Piero Gobetti, intellettuale ed editore torinese, è ancora oggi un riferimento per l’industria culturale. Cent’anni dopo la scomparsa, a ventiquattro anni, l’omonimo Centro studi promuove iniziative volte a ravvivare studi e divulgazione attorno alla sua figura.
Il fascismo si è distinto anche per la violenza contro dissidenti politici. Eppure, la morte di Piero Gobetti, avvenuta il 16 febbraio 1926 all’ospedale di Neuilly-sur-Seine, ha soltanto amplificato il messaggio contestatore del giovane intellettuale.
Istituti come il Centro studi Piero Gobetti oggi informano la cittadinanza sulle attività dell’editore torinese. Le riviste e l’omonima casa editrice, le cui carte oggi sono liberamente consultabili, hanno costituito l’arma per resistere al primo fascismo.
Chi era Gobetti? Da Energie Nove alla Rivoluzione Liberale
Piero Gobetti nacque a Torino nel 1901 da una famiglia di origine contadina. Frequentò il liceo Gioberti e a diciassette anni fondò la rivista Energie Nove, attiva fino al 1920. In questo periodo Gobetti affinò la sua formazione di orientamento liberale e si iscrisse a giurisprudenza nel 1918.
Durante il biennio rosso, egli intensificò i contatti con i comunisti torinesi. Dal 1921, Gobetti collaborò come critico teatrale alla rivista L’Ordine Nuovo di Antonio Gramsci e nel 1922 pubblicò il primo numero della Rivoluzione Liberale. Si trattava di una rivista di cultura politica volta allo studio e al dibattito attorno all’Italia, al fine di risvegliare il sentimento identitario dei cittadini.
Il patriottismo di Gobetti era antitetico al fascismo, un fenomeno descritto come “autobiografia della nazione”, cioè sintesi degli storici difetti italiani. Tuttavia, le sue frequentazioni operaie lo rendevano un “eretico”, estraneo ai principali ambienti liberali torinesi.
Gobetti editore. Organizzare e contestare
La Rivoluzione Liberale aveva reso Gobetti uno dei più noti intellettuali antifascisti dell’epoca, tanto che Mussolini, in un telegramma al prefetto di Torino del 1° giugno 1924, chiese di rendere la «vita difficile [a] questo insulso oppositore del governo et [del] fascismo».
Il 5 settembre successivo, Gobetti fu gravemente picchiato da una dozzina di fascisti in via XX Settembre, a Torino.
La Rivoluzione Liberale fu sequestrata a gennaio 1925 e poi chiusa a novembre. Nel frattempo, il 23 dicembre 1924 usciva il primo numero de Il Baretti, periodico letterario. Gobetti, come lo definì Antonio Gramsci, era uno straordinario «organizzatore di cultura» e ne è dimostrazione la pubblicazione per i suoi tipi di Ossi di seppia (1925), prima raccolta poetica di Eugenio Montale.
Il 3 febbraio, appena dopo la nascita del figlio Paolo dalla moglie Ada Prosperi, Gobetti partì da solo in esilio per Parigi. Pochi giorni dopo, però, si ammalò di bronchite e venne trasportato all’ospedale di Neuilly-sur-Seine, dove, già stremato per le percosse del ‘24, morì nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926.
Il Centro studi Gobetti e le attività per il centenario
Il Centro studi Piero Gobetti, situato in via Fabro, 6 a Torino, cura quest’anno una serie di iniziative per il centenario della morte di Gobetti. Il palinsesto di eventi è distribuito tra il Piemonte e la Francia e si chiuderà a dicembre.
Gli incontri verteranno sull’attività editoriale e culturale di Gobetti. Tra questi figura l’evento Giornalismo e libertà di stampa da Gobetti a oggi, dal 14 al 16 aprile 2026 a Torino, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti. In primo luogo vi sarà un’analisi del modello di giornalismo dei coniugi Piero e Ada, cui seguirà un dibattito attorno alle odierne prospettive della libertà di stampa in Italia e nel mondo.
La professoressa Irene Piazzoni, docente di storia contemporanea presso la Statale, interverrà all’evento Gobetti editore di letteratura che si terrà a Torino il 3 e 4 dicembre 2026, presso la Fondazione Firpo e il Centro studi Gobetti.
La cultura come resistenza
La pur breve esperienza editoriale di Gobetti insegna il valore del dialogo all’interno del dibattito pubblico. Il suo modo di opporsi al potere mostra come la cultura sia il pilastro per uno scambio costruttivo di idee, ossia fondato sull’empatia tra le persone.
Gobetti e la moglie Ada diffusero il sapere opponendosi alla sete di ignoranza del totalitarismo fascista. Oggi, la loro eredità va raccolta e perpetuata per le generazioni a venire.

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