Venezuela dopo Maduro, il prezzo dell’intervento americano e il futuro incerto del Paese.

La cattura del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro crea conseguenze gravissime per la popolazione venezuelana

Gli Stati Uniti hanno inaugurato il nuovo anno con un’operazione che non solo rischia di minare il precario equilibrio dell’arena globale e delle dinamiche di diritto internazionale, ma produce anche importanti conseguenze per la popolazione venezuelana e dei paesi confinanti. 

L’intervento statunitense 

L’a­zio­ne mili­ta­re con­dot­ta dagli Sta­ti Uni­ti, cul­mi­na­ta con l’estradizione del pre­si­den­te vene­zue­la­no, ha imme­dia­ta­men­te ride­fi­ni­to gli equi­li­bri poli­ti­ci del Vene­zue­la e ha aper­to una fase di pro­fon­da incer­tez­za regio­na­le. Madu­ro è sta­to cat­tu­ra­to a Cara­cas insie­me alla moglie Cilia Flo­res nel cor­so di un’operazione che ha inclu­so bom­bar­da­men­ti mira­ti e l’impiego di asset nava­li. Lo sco­po era pro­prio rimuo­ve­re il dit­ta­to­re vene­zue­la­no, al gover­no da 12 anni e pro­se­cu­to­re del­la poli­ti­ca di Hugo Cha­vez, al pote­re dal 1999.  

Il pre­si­den­te Trump ha descrit­to que­sto inter­ven­to come il trion­fo degli sfor­zi del gover­no ame­ri­ca­no con­tro il nar­co­traf­fi­co. Mol­ti spe­cu­la­no, ragio­ne­vol­men­te, che gli inte­res­si del pre­si­den­te ame­ri­ca­no risie­da­no più in pro­fon­di­tà: all’incirca 7000 metri sot­to il livel­lo del mare, dove si tro­va­no le ric­chis­si­me riser­ve petro­li­fe­re vene­zue­la­ne. 

Le conseguenze dell’operazione militare 

Il gover­no sta­tu­ni­ten­se ha descrit­to l’operazione come una rispo­sta alla lun­ga deri­va auto­ri­ta­ria del cha­vi­smo ope­ra­ta da Madu­ro, moti­van­do il pro­prio inter­ven­to come una vera e pro­pria impo­si­zio­ne di una tran­si­zio­ne demo­cra­ti­ca nel pae­se. Que­st’o­biet­ti­vo si pone in tota­le con­ti­nui­tà con i desi­de­ri del popo­lo vene­zue­la­no stes­so – quel­lo rima­sto in patria e i milio­ni emi­gra­ti duran­te gli anni di regi­me – che dopo l’estradizione del pre­si­den­te ha festeg­gia­to in esul­tan­za. 

Meno divul­ga­te sui media sono sta­te le con­se­guen­ze mate­ria­li dell’operazione. Il Mini­stro del­la Dife­sa vene­zue­la­no, Vla­di­mir Padri­no López, ha denun­cia­to la mor­te di civi­li e mili­ta­ri duran­te i bom­bar­da­men­ti sul­la capi­ta­le, anno­ve­ran­do cir­ca 100 mor­ti e 100 feri­ti cau­sa­ti dagli attac­chi che avreb­be­ro col­pi­to non solo obiet­ti­vi stra­te­gi­ci, ma anche aree den­sa­men­te popo­la­te. Tra que­ste era­no pre­sen­ti anche vit­ti­me cuba­ne: il gover­no dell’Avana ha con­fer­ma­to la mor­te di pro­pri cit­ta­di­ni impe­gna­ti nel­la pro­te­zio­ne del pre­si­den­te vene­zue­la­no, con­dan­nan­do l’azione sta­tu­ni­ten­se come una vio­la­zio­ne del­la sovra­ni­tà di uno Sta­to allea­to. 

