A causa delle criticità irrisolte della riforma all’accesso a medicina e la gestione subottimale da parte dell’ateneo, gli aspiranti medici hanno affrontato diverse difficoltà didattiche, burocratiche e amministrative.
Con il Decreto Ministeriale n.418 del 30/5/2025, l’iscrizione ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria veniva resa, almeno de iure, libera. Difatti, l’accesso libero a queste facoltà, in particolare a quella in Medicina, era stata un cavallo di battaglia di diverse forze politiche, che consideravano il numero chiuso come uno dei problemi legati alla mancanza di medici nel SSN (cosa che non è vera: i medici ci sono, mancano gli specialisti).
Con la riforma, il Governo ha vantato di aver finalmente superato questo limite: chiunque avrebbe avuto l’opportunità di iscriversi a Medicina. Tuttavia, si riscontra qui il primo vero limite della riforma: l’accesso a Medicina non era veramente aperto, l’aspirante medico si iscriveva a un cosiddetto semestre filtro. Il numero rimaneva chiuso, e a tutti gli effetti si doveva comunque superare un test d’ingresso, rimandato solo di un semestre e con modalità differenti.
In Italia, per 52.025 studenti iscritti al semestre filtro in medicina, erano disponibili 21.584 posti. In particolare, in Unimi, su 2.504 studenti ne sono entrati 563.
Il semestre filtro in Unimi
Numerose sono state le difficoltà durante l’erogazione delle lezioni. In primis, il numero di studenti superava di gran lunga le capacità spaziali delle aule universitarie. Per tale motivo, si è reso necessario dividere la mole di studenti in gruppi, chiamati “canali”, e di erogare le lezioni sia in presenza che online.
Ciò ha creato delle disparità dovute soprattutto all’aspetto umano e alla differenza dell’insegnamento tra docenti diversi. Tale problema si è riscontrato soprattutto nelle lezioni asincrone, nelle quali molte parti erano ripetute rispetto alla modalità sincrona.
Tutto sommato, «la didattica è stata organizzata al meglio considerando la precarietà della situazione» dice Arianna, matricola di Medicina. Nonostante il numero limitato di posti, il semestre filtro non ha generato l’ambiente tossico e competitivo che invece molti temevano. «C’è stato un clima di collaborazione e siamo arrivati anche a creare un gruppo “sbobine” in cui tanti hanno preso parte. C’è stata una buona collaborazione» dice Mattia, un’altra matricola di Medicina.
Gli esami, l’immatricolazione e gli studenti
In Unimi, durante lo svolgimento degli esami, non si sono verificate irregolarità che invece hanno fatto scalpore in altri atenei. Finita la fase degli esami, si è verificato un paradosso. Vale a dire, con il semestre aperto erano entrate meno persone di quante ne entravano con il test d’ingresso. Per tale motivo, il ministero ha dovuto inserire in graduatoria studenti che non hanno superato uno o due esami.
Durante l’immatricolazione, nonostante il grande impegno dell’Università, ci sono stati errori di comunicazione tra la governance, la segreteria, i docenti, i tutor e gli studenti. Le comunicazioni erano talvolta errate oppure non rispondevano appieno alle domande degli studenti, causa anche la continua emanazione di decreti ministeriali. Difficile è stata anche la comunicazione per quanto riguarda il diritto allo studio: le istruzioni non erano chiare, per cui molti studenti non hanno presentato in tempo la dichiarazione ISEE e la domanda per la borsa di studio. Il sito è sempre stato aggiornato il minimo indispensabile.
Queste carenze sono state colmate grazie al lavoro dei rappresentanti, i quali si sono resi disponibili h24 per aiutare le matricole a navigare il labirinto burocratico dell’Ateneo. Per chi non è entrato, Unimi ha aperto le immatricolazioni a 30 corsi affini, con l’apertura successiva di altri 6 corsi senza aver dato comunicazioni ufficiali agli studenti. «La sensazione degli studenti è un abbandono totale, e in preda alle (giuste) ansie ricorrono a noi rappresentanti, sempre disponibili, ma a cui spesso rispondiamo “non lo so”» dice Davide, uno dei rappresentanti degli studenti che si è occupato dell’accoglienza delle matricole.
La riforma ha funzionato?
In realtà, il semestre filtro è stato solo un test d’ingresso rimandato di un semestre, che ha dato false illusioni agli aspiranti medici e che, anzi, si è dimostrato essere uno sbarramento ancora più severo rispetto al test d’ingresso. Inoltre, il numero di posti richiesti, e talvolta imposti, dal Ministero sono oltre le capacità logistiche dell’Ateneo. Non solo: in un secondo momento, il Ministero ha chiesto di aumentare i posti disponibili, a cui Unimi ha risposto con un aumento del 10%, motivato, forse, dal fatto che il Ministero ha messo a disposizione un fondo di 9 milioni di euro da ripartire tra i vari atenei sulla base della percentuale di aumento dei posti.
È anche sbagliato dire che gli studenti si siano iscritti a un semestre di medicina: i corsi frequentati non erano clinici, e anzi gli argomenti erano, in sostanza, un ripasso delle nozioni già apprese alle scuole superiori. Il SF ha comportato uno spostamento temporale dei corsi medici veri e propri. Ad esempio il corso di Anatomia, già considerato il più difficile in Italia, era prima annuale al primo anno, ma ora è diviso tra primo e secondo. Inoltre, il semestre aperto arriva in un momento delicato per la facoltà di Medicina. A causa di cambiamenti nella convenzione tra Unimi e il gruppo ospedaliero San Donato, quest’anno cambia la gestione degli spazi didattici negli ospedali, situazione aggravata dall’aumento di posti disponibili.
E ora?
I rappresentanti e la Facoltà di Medicina stanno già lavorando per comunicare al ministero le innumerevoli problematiche legate alla riforma, nella speranza di giungere a un cambiamento a livello ministeriale. Idealmente, si dovrebbe tornare a un test d’ingresso, ma pare non esserci la volontà politica. Gli studenti inizieranno le lezioni il 2 marzo: a loro va il più sincero augurio di proseguimento nella loro carriera medica, un percorso difficile, estenuante e talvolta alienante, ma che dona innumerevoli soddisfazioni.
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