Sotto la superficie di un lago tossico riposano case, strade, tombe e memorie di un’intera comunità scomparsa per sempre. Geamăna è il borgo cancellato da una diga, ucciso in nome dello sviluppo economico. Oggi resta solo un campanile che si innalza tra le acque, quasi a voler lanciare un monito ai passanti che lo osservano.
La Transilvania è probabilmente la regione più suggestiva della Romania, impreziosita da bellezze naturali, magnifici castelli, chiese fortificate e borghi pittoreschi. Si presenta come una zona di frontiera, dove si incontrano le culture romena, ungherese e tedesca, che nei secoli ne hanno plasmato l’identità. Località come Sibiu, Brașov, Sighișoara, Cristian e Cisnădie sono mete che meritano di essere visitate. Tra i luoghi più affascinanti della Transilvania spicca senz’altro il bacino artificiale di Valea Seșii: il viaggiatore, infatti, rimane colpito non solo dai colori sgargianti delle sue acque, ma anche dal campanile sommerso che svetta nel lago.
Difatti, le acque del bacino di decantazione – avvelenate dai rifiuti della vicina miniera di Roșia Poieni – nascondono un segreto dolceamaro. Come la perla dispersa nelle profondità degli abissi, sul fondo del lago Valea Seșii riposa il villaggio di Geamăna.
La sommersione di Geamăna
Fino alla seconda metà degli anni ’70, Geamăna era una piccola comunità adagiata tra i Monti Carpazi, dove risiedevano un migliaio di persone. Nel 1977, però, il regime comunista romeno – guidato dal dittatore Nicolae Ceaușescu – scelse di sfruttare intensivamente la miniera di rame di Roșia Poieni, considerata tra le più grandi d’Europa. Il progetto prevedeva anche la costruzione di un bacino di decantazione, necessario per gestire e contenere i residui della lavorazione mineraria. Pertanto, le autorità sfrattarono centinaia di famiglie residenti a Geamăna, dato che il nuovo bacino artificiale avrebbe dovuto sommergere il villaggio.
La Romania di quegli anni era pronta a sacrificare intere comunità in nome del socialismo e del progresso industriale. Ceaușescu, infatti, portò avanti – riuscendoci solo in minima parte – la cosiddetta “sistematizzazione”, una politica di ingegneria sociale finalizzata alla rapida modernizzazione del Paese. Questa campagna prevedeva l’impietosa distruzione dei centri storici e delle località rurali esistenti, da trasferire in insediamenti urbani e industrializzati. Spesso questi ultimi erano ex comunità agricole urbanizzate sotto la dittatura comunista, destinate a diventare delle città modello in cui ospitare la popolazione trasferita. Il regime dimostrava scarso interesse per la scomparsa di importanti edifici storici o la demolizione di intere borgate. Così, nella primavera del 1977 i rappresentanti del governo arrivarono a Geamăna, intimando gli abitanti ad abbandonare le loro case per cercare una nuova sistemazione. Come risarcimento per le abitazioni perdute vennero offerti l’equivalente di 2000 dollari. Di conseguenza, quasi tutti i residenti si trasferirono altrove, disperdendosi in tutta la Romania.
Una volta completata la diga, l’invaso cominciò a riempirsi, allagando gradualmente la valle di Geamăna. L’acqua – insieme ai rifiuti scaricati dagli impianti minerari – si fece strada tra le case, sommergendo il centro abitato. Le autorità avevano assicurato agli abitanti – preoccupati per la sorte del cimitero – che le salme dei loro cari sarebbero state spostate altrove. Tale promessa, però, non venne mantenuta, consentendo all’invaso di inghiottire le spoglie di genitori, nonni e figli, la cui sepoltura è da allora illacrimata.
Inizialmente la chiesa riuscì a sfuggire a questa sorte, in quanto situata su un’altura che dominava il vecchio villaggio. Tuttavia, il livello del lago non ha mai cessato di alzarsi anno dopo anno. Così, agli inizi del XXI secolo anche il piccolo tempio è stato abbracciato dalla morsa letale del lago. Nondimeno, il tetto dell’edificio e la torre campanaria continuavano ad ergersi sopra la superficie, creando un’immagine tanto romantica quanto tragica. L’acqua impietosa, però, non ha smesso di aumentare, cosicché attualmente risulta visibile soltanto la punta del campanile. Tra pochi anni, la torre sarà completamente inghiottita, soffocando per sempre l’ultimo barlume di resistenza.

Un disastro ambientale
Il lago Valea Seșii spesso si tinge di colori sgargianti, che variano dal rosso mattone al blu-turchese, creando uno scenario suggestivo. Tuttavia, questo panorama cela una realtà ben poco rassicurante. Le particolari tonalità, infatti, tradiscono i veleni che scorrono nelle acque dell’invaso, rendendolo tossico e pericoloso per l’uomo. Il bacino di decantazione si estende oggi per oltre 130 ettari, contenendo circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti. L’invaso nasconde metalli pesanti e sostanze acide, che determinano i colori del lago.
Ancora oggi, le autorità romene non hanno adottato alcuna misura per porre fine al disastro ecologico di Geamăna. Molte sostanze tossiche si sono infiltrate nelle falde acquifere della zona, rischiando di inquinare il fiume Arieș e quindi il Mureș, di cui è tributario. L’inquinamento potrebbe così propagarsi oltre i confini nazionali: il Mureș attraversa infatti l’Ungheria, dove confluisce nel Tisza, che a sua volta sfocia nel Danubio in Serbia. Le autorità hanno stimato i costi di bonifica in 15 milioni di dollari, rendendo improbabile un intervento per fermare questo disastro. I costi – uniti alla redditività della miniera – rendono improbabile la cessazione dell’attività estrattiva e lo svuotamento del bacino di decantazione. Il giorno in cui Geamăna rivedrà il sole, insomma, pare assai lontano.
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