L’Unione europea e l’India sono arrivate, in data 27 gennaio 2026, alla conclusione di un Free Trade Agreement (accordo di libero scambio) che segna un nuovo inizio nelle dinamiche geopolitiche commerciali.
Ue-India, svolta nei rapporti commerciali
Il 27 gennaio 2026, l’Unione europea e l’India hanno concluso un accordo bilaterale di libero scambio molto significativo. I Free Trade Agreement hanno la funzione di ridurre o eliminare i dazi doganali, agevolando il commercio tra i Paesi. L’Europa si prefigge, quindi, attraverso questo patto, l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni europee verso il subcontinente indiano, eliminando o riducendo i dazi sul 96,6% delle proprie merci.
La riduzione dei dazi verrà implementata gradualmente in alcuni ambiti, come nel settore delle automobili, le cui tariffe diminuiranno dal 110% fino al 10% entro 5–10 anni. Scena simile si profila anche per il settore del vino, con tassi dal 150% al 75%, e dell’olio, dal 45% allo 0%, in 5 anni. In tal modo si consentirà ai produttori europei che entrano nel mercato indiano di poter competere con i prodotti nazionali. I benefici maggiori da parte Ue interessano il settore delle automobili, del vino, dei superalcolici, della birra, degli alimenti processati, dei macchinari e dei cosmetici. Resteranno sotto regime di dazio i settori agricoli, ovvero carne bovina, pollo, riso e zucchero. Inoltre, tutte le importazioni dall’India saranno sottoposte agli standard alimentari europei e al CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), strumento entrato in vigore il primo gennaio 2026, attraverso il quale l’Unione europea impone una tassa sui prodotti importati che hanno generato molta CO₂. L’accordo permette all’Unione europea l’accesso al mercato indiano dei servizi, soprattutto in ambito di IT, servizi professionali, istruzione, telecomunicazione, servizi finanziari e ambientali.
India, diplomazia commerciale tra Europa, Golfo e Stati Uniti
Negli ultimi anni la politica estera indiana si è concentrata sulla diversificazione delle proprie partnership economiche e commerciali. L’anno scorso il Paese ha stretto accordi commerciali con Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein, Oman e Nuova Zelanda. Inoltre, Narendra Modi, primo ministro indiano, mantiene uno sguardo attento anche verso i paesi del Golfo che rappresentano il 15% del commercio estero indiano.
CDopo il ritorno alla Casa Bianca del presidente Trump e in seguito alla guerra di tre giorni con il Pakistan, i rapporti tra due delle più potenti economie su scala globale, India e Stati Uniti, si sono raffreddati. Trump ha, infatti, imposto dazi del 50% all’India, come ritorsione per l’acquisto di petrolio russo e per la mancata firma di un accordo commerciale entro la data stabilita. Dopo l’annuncio del Free trade agreement con l’Unione europea, gli Stati Uniti hanno risposto all’Ue con un accordo con l’India, annunciato il 2 febbraio. Come spiegato da Trump sul suo social Truth, le imposte sui prodotti indiani verranno ridotte del 18%, l’India invece azzererebbe le tariffe contro gli Stati Uniti.
Un’intesa strategica tra Europa e India nel nuovo ordine globale
La conclusione dell’accordo di libero scambio fra Unione europea e India avviene dopo diciannove anni dall’inaugurazione dei negoziati nel 2007. Le contrattazioni si erano interrotte a causa di uno stallo nel 2013. I grandi cambiamenti geopolitici, tra i quali l’uscita del Regno Unito dall’Ue, l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la pandemia, la competizione tra USA e Cina, hanno poi contribuito a prolungare le negoziazioni fino al 2022. Le trattative hanno subito un’accelerazione grazie alla visita di Ursula von der Leyen nel febbraio 2025 e alla guerra commerciale scatenata da Donald Trump che ha creato un clima di incertezza economica tale da spingere l’India e l’Unione europea a trovare partner più affidabili.
Washington e i suoi dazi non sono gli unici pericoli da cui guardarsi, Nuova Delhi e Bruxelles cercano di diversificare le loro relazioni commerciali nell’ottica di ridurre la loro dipendenza da Pechino, che fornisce il 100% dell’approvvigionamento di terre rare pesanti, minerali fondamentali per produrre batterie, strumenti digitali e armi, dell’Ue. Il trattato è il simbolo di un avvicinamento tra Nord globale e Sud globale che può fare da apripista a futuri accordi tra i mercati emergenti e economie consolidate come quella europea. Il Primo ministro indiano ha definito il patto “il più ampio trattato sul libero scambio della storia”. Esso crea un mercato integrato di circa 25 mila miliardi di dollari di PIL e 2 miliardi di persone, mentre il commercio con questi paesi ammonta a 180 miliardi di dollari. L’accesso al mercato europeo garantisce l’aggiornamento delle catene di produzione e fornitura, la possibilità di produrre di più riducendo i costi nei settori ad alta intensità di manodopera e credibilità alla produzione.
Per entrare in vigore il Free Trade Agreement deve essere sottoposto a revisione legale e deve essere tradotto in tutte le lingue dell’Unione. Successivamente il Consiglio deve adottare la proposta della Commissione per la firma e la conclusione dell’accordo. In ultima istanza deve essere approvato dal Parlamento europeo e richiede la decisione del Consiglio, anche la controparte, quindi l’India, deve ratificare l’accordo affinché entri in vigore.
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