ri lavo­ra­no nel mon­do del­la musi­ca. Mon­do in cui, di con­se­guen­za, sono cre­sciu­to, sem­pre cir­con­da­to da stru­men­ti. Mio fra­tel­lo (voglio citar­lo per­ché è sta­to fon­da­men­ta­le per la mia for­ma­zio­ne arti­sti­ca. Non lo dico per­ché è mio fra­tel­lo, lo sti­mo in par­ti­co­lar modo come pro­fes­sio­ni­sta) è chi­tar­ri­sta, vole­va met­te­re su una band e ave­va biso­gno di un batterista.

Che genere suoni principalmente?

Tut­to ciò che com­pren­de i sot­to­ge­ne­ri del rock, come glam e punk, e tut­ti i gene­ri di cul­tu­ra pop. Mi è capi­ta­to di lavo­ra­re anche nel pop moder­no, men­tre ades­so sto lavo­ran­do con can­tau­to­ri del­la vec­chia scuola.

Sei diplomato in batteria, raccontaci quel percorso.

Ho ini­zia­to a cir­ca 14 anni con Mar­co Mag­gio­re che ha suo­na­to con Sting. Poi ho deci­so di intra­pren­de­re que­sta car­rie­ra: per i miei geni­to­ri è sta­to un trau­ma per­ché sono gli uni­ci in fami­glia a non far par­te di quel mondo.

Quin­di ho lascia­to la scuo­la supe­rio­re a 16 anni e ho ini­zia­to a stu­dia­re seria­men­te musi­ca: ho avu­to mol­ti inse­gnan­ti, tra cui Jaco­po Vol­pe, che ora suo­na con Post Malo­ne e Damia­no David, e Tulio De Pisco­po, l’ex bat­te­ri­sta di Pino Daniele.

Suc­ces­si­va­men­te sono entra­to nell’Accademia di Musi­ca di Mila­no. Ho poi fat­to la NAM, una del­le scuo­le di musi­ca più impor­tan­ti in Ita­lia. Infi­ne, mi sono spo­sta­to al Try­ni­ty Lon­don Col­le­ge, dove mi sono diplomato.

Lavori da solo o hai una band?

Io sono un tur­ni­sta, musi­ci­sta che col­la­bo­ra con arti­sti che richie­do­no deter­mi­na­te carat­te­ri­sti­che. Il mio pri­mis­si­mo ingag­gio è sta­to il pro­get­to soli­sta di Cri­stia­no Albe­ric­ci: ho fat­to solo sei pro­ve e sono par­ti­to in tour in Euro­pa facen­do Ger­ma­nia, Fran­cia, Sviz­ze­ra, Bel­gio. Da lì è cam­bia­ta la mia vita.

A chi ti ispiri? Chi sono i tuoi maestri?

I pri­mi miti sono sta­ti Ian Hau­gland (Euro­pe), Tico Tor­res (Bon Jovi), Tom­my Lee (Mötley Crüe), Rin­go Starr (The Bea­tles), Roger Tay­lor (Queen), John Bon­ham (Led Zep­pe­lin) e Neil Peart (Rush): con il loro esem­pio ho for­ma­to il mio sti­le, che mi ha per­mes­so di esse­re chia­ma­to da mol­ti arti­sti dell’old school.

Ammet­to, però, che Jeff Por­ca­ro dei Toto è sta­to colui che ha avu­to mag­gior influenza.

Il tuo percorso musicale in TV?

Due espe­rien­ze mi han­no for­ma­to mol­to: ho ina­spet­ta­ta­men­te col­la­bo­ra­to con Rug­ge­ro Ric­ci per Una voce per San Mari­no, e più recen­te­men­te sono entra­to come bat­te­ri­sta per il pro­gram­ma TV Un Pal­co Per Tut­ti.

È un mon­do com­ple­ta­men­te diver­so: ci sono dei tem­pi da rispet­ta­re, si è in diret­ta e biso­gna sta­re atten­ti ad esse­re tut­ti all’unisono.

Cosa succede prima e dopo una tua esibizione live?

Pri­ma del live ho biso­gno di sta­re da solo, per­ché sono mol­to ansio­so e mi ser­ve con­cen­tra­zio­ne. Quan­do si fini­sce sen­to una sen­sa­zio­ne di onni­po­ten­za e sono mol­to appa­ga­to del lavo­ro che ho fat­to. Qua­si invincibile!

Insegni batteria, come dal tuo punto di vista vedere i ragazzi desiderosi di imparare a suonarla? Com’è Matteo insegnante?

Io sono inse­gnan­te ormai da tan­ti anni e ho capi­to una cosa: “bra­vo” e “hai talen­to” non signi­fi­ca­no nul­la. Non esi­ste un musi­ci­sta “bra­vo”, al mas­si­mo esi­ste un musi­ci­sta preparato.

Cre­do che il talen­to non esi­sta. Esi­ste una pre­di­spo­si­zio­ne per cer­te cose, ma ho visto ragaz­zi che per anni si sono sen­ti­ti dire che non ave­va­no talen­to, men­tre basta­va spie­ga­re i con­cet­ti in modo diver­so per far­si capire.

Cre­do, inol­tre, che la figu­ra del­l’in­se­gnan­te sia mol­to deli­ca­ta: l’in­se­gnan­te non ti deve giu­di­ca­re, ti deve accom­pa­gna­re, qual­sia­si sia il tuo per­cor­so, valo­riz­zan­do le tue poten­zia­li­tà, deve far­ti capi­re innan­zi­tut­to qua­li sono i tuoi pun­ti di for­za e qua­li sono i tuoi difet­ti e anda­re nel­la dire­zio­ne giu­sta per valorizzarli.

Con chi vorresti suonare?

Paul McCart­ney, che coi Bea­tles ha pra­ti­ca­men­te “inven­ta­to” la musica.

Andan­do sul moder­no inve­ce Bru­no Mars: can­ta benis­si­mo e il suo spet­ta­co­lo riar­ran­gia­to con sono­ri­tà tra l’R&B e il pop ha sce­no­gra­fie pazzesche.

Aggiun­go anche i Sonoh­ra, grup­po sot­to­va­lu­ta­to che ha spe­ri­men­ta­to tan­tis­si­mo nel cor­so del­la sua disco­gra­fia pas­san­do dal blues al folk.

C’è per caso qualche ferita che solo la musica può guarire?

Io ho ini­zia­to a suo­na­re per quel­lo! All’inizio non ave­vo ami­ci. Cre­do che la musi­ca abbia gua­ri­to mol­te feri­te che ades­so si sono cicatrizzate.

Quindi, alla fine di tutto, chi è Matteo?

Que­sta è una doman­da dif­fi­ci­le. Mat­teo è un ami­co, è un fidan­za­to, è un musi­ci­sta, è un sogna­to­re, è un ragaz­zo che ha un sogno e che lo sta rea­liz­zan­do ma che ha anco­ra mol­to da imparare.

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Giulia Cerbino
Stu­den­tes­sa di comu­ni­ca­zio­ne di gior­no, gior­na­li­sta rock di notte.

5 Commenti su Vivere a ritmo: Intervista a Matteo Raimondo

  1. Gran­de Mat­teo💪 ti augu­ro di rea­liz­za­re tut­ti i tuoi sogni e che que­sto sia l ini­zio di una mera­vi­glio­sa car­rie­ra , com­pli­men­ti, davvero🥳

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