Il libro come «moda veloce»

Anche il mercato librario non riesce a sfuggire la piaga dell’iper-consumismo

Dai book haul alle challenge mensili, BookTok ha reso la lettura un fenomeno virale. Se da un lato ha ampliato il numero dei lettori, dall’altro ha introdotto nel mercato librario le dinamiche dell’iper-consumismo. Il libro rischia così di diventare una “moda veloce”. Recuperare una lettura consapevole significa sottrarlo alla logica della performance e restituirgli profondità.

Pro­ba­bil­men­te tut­ti, o alme­no chi si inte­res­sa di let­tu­ra, si sono imbat­tu­ti in book haul dai costi spro­po­si­ta­ti, wrap-up men­si­li e annua­li che con­ta­no nume­ri di libri let­ti che sem­bra­no irrag­giun­gi­bi­li. Que­sti, e tan­ti altri feno­me­ni, sono la cifra distin­ti­va del Book­tok. È ormai asso­da­to che i social spin­ga­no all’iper-con­su­mi­smo. Fiu­mi di inchio­stro sono sta­ti ver­sa­ti per trat­ta­re que­sti temi. Ora, però, l’acquisto com­pul­si­vo si sta allar­gan­do sem­pre di più. Se pri­ma inte­res­sa­va soprat­tut­to il set­to­re del­la moda, ad oggi, la nuo­va fron­tie­ra è quel­la dei libri. Cer­to è che com­pra­re tan­ti libri non è para­go­na­bi­le a fare ordi­ni di 500€ su Shein in ter­mi­ni di impat­to ambien­ta­le. I libri sono fat­ti di mate­ria­li rin­no­va­bi­li, e facil­men­te rici­cla­bi­li. Book­tok ha avu­to il meri­to di risol­le­va­re il mer­ca­to libra­rio, facen­do avvi­ci­na­re mol­te per­so­ne, soprat­tut­to gio­va­ni, alla let­tu­ra, che ha reso “cool”. L’associazione ita­lia­na edi­to­ri, in un comu­ni­ca­to stam­pa sul con­su­mo di libri nel 2025, ripor­ta una cre­sci­ta del «4% del­le per­so­ne tra i 15 e i 74 anni che si dichia­ra­no let­tri­ci e let­to­ri». Ad oggi, leg­ge­re è qual­co­sa da mostra­re con orgo­glio. Ma accan­to agli aspet­ti posi­ti­vi emer­go­no alcu­ne cri­ti­ci­tà importanti.

L’iper-consumo culturale

Innan­zi­tut­to, la let­tu­ra rischia di tra­sfor­mar­si in per­for­man­ce, in ogget­to da esi­bi­re. In secon­do luo­go, si rischia di incre­men­ta­re il «fast pace rea­ding»: la pres­sio­ne di leg­ge­re “X libri al mese” può tra­sfor­ma­re la let­tu­ra in una gara. Si pri­vi­le­gia la quan­ti­tà sul­la qua­li­tà, con il rischio di sce­glie­re tito­li bre­vi o sem­pli­ci solo per aumen­ta­re il con­teg­gio e leg­ge­re in modo superficiale.

Se Book­tok ha aumen­ta­to il nume­ro di per­so­ne inte­res­sa­te alla let­tu­ra, il modo in cui ciò è avve­nu­to non è neces­sa­ria­men­te posi­ti­vo. Ren­de­re i libri «tren­dy» por­ta ine­vi­ta­bil­men­te a indi­riz­za­re la let­tu­ra ver­so un cer­to gene­re di pro­dot­to. Ad oggi è mol­to comu­ne vede­re nel­le libre­rie sezio­ni dedi­ca­to al «Book­tok», in cui si ripro­pon­go­no sem­pre gli stes­si con­te­nu­ti. I gene­ri che van­no per la mag­gio­re sono tra­di­zio­nal­men­te: roman­ce, fan­ta­sy e i sot­to­ge­ne­ri asso­cia­ti, come i «roman­ta­sy», che dopo il feno­me­no di Fourth Wing (Rebec­ca Yar­ros, 2023) han­no riscos­so un incre­di­bi­le successo.

Quan­do un trend gene­ra ven­di­te rapi­de, l’industria ten­de a repli­car­lo per otte­ne­re sem­pre più incas­si. Que­sto può por­ta­re ad un’omologazione del­le pub­bli­ca­zio­ni, con una sovrap­pro­du­zio­ne di tito­li “simi­li” tra loro, per inter­cet­ta­re i «gusti» già con­so­li­da­ti del pub­bli­co e garan­ti­re un con­su­mo velo­ce. Sono libri pen­sa­ti per esse­re let­ti rapi­da­men­te, strut­tu­ral­men­te affi­ni e con dina­mi­che nar­ra­ti­ve rico­no­sci­bi­li. La fami­lia­ri­tà acce­le­ra la let­tu­ra e favo­ri­sce il con­su­mo seria­le. In que­sto mec­ca­ni­smo, il «let­to­re len­to» diven­ta qua­si irri­le­van­te per il mer­ca­to, che pre­mia, inve­ce, il let­to­re com­pul­si­vo, per­fet­ta­men­te inte­gra­to nel­la logi­ca dell’iper-consumo cul­tu­ra­le.

Quantità o qualità?

