Chi come me ci ricorda perché amiamo l’arte

Uno spettacolo con la rara capacità di ricordarci il potere dell’arte

Chi come me è uno spettacolo con oltre 160 repliche sold out alle spalle, in scena al Teatro Franco Parenti. Potente ma anche divertente, è una di quelle rare opere in cui idee geniali raggiungono un’esecuzione magistrale.

La trama

L’o­pe­ra è ambien­ta­ta in un cen­tro di salu­te men­ta­le per mino­ri, in cui sono ospi­ta­ti cin­que ado­le­scen­ti tra i 13 e i 17 anni. A por­tar­li lì sono disa­gi psi­co­lo­gi­ci e sin­dro­mi gra­vi, qua­li bipo­la­ri­smo, schi­zo­fre­nia, pro­ble­mi nel gesti­re la rab­bia, for­te ansia socia­le lega­ta allo spet­tro auti­sti­co e disfo­ria di gene­re. Con loro c’è il dot­tor Bau­man, che li sostie­ne con pazien­za e li difen­de con foga, sia con i loro geni­to­ri, ma anche con loro stessi.

Lo sta­tus quo vie­ne alte­ra­to con l’ar­ri­vo di una nuo­va inse­gnan­te di tea­tro dol­ce e volen­te­ro­sa, ma anche segna­ta da un pas­sa­to tur­bo­len­to. Que­sto arri­vo impo­sta la strut­tu­ra del­la sto­ria, che sce­na dopo sce­na por­ta natu­ral­men­te a un cli­max poten­te, rega­lan­do tan­te risa­te, ma anche altret­tan­ti spun­ti di riflessione.

L’ispirazione

La pen­na die­tro il testo tea­tra­le è quel­la di Roy Chen, scrit­to­re e dram­ma­tur­go da tem­po apprez­za­to dal­la cri­ti­ca. Ad aver dato il via alla scrit­tu­ra è sta­to l’invito da lui rice­vu­to nel 2019 a par­te­ci­pa­re a una lezio­ne di tea­tro pres­so un cen­tro di salu­te per gio­va­ni. Da quel momen­to, l’autore ha pas­sa­to mol­te ore con loro, impa­ran­do a cono­scer­li e sen­ten­do il biso­gno di rac­con­tar­li. Un fat­to che si riflet­te nel­la veri­tà dell’opera.

La sala

La piè­ce è mes­sa in sce­na all’interno di una sala da 150 posti non con­ven­zio­na­le: la A2A (costrui­ta con il con­tri­bu­to dell’omonima socie­tà e inau­gu­ra­ta ad apri­le 2023). Al con­tra­rio di come sia­mo abi­tua­ti, il pal­co è al livel­lo del pavi­men­to, men­tre a esse­re soprae­le­va­te sono le due tri­bu­ne poste ai tati. Tra que­ste tri­bu­ne sono pre­sen­ti alcu­ni dei let­ti dei ragaz­zi, aumen­tan­do note­vol­men­te l’immersione del pubblico.

Inol­tre, la strut­tu­ra del­la sala raf­for­za la dimen­sio­ne uma­na del tea­tro, dal momen­to che gli spet­ta­to­ri sono uni­ti da un lega­me visi­vo, in cui vede­re le rea­zio­ni degli altri — e quin­di anche le pro­prie. Ciò vie­ne ulte­rior­men­te mes­so in risal­to dai momen­ti di inte­ra­zio­ne, soprat­tut­to ver­so la fine, in cui lo scar­to tra fin­zio­ne e real­tà si assot­ti­glia al pun­to tale che anche il pub­bli­co pren­de par­te alla mes­sin­sce­na. Que­sta tro­va­ta sce­ni­ca ci por­ta a riflet­te­re se noi, sedu­ti così como­da­men­te nei nostri posti, sia­mo poi così diver­si dai per­so­nag­gi rappresentati?

Sold out completo, ma c’è speranza

Chi come me andrà in sce­na fino al pri­mo mar­zo. Il pro­ble­ma, per gli inte­res­sa­ti, è che lo spet­ta­co­lo ha esau­ri­to tut­ti i posti fino a quel­la data. Que­sto al net­to del­le ulti­me tre repli­che nel­la sala gran­de, che può ospi­ta­re fino a 500 per­so­ne. For­tu­na­ta­men­te però, i respon­sa­bi­li del tea­tro han­no già pro­mes­so che ci saran­no ulte­rio­ri repli­che per sod­di­sfa­re la gran­de doman­da. Non resta dun­que che con­trol­la­re sal­tua­ria­men­te il sito o i social, per non per­de­re l’occasione di guar­da­re uno spet­ta­co­lo con la rara capa­ci­tà di ricor­dar­ci il pote­re dell’arte.

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Nicolò Bianconi
Sono uno stu­den­te di Scien­ze inter­na­zio­na­li al ter­zo anno. Ho una gene­ra­le curio­si­tà per il mon­do, che mi por­ta ad ave­re mol­te pas­sio­ni e innu­me­re­vo­li inte­res­si. Tra que­sti la scrit­tu­ra occu­pa un posto speciale.

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