Le bom­be su Cara­cas han­no avu­to un impat­to signi­fi­ca­ti­vo anche sull’edilizia urba­na, aggra­van­do una situa­zio­ne già com­pro­mes­sa da anni di cri­si eco­no­mi­ca e caren­ze strut­tu­ra­li. I bom­bar­da­men­ti si sono lascia­ti alle spal­le una scia di detri­ti e strut­tu­re peri­co­lan­ti: mol­ti quar­tie­ri già pre­ca­ri dal pun­to di vista infra­strut­tu­ra­le han­no ripor­ta­to edi­fi­ci dan­neg­gia­ti o distrut­ti. 

Pro­ta­go­ni­sti inve­ce dei media inter­na­zio­na­li sono sta­ti i festeg­gia­men­ti: cori di «hijo de puta» nel­le stra­de di Cara­cas scan­di­ti al rit­mo di pen­to­le e padel­le, ma dopo le cele­bra­zio­ni per i cit­ta­di­ni vene­zue­la­ni poco è cam­bia­to in posi­ti­vo. Osser­van­do con più atten­zio­ne, i sen­ti­men­ti con­tra­stan­ti riguar­do all’ingerenza ame­ri­ca­na non riflet­to­no solo l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca inter­na­zio­na­le, ma anche quel­la degli stes­si cit­ta­di­ni vene­zue­la­ni. 

Il Venezuela dopo Maduro 

Dopo la cat­tu­ra di Madu­ro, il con­trol­lo del pae­se è pas­sa­to alla vice­pre­si­den­te Del­cy Rodrí­guez. Tut­ta­via, la Costi­tu­zio­ne vene­zue­la­na le impe­di­sce di suc­ce­de­re auto­ma­ti­ca­men­te al pre­si­den­te rimos­so, impo­nen­do l’indizione di ele­zio­ni entro 30 gior­ni. Una sca­den­za che incom­be su un gover­no ad inte­rim fra­gi­le e pri­vo di una chia­ra legit­ti­ma­zio­ne poli­ti­ca. 

I man­dan­ti di que­sta azio­ne ambi­va­len­te nell’arena inter­na­zio­na­le non mostra­no di ave­re un pia­no con­cre­to per il con­trol­lo del Vene­zue­la post-Madu­ro. 

Quat­tro gior­ni dopo l’o­pe­ra­zio­ne di rimo­zio­ne del pre­si­den­te, l’am­mi­ni­stra­zio­ne Trump ha annun­cia­to un accor­do fat­to con il gover­no ad inte­rim di Cara­cas sul petro­lio, che secon­do il dipar­ti­men­to dell’Energia ame­ri­ca­no dovreb­be avvan­tag­gia­re sia il Vene­zue­la sia l’America. Sono sta­ti omes­si dal gover­no ame­ri­ca­no ulte­rio­ri det­ta­gli sul­la misu­ra del­la divi­sio­ne dei gua­da­gni dell’accordo fra i due Sta­ti.  

I pericoli per i cittadini venezuelani 

TIME Maga­zi­ne – gra­zie ad inter­vi­ste a vene­zue­la­ni dispo­sti a rac­con­ta­re la loro espe­rien­za in ano­ni­ma­to – ripor­ta il timo­re di mol­ti di esse­re per­se­gui­ta­ti dal nuo­vo gover­no per la con­ten­tez­za espres­sa, cosa che li potreb­be con­dan­na­re all’in­car­ce­ra­zio­ne. E non in una pri­gio­ne qua­lun­que: El Heli­coi­de, una strut­tu­ra del cen­tro di Cara­cas nota dagli anni ‘80 come il cen­tro del­la repres­sio­ne poli­ti­ca vio­len­ta del regi­me cha­vi­sta. Que­sto timo­re sta por­tan­do mol­ti dei cit­ta­di­ni a sba­raz­zar­si di tele­fo­ni e foto­gra­fie per pau­ra di esse­re spia­ti, o fer­ma­ti per stra­da e con­trol­la­ti dai Colec­ti­vos Cha­vi­stas, grup­pi mili­ta­ri fede­li al regi­me depo­sto. 

