Giradischi, gli album consigliati di febbraio

Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti


Anche gli Eroi Muo­io­no di Kid Yugi — recen­sio­ne di Bea­tri­ce Riva


Il ven­ti­quat­tren­ne Fran­ce­sco Sta­si, o come ama defi­nir­si lui, “il rap­per più intel­li­gen­te con cui hai mai lavo­ra­to”, pro­po­ne un disco cru­do e poten­te, ma al tem­po stes­so carat­te­riz­za­to da aper­tu­re più pop.
L’opera si com­po­ne di 16 bra­ni, e si svi­lup­pa come una vera e pro­pria mon­ta­gna rus­sa emo­ti­va: dai pez­zi più aggres­si­vi come Ber­ser­ker e Bul­let Bal­let (con Artie Five), si pas­sa a mood più roman­ti­ci in Ame­lie e Tri­sta­no ed Isot­ta, fino a trac­ce più rit­ma­te come Jol­ly e Push It (feat. ANNA).
L’album affron­ta inol­tre un tema caro al rap­per: la que­stio­ne meri­dio­na­le. In Per il san­gue ver­sa­to si par­la di guer­re fra quar­tie­ri, met­ten­do in luce quan­to cer­te dina­mi­che sia­no radi­ca­te ed pri­ve di sen­so: «se foste nati vici­ni vi chia­me­re­ste fra­tel­li». Un filo ros­so che richia­ma i bra­ni dei pro­get­ti pre­ce­den­ti come TERR1 e Ilva di Tut­ti i Nomi del Dia­vo­lo, in cui Yugi si fa por­ta­vo­ce di un popo­lo con­si­de­ra­to da sem­pre “ita­lia­no di serie B”.
Non man­ca­no infi­ne rime più intro­spet­ti­ve in bra­ni qua­li Davi­de e Golia o Per te che Lot­to, quest’ultimo dedi­ca­to alla malat­tia del­la sorel­la, e indi­ca­to dal­lo stes­so arti­sta come il pez­zo miglio­re del disco. Il pro­get­to met­te in evi­den­za un Kid Yugi sicu­ra­men­te let­te­ra­to: il suo rap si distin­gue da quel­lo di mol­ti col­le­ghi per la pre­sen­za di rife­ri­men­ti cul­tu­ra­li anche ricer­ca­ti. Tut­ta­via, l’impressione è che in pez­zi come Gil­ga­mesh que­sta sua carat­te­ri­sti­ca ven­ga tal­vol­ta osten­ta­ta, sti­le lista del­la spe­sa, fino a svuo­ta­re di signi­fi­ca­to il rife­ri­men­to stes­so e ren­de­re la cul­tu­ra stru­men­to fina­liz­za­to sol­tan­to alla chiu­su­ra del­le rime.
Un altro limi­te dell’album è rap­pre­sen­ta­to dai fea­tu­ring, al net­to di alcu­ne col­la­bo­ra­zio­ni riu­sci­te, come quel­le con ANNA e Artie Five, affi­da­re i ritor­nel­li a Tut­ti Feno­me­ni o Tony Boy non appa­re una scel­ta par­ti­co­lar­men­te effi­ca­ce, risul­tan­do piut­to­sto scon­ta­ti o esa­ge­ra­ta­men­te orien­ta­ti al commerciale.
Un’ulteriore nota nega­ti­va riguar­da il lin­guag­gio, che in alcu­ni pas­sag­gi scon­fi­na la cifra cru­da e diret­ta tipi­ca del per­so­nag­gio risul­tan­do a trat­ti miso­gi­no. In Chuck Nor­ris, Neris­si­ma Ser­pe e Papa V sem­bra­no qua­si esser­si mes­si d’accordo decla­man­do entram­bi con fie­rez­za che don­ne di faci­li costu­mi gli offra­no atten­zio­ni sessuali.
In con­clu­sio­ne, Anche gli Eroi Muo­io­no non è affat­to un album super­fi­cia­le. Come i suoi ido­li deca­den­ti­sti, Yugi comu­ni­ca un sen­so di vuo­to esi­sten­zia­le e di dolo­re laten­te, lega­to alla con­sa­pe­vo­lez­za che tut­to con­du­ce alla mor­te e che anche gli uomi­ni più glo­rio­si sono desti­na­ti all’oblio. Que­sto sen­so di impo­ten­za emer­ge con effi­ca­cia in Davi­de e Golia, attra­ver­so una serie di meta­fo­re inci­si­ve: «Io sono un filo d’erba che sfio­ra una mie­ti­treb­bia / con­tro i fuci­li d’Europa sono un india­no d’America / un vitel­li­no che in un mat­ta­to­io si ribel­la / sono una pre­ghie­ra che vuo­le fer­ma­re una guer­ra / io sono una zat­te­ra che sfi­da la tem­pe­sta / un sas­so che roto­la risa­len­do una pendenza».
Come scri­ve­va Bau­de­lai­re: «La vita è una lun­ga malat­tia che ter­mi­na con la mor­te». Da qui nasce la doman­da che attra­ver­sa l’intero disco: qua­le sen­so ha vive­re un’esistenza con­tin­gen­te? La rispo­sta sem­bra esse­re quel­la di una vita vis­su­ta all’insegna del dena­ro e dei vizi. È que­sto, in fili­gra­na, il mes­sag­gio rac­chiu­so nel tito­lo Anche gli Eroi Muoiono.


