Gobetti, il liberale eretico. Cento anni di eredità

Il 16 febbraio 1926 moriva uno dei maggiori editori italiani di sempre

Illustrazione di Andrea Serio

Piero Gobetti, intellettuale ed editore torinese, è ancora oggi un riferimento per l’industria culturale. Cent’anni dopo la scomparsa, a ventiquattro anni, l’omonimo Centro studi promuove iniziative volte a ravvivare studi e divulgazione attorno alla sua figura.

Il fasci­smo si è distin­to anche per la vio­len­za con­tro dis­si­den­ti poli­ti­ci. Eppu­re, la mor­te di Pie­ro Gobet­ti, avve­nu­ta il 16 feb­bra­io 1926 all’ospedale di Neuil­ly-sur-Sei­ne, ha sol­tan­to ampli­fi­ca­to il mes­sag­gio con­te­sta­to­re del gio­va­ne intellettuale.

Isti­tu­ti come il Cen­tro stu­di Pie­ro Gobet­ti oggi infor­ma­no la cit­ta­di­nan­za sul­le atti­vi­tà dell’editore tori­ne­se. Le rivi­ste e l’omonima casa edi­tri­ce, le cui car­te oggi sono libe­ra­men­te con­sul­ta­bi­li, han­no costi­tui­to l’arma per resi­ste­re al pri­mo fascismo.

Chi era Gobetti? Da Energie Nove alla Rivoluzione Liberale

Pie­ro Gobet­ti nac­que a Tori­no nel 1901 da una fami­glia di ori­gi­ne con­ta­di­na. Fre­quen­tò il liceo Gio­ber­ti e a dicias­set­te anni fon­dò la rivi­sta Ener­gie Nove, atti­va fino al 1920. In que­sto perio­do Gobet­ti affi­nò la sua for­ma­zio­ne di orien­ta­men­to libe­ra­le e si iscris­se a giu­ri­spru­den­za nel 1918.

Duran­te il bien­nio ros­so, egli inten­si­fi­cò i con­tat­ti con i comu­ni­sti tori­ne­si. Dal 1921, Gobet­ti col­la­bo­rò come cri­ti­co tea­tra­le alla rivi­sta L’Ordine Nuo­vo di Anto­nio Gram­sci e nel 1922 pub­bli­cò il pri­mo nume­ro del­la Rivo­lu­zio­ne Libe­ra­le. Si trat­ta­va di una rivi­sta di cul­tu­ra poli­ti­ca vol­ta allo stu­dio e al dibat­ti­to attor­no all’Italia, al fine di risve­glia­re il sen­ti­men­to iden­ti­ta­rio dei cittadini.

Il patriot­ti­smo di Gobet­ti era anti­te­ti­co al fasci­smo, un feno­me­no descrit­to come “auto­bio­gra­fia del­la nazio­ne”, cioè sin­te­si degli sto­ri­ci difet­ti ita­lia­ni. Tut­ta­via, le sue fre­quen­ta­zio­ni ope­ra­ie lo ren­de­va­no un “ere­ti­co”, estra­neo ai prin­ci­pa­li ambien­ti libe­ra­li torinesi.

Gobetti editore. Organizzare e contestare

La Rivo­lu­zio­ne Libe­ra­le ave­va reso Gobet­ti uno dei più noti intel­let­tua­li anti­fa­sci­sti dell’epoca, tan­to che Mus­so­li­ni, in un tele­gram­ma al pre­fet­to di Tori­no del 1° giu­gno 1924, chie­se di ren­de­re la «vita dif­fi­ci­le [a] que­sto insul­so oppo­si­to­re del gover­no et [del] fascismo».

Il 5 set­tem­bre suc­ces­si­vo, Gobet­ti fu gra­ve­men­te pic­chia­to da una doz­zi­na di fasci­sti in via XX Set­tem­bre, a Torino.

La Rivo­lu­zio­ne Libe­ra­le fu seque­stra­ta a gen­na­io 1925 e poi chiu­sa a novem­bre. Nel frat­tem­po, il 23 dicem­bre 1924 usci­va il pri­mo nume­ro de Il Baret­ti, perio­di­co let­te­ra­rio. Gobet­ti, come lo defi­nì Anto­nio Gram­sci, era uno straor­di­na­rio «orga­niz­za­to­re di cul­tu­ra» e ne è dimo­stra­zio­ne la pub­bli­ca­zio­ne per i suoi tipi di Ossi di sep­pia (1925), pri­ma rac­col­ta poe­ti­ca di Euge­nio Montale.

Il 3 feb­bra­io, appe­na dopo la nasci­ta del figlio Pao­lo dal­la moglie Ada Pro­spe­ri, Gobet­ti par­tì da solo in esi­lio per Pari­gi. Pochi gior­ni dopo, però, si amma­lò di bron­chi­te e ven­ne tra­spor­ta­to all’ospedale di Neuil­ly-sur-Sei­ne, dove, già stre­ma­to per le per­cos­se del ‘24, morì nel­la not­te tra il 15 e il 16 feb­bra­io 1926.

Il Centro studi Gobetti e le attività per il centenario

Il Cen­tro stu­di Pie­ro Gobet­ti, situa­to in via Fabro, 6 a Tori­no, cura quest’anno una serie di ini­zia­ti­ve per il cen­te­na­rio del­la mor­te di Gobet­ti. Il palin­se­sto di even­ti è distri­bui­to tra il Pie­mon­te e la Fran­cia e si chiu­de­rà a dicembre.

Gli incon­tri ver­te­ran­no sull’attività edi­to­ria­le e cul­tu­ra­le di Gobet­ti. Tra que­sti figu­ra l’evento Gior­na­li­smo e liber­tà di stam­pa da Gobet­ti a oggi, dal 14 al 16 apri­le 2026 a Tori­no, in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Ordine dei gior­na­li­sti. In pri­mo luo­go vi sarà un’analisi del model­lo di gior­na­li­smo dei coniu­gi Pie­ro e Ada, cui segui­rà un dibat­ti­to attor­no alle odier­ne pro­spet­ti­ve del­la liber­tà di stam­pa in Ita­lia e nel mondo.

La pro­fes­so­res­sa Ire­ne Piaz­zo­ni, docen­te di sto­ria con­tem­po­ra­nea pres­so la Sta­ta­le, inter­ver­rà all’evento Gobet­ti edi­to­re di let­te­ra­tu­ra che si ter­rà a Tori­no il 3 e 4 dicem­bre 2026, pres­so la Fon­da­zio­ne Fir­po e il Cen­tro stu­di Gobetti.

La cultura come resistenza

La pur bre­ve espe­rien­za edi­to­ria­le di Gobet­ti inse­gna il valo­re del dia­lo­go all’interno del dibat­ti­to pub­bli­co. Il suo modo di oppor­si al pote­re mostra come la cul­tu­ra sia il pila­stro per uno scam­bio costrut­ti­vo di idee, ossia fon­da­to sull’empatia tra le persone.

Gobet­ti e la moglie Ada dif­fu­se­ro il sape­re oppo­nen­do­si alla sete di igno­ran­za del tota­li­ta­ri­smo fasci­sta. Oggi, la loro ere­di­tà va rac­col­ta e per­pe­tua­ta per le gene­ra­zio­ni a venire.

Con­di­vi­di:
Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.

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