Il retelling dei Grandi Classici domina il cinema contemporaneo, oscillando tra operazioni estetiche studiate per generare hype e adattamenti sostanziali dei testi canonici. Da Dracula — L’amore perduto di Luc Besson e “Cime tempestose” di Emerald Fennel, pensati più per provocare e conquistare l’attenzione, a Frankenstein di Guillermo del Toro, capace di rileggere il testo originale senza svuotarlo.
Tutto è già stato raccontato, eppure continuiamo a raccontarlo di nuovo. Dalle storie di amori impossibili ai viaggi straordinari, dai miti antichi ai romanzi che hanno segnato intere generazioni, il cinema contemporaneo sembra ossessionato dal ripescare i Grandi Classici, riadattandoli a uno spirito più affine a quello del remix culturale, come se ogni racconto potesse avere ancora qualcosa da svelare.
Il retelling, letteralmente «raccontare di nuovo», indica la pratica di riproporre una storia già nota, plasmandola servendosi di nuove prospettive e linguaggi. Non si tratta semplicemente di un remake: il retelling mette in gioco le esigenze culturali e artistiche della propria epoca, trasformando ciò che era familiare in qualcosa di nuovo, o almeno percepito come tale.
Il retelling contemporaneo
Sebbene reinterpretare opere non sia un fenomeno recente, il retelling contemporaneo si distingue per le diverse modalità estetiche, narrative e comunicative, fortemente influenzate dai bisogni identitari del nostro tempo. Esso si muove su un doppio binario. In alcuni casi privilegia le tattiche di marketing, riducendo la storia a un evento mediatico, che scatena dibattito e dove l’hype, anche negativo, diventa parte integrante della strategia. Polarizzare non è un effetto collaterale. La discussione online ne è una prova concreta. Questa, infatti, garantisce visibilità già ben prima dell’uscita di un film. In altri casi, invece, il retelling riesce davvero a rileggere i classici, rispettando la trama e il loro significato, restituendo densità dei conflitti e archi narrativi già presenti nel testo originale, rendendone leggibili le tensioni senza annacquarle.
In questo scenario, la sfida del retelling non è semplicemente “aggiornare” storie note, ma di bilanciare la profondità viscerale e morale dei personaggi con i sistemi mediante cui il pubblico le riceve.
Dracula — L’amore perduto – Un retelling intensamente contemporaneo
Dracula — L’amore perduto di Luc Besson rappresenta un esempio emblematico di retelling contemporaneo non tanto per ciò che racconta, quanto per la sensibilità con cui rilegge questa storia iconica. Non è un adattamento che punta sull’erotismo o sul perturbante (elementi storicamente centrali nella figura di Dracula), ma su una rielaborazione morale del personaggio, pienamente inscritta nell’orizzonte culturale attuale. Nel film, Dracula diventa una figura problematica, segnata da dinamiche emotive che si inseriscono in un immaginario odierno condiviso: dipendenza affettiva, ossessione, controllo, mascolinità fragile, incapacità di accettare la perdita. Il protagonista non incarna più il male assoluto o il desiderio proibito, ma cerca consapevolezza e redenzione. Rispetto al Dracula di Coppola, dominato dal romanticismo tragico e da una certa sensualità barocca, quello di Besson rende espliciti i nodi psicologici, convertendo ciò che prima era perdizione ed eccesso in un’analisi del comportamento e delle dinamiche interiori del protagonista.
“Cime tempestose” – Un retelling finalizzato a reinventare e provocare
“Cime tempestose” di Emerald Fennell, adattamento dallo stile provocatorio e dal registro visivo esplicitamente trasgressivo, ha da subito suscitato indignazione e shock, affermandosi come fenomeno mediatico, prima ancora che come opera cinematografica. Infatti, il film ha acquisito una distintiva presenza già nella fase di promozione, attraverso trailer e scelte comunicative che ne hanno preceduto l’uscita. L’insistenza sull’estetica sembra pensata per dare luogo ad hype e innescare reazioni immediate. Le discussioni, le critiche e le opinioni diventano parte integrante dell’opera stessa. Anche le scelte di casting, volutamente lontane dalle aspettative legate al romanzo, operano come segnali, volte a orientare fin da subito la percezione del pubblico. Non è un caso, infatti, se molti non hanno perso tempo a notare come il film si collochi in una logica simile a quella della fanfiction: una storia smontata e rimaneggiata, più che per essere approfondita. Un ulteriore segnale di questa distanza dal testo originale è già nel modo in cui il film si presenta: “Cime tempestose” compare tra virgolette, quasi a suggerire che non si tratta davvero di un adattamento fedele del romanzo di Emily Brontë, ma di una sua versione, di un’eco, o persino di una messa in scena consapevolmente artificiale. Gli apici doppi funzionano come un dispositivo implicito: dichiarano fin dall’inizio che il classico non è più un riferimento da interrogare, ma un materiale da rimodellare liberamente, fino a sfiorare la parodia.
In questo senso, il film sembra collocarsi in quella zona ambigua in cui il retelling smette di confrontare il testo e diventa un esercizio di stile, una variazione estetica pensata per essere riconoscibile, commentabile e divisiva. Il classico resta sullo sfondo come marchio culturale, mentre ciò che conta è l’effetto prodotto.
Frankenstein – Un retelling rispettoso del testo originale
A differenza di “Cime tempestose”, il retelling di Frankenstein firmato da Guillermo del Toro punta a una rilettura rispettosa del romanzo di Mary Shelley, senza stravolgere la storia. Il regista modernizza il linguaggio e la messa in scena, mostrando la Creatura non come un semplice mostro, ma come un personaggio intimamente sfaccettato e disperatamente umano, restituendo le domande etiche già presenti nel testo originale. Questo approccio distingue il film dalle versioni cinematografiche precedenti, spesso orientate verso il genere horror, e ne fa un esempio di retelling in grado di mettere il classico in dialogo con lo spettatore.
Alla luce di quanto osservato, il retelling contemporaneo si rivela, dunque, uno specchio del nostro tempo. Riflettere su tematiche contemporanee rende il retelling immediatamente riconoscibile e appetibile, attirando un pubblico che conosce già la storia e riducendo il rischio commerciale. Allo stesso tempo, la riscrittura può aprire a nuove interpretazioni o approfondire il significato dei testi originali. Insomma, quel che è certo è che questo fenomeno interroga il rapporto tra passato e presente, tra fedeltà e libertà creativa, rivelando come la cultura contemporanea scelga di rileggere le storie che l’hanno formata.

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