A sup­por­ta­re tut­to ciò suben­tra il mito secon­do cui «leg­ge­re più libri ti ren­de più intel­li­gen­te». Un man­tra che fun­zio­na come un car­tel­lo­ne nel cer­vel­lo, che ven­de l’il­lu­sio­ne del­la cre­sci­ta intel­let­tua­le. Leg­ge­re è ormai asso­cia­to all’intelligenza ma, nel mon­do moder­no, una per­so­na non ha biso­gno di leg­ge­re bene per esse­re loda­ta per aver let­to spes­so. È suf­fi­cien­te «far vede­re» di esse­re un let­to­re, tra­mi­te pile di tito­li non let­ti, accu­ra­ta­men­te dispo­sti nel­le case ed espo­sti nei caro­sel­li di Instagram.

Ad oggi, quan­do si trat­ta di libri, la quan­ti­tà ha sosti­tui­to il discer­ni­men­to. La capa­ci­tà di nomi­na­re una doz­zi­na di auto­ri ha eclis­sa­to la capa­ci­tà di capir­ne uno. Com­pra­re tan­ti libri diven­ta qua­si una neces­si­tà, solo per poi espor­li, e dare una cer­ta imma­gi­ne di sé. Dato che i libri sono rima­sti uno dei pochi ogget­ti a non «sof­fri­re» di obso­le­scen­za pro­gram­ma­ta, è neces­sa­rio cer­ca­re un altro modo per indur­re all’acquisto. Un libro, una vol­ta che lo si pos­sie­de, lo si potrà leg­ge­re e rileg­ge­re infi­ni­te vol­te. Ma in una socie­tà in cui è più impor­tan­te appa­ri­re rispet­to che esse­re, il libro diven­ta un acces­so­rio da mostra­re, piut­to­sto che qual­co­sa da con­su­ma­re in modo consapevole.

In que­sto con­te­sto si inse­ri­sce la FOMO, la pau­ra di resta­re indie­tro. Nasco­no chal­len­ge di let­tu­ra, obiet­ti­vi men­si­li sem­pre più ambi­zio­si, clas­si­fi­che per­so­na­li che tra­sfor­ma­no l’esperienza in com­pe­ti­zio­ne. Non che non si pos­sa leg­ge­re velo­ce, ma se hai let­to un libro al gior­no per tut­to l’anno, allo­ra l’hai capi­to dav­ve­ro? Ti ha lascia­to qual­co­sa? Di ciò che con­su­mia­mo rima­ne solo un sopram­mo­bi­le nel­la nostra libre­ria, che diven­ta qua­si la mani­fe­sta­zio­ne fisi­ca di una vir­tù (l’intelligenza).

Leggere in modo consapevole

For­se il pro­ble­ma non è tan­to l’acquisto com­pul­si­vo di libri. La vera que­stio­ne diven­ta un’altra: leg­ge­re in modo con­sa­pe­vo­le. In un’era in cui pre­va­le lo short-form, biso­gna rie­du­ca­re il nostro cer­vel­lo a con­su­ma­re con­te­nu­ti com­ples­si. E con «com­ples­si» non si vuo­le inten­de­re sola­men­te i «clas­si­ci» o i mat­to­ni rus­si degli auto­ri più sco­no­sciu­ti. Anche un libro del gene­re «roman­ce» può, e deve, esse­re let­to in modo con­sa­pe­vo­le. Non impor­ta tan­to «cosa» si leg­ge, ma «come» lo si fa.

Come si è det­to, è vero che mol­ti dei tito­li che oggi spo­po­la­no sono costrui­ti per favo­ri­re una let­tu­ra rapi­da. Ma la velo­ci­tà non è un difet­to intrin­se­co, diven­ta pro­ble­ma­ti­ca quan­do sosti­tui­sce la com­pren­sio­ne. Un roman­ce può esse­re divo­ra­to in due gior­ni e dimen­ti­ca­to in una set­ti­ma­na, oppu­re può diven­ta­re occa­sio­ne di ana­li­si dei model­li rela­zio­na­li che pro­po­ne, degli ste­reo­ti­pi che raf­for­za o deco­strui­sce. In que­sto sen­so, la vera sfi­da non è oppor­si ai gene­ri popo­la­ri, ma sot­trar­li alla logi­ca del con­su­mo imme­dia­to. Il libro non può esse­re una «moda velo­ce», deve esse­re compreso.

Per fre­na­re que­sto pro­ces­so, biso­gna «inte­ra­gi­re» il più pos­si­bi­le con il pro­dot­to che si con­su­ma. Il che non vuol dire tra­sfor­ma­re la let­tu­ra in stu­dio, in quan­to il pri­mo fine è sem­pre diver­ti­re e intrat­te­ne­re. Innan­zi­tut­to, leg­ge­re in modo più len­to è sicu­ra­men­te impre­scin­di­bi­le per una let­tu­ra più con­sa­pe­vo­le. Può esse­re uti­le anche appun­tar­si i pro­pri pen­sie­ri a lato del pro­prio libro, oppu­re in un qua­der­no a par­te. Infi­ne, uno stru­men­to pre­zio­so per com­pren­de­re a fon­do ciò che leg­gia­mo è la discus­sio­ne con altre per­so­ne. Par­te­ci­pa­re a un book club, in que­sto sen­so, signi­fi­ca ripor­ta­re la let­tu­ra fuo­ri dal­la dimen­sio­ne per­for­ma­ti­va dei social e resti­tuir­le la sua natu­ra dialogica.

Con­di­vi­di:
Camilla Gommaraschi
Stu­den­tes­sa di sto­ria curio­sa per natu­ra e con la testa sem­pre tra le pagi­ne: ado­ro leg­ge­re, rac­con­ta­re sto­rie e per­der­mi in nuo­vi mondi.

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