Dieci anni dopo la morte di Umberto Eco, la sua figura viene ricordata attraverso una prospettiva meno accademica, che riporta alcuni suoi pensieri ancora incisivi nel presente.
Sono passati dieci anni esatti da quando Umberto Eco ci ha lasciati, il 19 febbraio 2016. Uno degli uomini e studiosi più influenti e conosciuti sia nella scena italiana sia in quella internazionale. Per dare una rappresentazione estremamente sintetica dei vari campi in cui il contributo di Umberto Eco è stato fondamentale si può citare, sul versante autoriale, il suo romanzo più celebre, vincitore del Premio Strega 1981, anche definito il proprio libro più odiato, Il nome della rosa; sul versante accademico, insieme a molti altri, meritano menzione i due scritti Apocalittici e integrati (1964) e il Trattato di semiotica generale (1975).
Oltre ai numerosi campi di studio in cui Eco ha lasciato una traccia indelebile si può celebrare la memoria dello scrittore di Alessandria attraverso alcune delle sue passioni e riflessioni sul mondo contemporaneo e futuro, sempre ricche dell’ironia che lo contraddistingueva.
Il destino dell’editoria
Senza dubbio Umberto Eco era un grande bibliofilo. È nota la vastità della sua biblioteca personale, composta da circa 1300 volumi antichi e circa 44 000 volumi moderni. Di conseguenza la lettura e la letteratura sono state una costante irriducibile nel corso della sua vita, dove per letteratura non si intende solo quella alta, come i classici, ma anche la letteratura di massa, alla quale lo stesso Eco ha dedicato Il superuomo di massa, saggio di ispirazione gramsciana.
Spesso al professore è stata richiesta una profezia sul destino dei libri cartacei e della letteratura. In un intervento alla Scuola di perfezionamento per librai, Eco non cerca di trovare una risposta adeguata all’ostica domanda, ma prova ad illustrare un percorso da seguire che si basa sul confronto tra il mondo televisivo e quello editoriale:
Ci si chiede sempre “perché la televisione non fa delle trasmissioni sui libri?”. Non mi pare che sia un modo per convincere la gente a leggere, se non a leggere pessimi libri. […] ci possono essere nuovi infiniti modi per invogliare la gente a leggere libri e credo che i librai e gli editori debbano essere chiamati a ragionare su questi nuovi modi quali non dipendono da loro in quanto librai o editori, ma possono dipendere da loro in quanto cittadini.
Successivamente, in maniera ironica e scherzosa riporta un fenomeno che da sempre lo ha colpito, ossia che «in ogni film o telefilm, non appare mai che il luogo più propizio alla lettura sia il letto» e che due sposi, in queste opere, leggono unicamente «quando ormai la coppia è in piena crisi e la lettura dell’uno è un atto di dispetto e di guerra aperta nei confronti dell’altro».
Questo passaggio, insomma, suggerisce come punto di partenza il lavoro per migliorare la percezione dell’atto della lettura.
Sui social e l’informazione
Verso gli ultimi anni della sua vita Umberto Eco ha espresso le sue posizioni sui social e su quella che ha definito «ipernutrizione semiotica», ossia il rischio, da parte dell’essere umano, di non essere più in grado di utilizzare la facoltà della memoria, a causa di una sovrabbondanza di notizie che mette in crisi il fondamentale passaggio di filtrazione delle informazioni. Eco non si è però mai dichiarato nemico della tecnologia, al contrario ha finito per subirne il fascino e pubblicare sulla sua rubrica La bustina di Minerva del settimanale L’Espresso un articolo dal titolo “Ho sposato Wikipedia?”. In questo scritto trovano spazio alcuni argomenti particolarmente cari all’autore: la questione dell’affidabilità e gli effetti della tecnologia sull’istruzione dei giovani.
In realtà, le due problematiche sono una la conseguenza dell’altra. All’interno di questo stesso articolo troviamo una proposta da parte di Eco, anche se definita senza soluzione, per il primo problema: «fondare un centro di monitoraggio di Internet, con un comitato formato da esperti sicuri, materia per materia» affinché i siti web siano «recensiti e giudicati quanto ad attendibilità e completezza». In altra sede Eco cerca di rispondere alla seconda questione, consigliando ai futuri insegnanti di assegnare ai propri studenti dei compiti nei quali è concesso copiare ma richiedendo l’utilizzo di almeno dieci siti per dimostrare agli alunni, attraverso un confronto delle fonti, la presenza di contraddizioni e sollevando un problema di matrice critica.
È difficile non intravedere la morte di questa proposta in uno scorretto utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma l’ammonimento didattico e morale resta più attuale che mai. La differenza sta nell’utilizzo che si fa degli strumenti tecnologici. E lo stesso Eco ne era una dimostrazione vivente, visto l’utilizzo del proprio telefono come agenda, col solo scopo di scriverci le proprie note e i propri pensieri.
Opere postume e memoria
La sua curiosità e la sua vasta conoscenza hanno permesso ad Umberto Eco di sopravvivere attraverso una serie di pubblicazioni postume: in primis Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida, prima uscita della casa editrice La Nave di Teseo, di cui Eco è uno dei fondatori, poi Come viaggiare con un salmone, Sulle spalle dei giganti e infine Il fascismo eterno.
A distanza di dieci anni dalla sua morte, il mondo accademico e non solo potrà finalmente attivarsi per ricordare lo scrittore di Alessandria, dopo aver tenuto fede al testamento di Eco che imponeva il divieto di organizzare convegni, eventi pubblici e giornate di studi a lui dedicate. Il primo evento in assoluto sarà “Eco Eco Eco – A World-Wide Talk for Umberto”, una diretta streaming della durata di ventiquattro ore sui canali YouTube di Fondazione Umberto Eco e Bottega Finzioni Ets, a partire dalle ore dodici italiane del 18 febbraio 2026, che vedrà l’intervento della comunità di studiosi e lettori in suo ricordo.

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