Que­sti peri­co­li non sono per­ce­pi­ti solo dai Vene­zue­la­ni, al pun­to che il gover­no sta­tu­ni­ten­se ha aller­ta­to i cit­ta­di­ni ame­ri­ca­ni in Vene­zue­la di lascia­re il pae­se, spie­gan­do il peri­co­lo che i Colec­ti­vos Cha­vi­stas pon­go­no a chiun­que mostri soli­da­rie­tà con gli Sta­ti Uni­ti. 

I cit­ta­di­ni vene­zue­la­ni riman­go­no le vit­ti­me mag­gio­ri: già pro­va­ti da anni di insta­bi­li­tà – dal 2014 cir­ca otto milio­ni di per­so­ne han­no lascia­to il pae­se, dan­do vita a uno dei più gran­di eso­di del­la sto­ria recen­te dell’America Lati­na – secon­do l’OCHA, l’Uf­fi­cio del­le Nazio­ni Uni­te per il Coor­di­na­men­to degli Affa­ri Uma­ni­ta­ri, ad oggi alme­no un quar­to del­la popo­la­zio­ne neces­si­ta di urgen­te aiu­to uma­ni­ta­rio. 

L’instabilità del governo rischia di causare una guerriglia tra bande militari 

Il rischio mag­gio­re è che alla per­si­sten­te cri­si uma­ni­ta­ria si som­mi­no nuo­vi con­flit­ti inter­ni. Di fron­te al vuo­to di pote­re lascia­to da Madu­ro, sono mol­te­pli­ci le for­ze con­ten­den­ti: anche fra chi già è al pote­re, reg­ge una fra­gi­le allean­za fat­ta di taci­ti con­sen­si. Da un alto Rodri­guez, che ha pre­so il pote­re ad inte­rim, con­ti­nuan­do l’ondata cha­vi­sta lascia­ta da Madu­ro, dall’altro le for­ze arma­te, i cui espo­nen­ti di più alto gra­do sono Dio­sda­do Cabel­lo, Mini­stro degli Inter­ni e Vla­di­mir Padri­no Lopez, Mini­stro del­la Dife­sa. 

La rispo­sta civi­le in Ame­ri­ca Lati­na, però, è sta­ta carat­te­riz­za­ta per anni dal­la guer­ri­glia del­le ban­de mili­ta­ri, che si distin­guo­no per ideo­lo­gie e fini, dai più noti e nume­ro­si, ai meno. 

L’instabilità del gover­no ad inte­rim potreb­be favo­ri­re la nasci­ta di nuo­ve arma­das cri­mi­na­les o l’espansione di grup­pi arma­ti stra­nie­ri, come l’ELN colom­bia­ne, all’interno dei con­fi­ni vene­zue­la­ni e aumen­ta­re il ter­ro­re che già per­va­de le stra­de del Vene­zue­la. Que­sto con­fi­ne è par­ti­co­lar­men­te teso, al pun­to che il pre­si­den­te Colom­bia­no Gusta­vo Petro ha dichia­ra­to lo sta­to di emer­gen­za e ha man­da­to trup­pe e assi­sten­za uma­ni­ta­ria alla con­fluen­za. 

Non è chia­ro se la cat­tu­ra di Nico­las Madu­ro segne­rà o meno un pun­to di svol­ta per la sto­ria poli­ti­ca vene­zue­la­na e se la dit­ta­tu­ra cha­vi­sta si pos­sa dire estir­pa­ta o solo cam­bia­ta, e con essa anche le rispo­ste mili­ta­ri del­le for­ze con­tra­stan­ti. Il futu­ro del Vene­zue­la dipen­de­rà non solo da chi eser­ci­te­rà il pote­re nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne, ma dal­la capa­ci­tà — fino­ra assen­te — di tra­sfor­ma­re un’operazione mili­ta­re in un pro­ces­so poli­ti­co legit­ti­mo, inclu­si­vo e orien­ta­to alla rico­stru­zio­ne del pae­se. 

 

Con­di­vi­di:
Alice Villa
Stu­den­tes­sa di Scien­ze Inter­na­zio­na­li, aman­te del­le sto­rie, vere o inven­ta­te che sia­no, e di tut­ti i modi in cui si pos­so­no raccontare.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.