Fastli­fe 5: Audio Luxu­ry di Guè – recen­sio­ne di Giu­sep­pe Ciliberti

Al quin­to capi­to­lo del­la saga di rap cine­ma, l’audio si fa lus­suo­so con pro­du­zio­ni ori­gi­na­li (come già nel quar­to), ma la natu­ra gang­sta del pro­get­to non cam­bia. Pro­dot­to inte­ra­men­te da Coo­kin Soul, che pren­de il posto di Dj Harsh, il disco man­tie­ne l’attitudine dell’elegante spac­co­ne­ria dei suoi ulti­mi lavo­ri, del rap­per che ha por­ta­to l’underground a dei livel­li di raf­fi­na­tez­za uni­ci nel­la sce­na ita­lia­na. Fuo­ri dal­le logi­che di mer­ca­to, come mostra­no i feat ricer­ca­ti tra vec­chia scuo­la (B‑Real, Fred­die Gibbs) e nuo­ve pro­mes­se (Pro­mes­sa, Enny P), Fastli­fe 5 con­ti­nua quel­la rina­sci­ta del rap indi­pen­den­te avvia­ta con il più alta­le­nan­te joint album KG, dimo­stran­do che la fre­schez­za del gene­re può esse­re man­te­nu­ta anche dopo 30 anni.


Don’t Be Dumb di ASAP Roc­ky — recen­sio­ne di Pie­tro Taglietti

Otto anni dopo Testing, ecco Don’t Be Dumb, l’ultima fati­ca di ASAP Roc­ky. L’album, usci­to il 21 gen­na­io, vede il con­tri­bu­to gra­fi­co del regi­sta Tim Bur­ton per la coper­ti­na e quel­lo musi­ca­le di Dan­ny Elfman, com­po­si­to­re per il cinea­sta cali­for­nia­no. I pri­mi sin­go­li HELICOPTER e STAY HERE 4 LIFE dona­no al disco una pati­na più com­mer­cia­le: tra i temi affron­ta­ti, la nuo­va fami­glia dell’artista con la pop­star Rihan­na, i recen­ti pro­ces­si giu­di­zia­ri e i soli­ti rife­ri­men­ti a ses­so e sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti. La secon­da metà, inve­ce, è all’insegna dell’eclettismo e la trac­cia AIR FORCE (BLACK DEMARCO), che alter­na un beat fre­ne­ti­co e len­te melo­die cloud rap tipi­che degli esor­di di Roc­ky, è una del­le più riu­sci­te del long play. Tra fea­tu­ring apprez­za­bi­li, come Damon Albarn dei Goril­laz in WHISKEY (RELEASE ME) e l’amico Tyler, The Crea­tor in FISH N STEAK (WHAT IT IS), il rap­per di Har­lem fa mostra del­le sue otti­me doti cano­re ma il disco, in defi­ni­ti­va, risul­ta non rifi­ni­to al meglio. Degno di nota, comun­que, è il lavo­ro sti­li­sti­co per i biz­zar­ri com­ple­ti da esi­bi­zio­ne, pro­ta­go­ni­sti dell’imminente tour esti­vo facen­te tap­pa agli I‑DAYS, pres­so l’Ippodromo di San Siro, il pros­si­mo 10 settembre.

Con­di­vi­di:
Beatrice Riva
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.
Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.

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