Un monologo esistenziale che ci insegna che la vita non ha bisogno di etichette: va semplicemente vissuta. Clarice Lispector in La passione secondo G.H. ci guida tra le stanze della mente e i labirinti esistenziali, celebrando il femminile, l’incertezza e la libertà.
Nel 1964 Clarice Lispector pubblica A paixão segundo G.H. (la passione secondo G.H.). Il romanzo racconta la storia di una scultrice benestante di Rio de Janeiro che si trova ad affrontare una crisi esistenziale dopo aver visto uno scarafaggio nella stanza della sua domestica. Un flusso di coscienza, in cui si susseguono inesorabilmente domande esistenziali, a cui trovare risposta sembra quasi impossibile.
È molto difficile descrivere la scrittura, o meglio la filosofia, di Lispector, che ha numerosissime sfaccettature. Anche la comprensione integrale dei suoi testi molto spesso sfugge al lettore. Ma forse è proprio questo l’aspetto migliore, la magia che abita le sue parole: in un mondo in cui tutto è facile, immediato, Clarice Lispector ci permette di metterci alla prova, e di viaggiare con la nostra mente. In fondo, non è sempre necessario comprendere tutto, perché cosa sarebbe la vita senza il mistero?
Un’identità multiculturale
Clarice Lispector (1925–1977) è una scrittrice brasiliana, considerata una delle voci più importanti del Novecento letterario del Paese. La sua vicenda umana è strettamente intrecciata alla sua opera, profondamente segnata dalle esperienze biografiche. Naturalizzata brasiliana, Lispector ha origini europee, nello specifico ucraine. La famiglia, di fede ebraica, nel 1920 fu costretta a fuggire dall’Ucraina, a causa dei numerosissimi pogrom che interessarono il paese tra 1918 e 1921. Dopo un lungo esodo forzato, i Lispector giunsero in Brasile nel 1922, quando Clarice aveva poco più di 1 anno.
Autrice cosmopolita, per tutta la vita viaggerà moltissimo, entrando in contatto con culture diverse che la segneranno profondamente. Queste molteplici influenze resteranno sempre visibili nella sua produzione letteraria, nella quale si intrecciano tradizioni e memorie differenti. Anche la lingua di Lispector va oltre il portoghese brasiliano, portando in sé tracce della sua lingua familiare, l’yiddish.
Un monologo allucinato
Un giorno, un avvenimento casuale ti porta a mettere in discussione tutta te stessa, il tuo passato, il tuo presente e il tuo futuro. Questo è ciò che accade a G.H. così sicura di sé stessa e della sua identità da riportare le proprie iniziali ovunque, persino sulle valigie. Ma cosa accade quando questa sicurezza viene strappata via? Cosa accade se, per un momento, pensiamo a noi stessi non come qualcosa di chiaro e definito, ma come esseri in continuo divenire? «Vivere non è narrabile. Vivere non è vivibile. Sarò costretta a creare sulla vita». Così G.H. perde la propria «terza gamba» ed è costretta a partire da capo, a ragionare su sé stessa senza etichette, ma, soprattutto, senza sicurezze. La paura, l’incertezza, sono elementi chiave del romanzo. Il percorso della protagonista è complesso, pieno di ostacoli, volto a decostruire un’immagine costrittiva e artificiale di sé. «Ciò che io vivevo nel presente era già disposto in modo che più avanti potessi capirmi».
La passione secondo G.H. è interamente un monologo interiore, quasi un delirio. Attraverso qualcosa di piccolo, l’incontro con una blatta, l’autrice crea un’Odissea mentale. Nel romanzo il lettore viaggia in un microcosmo, una singola stanza, un singolo insetto, che contiene però qualcosa di infinitamente grande: la mente umana. La blatta è a sua volta una metafora, che rappresenta il passato di G.H, la sua immagine innaturale che tanto strenuamente ha cercato di proteggere.
Il mondo esterno viene pressoché ignorato, e ricopre un ruolo solo nel caso in cui sia spunto per domande e suggestioni. Tutta la vicenda avviene dentro la testa della narratrice-protagonista. La parola chiave è: introspezione. Una prosa complessa, ricchissima di metafore, domande interminabili, che portano a continue incertezze. Ma forse l’incertezza è necessaria per poter comprendere davvero. O per poter solamente vivere.
Un femminismo tra le righe
In La passione secondo G.H. la nostra protagonista è una giovane donna, all’apparenza fragile, persa in un labirinto esistenziale. Si tratta di uno schema ben chiaro, che ritorna in numerosi romanzi di Lispector (come Vicino al cuore selvaggio). Tuttavia, le protagoniste riescono sempre a risollevarsi, uscendo da questi labirinti più forti, ma, soprattutto, più consapevoli. Lispector celebra il femminile, la fortuna dell’essere donna, anche valorizzandone le fragilità, che diventano strumenti di consapevolezza e resistenza.
Sicuramente Clarice Lispector può essere considerata una scrittrice femminista, anche se non militante. Il suo femminismo non è tanto una battaglia combattuta consapevolmente, ma una convinzione interiore, quasi naturale. Il cantante Tutti Fenomeni in un suo testo recita: «mia nonna era femminista perché non sapeva di esserlo», ed è proprio questo il caso di Lispector. La scrittrice ci dimostra nuovamente che non servono etichette, non è necessario incasellare tutto per combattere le proprie battaglie.
Vivere oltre le etichette
Oggi, rileggere Clarice Lispector è più importante che mai. La sua opera permette di ampliare il nostro sguardo oltre il canone europeo, aprendoci alla letteratura latino-americana e a prospettive culturali diverse.
Ma soprattutto, i suoi testi affrontano temi universali come l’identità, la solitudine, il desiderio e la ricerca di senso, che restano profondamente attuali. In una società come la nostra, segnata dalla velocità e dall’incertezza, siamo stati spinti a dare un nome, una definizione, una casella, a tutto ciò che facciamo o vediamo. Ogni cosa ha un proprio aesthetic. Anche gli hobby, come la lettura, stanno diventando qualcosa da mostrare in vetrina, solamente per creare una certa immagine di sé. Questo fenomeno è stato estremizzato dai social network, in particolare quelli caratterizzati dallo short-form.
Lispector, invece, ci insegna che non è necessario creare un personaggio ad hoc per noi stessi. L’essere umano è in continuo divenire, non è qualcosa che si può etichettare o definire. Non è necessario capire tutto, ciò che è importante nella vita è solamente vivere. «Non preoccuparti di capire. Vivere supera tutto l’intelletto».
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