Il trattato New START imponeva importanti limitazioni agli arsenali nucleari strategici schierati da Russia e Stati Uniti, risultato di un clima internazionale ben diverso; oggi negoziare un accordo che gli succeda è verosimilmente impossibile.
Il trattato New START (New Strategic Arms Reduction Treaty), scaduto lo scorso 5 febbraio, era l’ultimo dei numerosi accordi conclusi tra Mosca e Washington dall’epoca della Guerra Fredda per limitare le dimensioni dei rispettivi arsenali nucleari, firmato nel 2010 ed entrato in vigore nell’anno successivo. In particolare, il testo imponeva un limite massimo di 1.550 testate nucleari strategiche schierabili su un massimo di 700 lanciatori (missili balistici intercontinentali, missili balistici lanciati da sottomarino e bombardieri pesanti); in aggiunta, i due paesi potevano mantenere 100 ulteriori lanciatori non schierati. Distinguere univocamente un’arma nucleare strategica da una non strategica (“tattica”) è più complicato di quello che sembra: una bomba nucleare “tattica” è un dispositivo dalla potenza “limitata” destinato ad essere impiegato in prossimità delle linee del fronte o nelle retrovie su bersagli militari (corazzati, fortificazioni, ecc.), con effetti collaterali teoricamente contenuti. Invece, un’arma nucleare strategica verrebbe lanciata su obiettivi di alto valore quali grandi città, altri armamenti strategici e i vertici politici e militari avversari, con un impatto molto più significativo sull’andamento di un eventuale conflitto. Dai limiti del trattato erano escluse le bombe nucleari statunitensi schierate in Europa e il vasto arsenale non strategico russo, che include numerosi missili balistici e da crociera a corto e medio raggio lanciati da navi, aerei e piattaforme terrestri.
Le ragioni della sua fine e gli scenari futuri
New START fu prolungato di 5 anni nel 2021. Lo scorso settembre Mosca ha proposto di estendere i limiti centrali del trattato per un altro anno, ma Washington ha preferito non rispondere. I rappresentanti statunitensi hanno dichiarato più volte le ragioni per cui questo accordo non era più adatto all’attuale situazione internazionale, accusando la Russia di aver violato altri accordi per la limitazione degli armamenti, e aggiungendo che il trattato era inadeguato perché non imponeva restrizioni all’ampio arsenale non strategico russo, nonostante i precedenti sforzi negoziali. Un altro problema fondamentale denunciato dagli americani è la rapida espansione dell’arsenale nucleare cinese e il rifiuto di Pechino di partecipare a negoziati trilaterali. La sfida posta da due avversari dotati di avanzate capacità nucleari, tra loro comparabili, è una delle più importanti per gli Stati Uniti. Per queste ragioni, numerosi sono gli esperti influenti che stanno sostenendo la necessità di aumentare il numero di testate schierate per far fronte a Mosca e Pechino. È quindi probabile che Washington, prima o poi, accresca gli ordigni dispiegati attingendo alle proprie riserve, e che la Russia risponda in modo simmetrico. Gli Stati Uniti non accetteranno accordi che non includano la Cina; al tempo stesso, è improbabile che Pechino abbandoni le proprie posizioni così facilmente senza prima ottenere garanzie di mutua vulnerabilità da Washington e limitazioni sulle sue difese missilistiche, che paiono destinate a crescere.

Lascia un commento