L’intervento americano in Venezuela segna una frattura nell’ordine internazionale e un ritorno al mondo com’era prima del 1946. Sebbene abbia portato alla caduta di un regime dittatoriale, l’azione avviene in modo unilaterale e apertamente offensivo, sancendo così la fine del diritto internazionale come vincolo ai rapporti tra Stati. In un mondo tornato ai rapporti di forza e dominato dai “falchi”, l’Europa si trova davanti a un bivio: restare una colomba, o dotarsi degli strumenti necessari per difendere il proprio ruolo geopolitico.
L’intervento americano e la rottura dell’ordine postbellico
A Caracas, il 3 gennaio 2026 si è verificato un avvenimento geopolitico che ha segnato un punto di svolta nella storia contemporanea. Nelle prime ore dell’alba, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha autorizzato l’operazione Absolute Resolve, una serie di bombardamenti sul territorio venezuelano. L’attacco ha portato alla distruzione di siti strategici e militari e alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Un’azione militare inaspettata e mozzafiato nella sua efficacia, che ha suscitato sia ammirazione, sul lato tecnico, che scalpore a livello internazionale. Le implicazioni però sono gravi: con questo intervento, gli Stati Uniti violano l’ordine internazionale costruito dopo il 1945. Muore così il diritto internazionale così come l’abbiamo inteso finora. Ammesso che sia mai esistito davvero.
La condanna internazionale scaturita dall’azione militare non nasce dal fine, ma dai mezzi. Nicolas Maduro era di fatto un dittatore: ha violato ripetutamente il processo democratico, represso manifestazioni nel sangue e incarcerato i suoi oppositori politici. Difatti, dopo la sua cattura, il Venezuela (e gran parte dell’America Latina) è scoppiato in festeggiamenti. Il paese sudamericano è un luogo migliore senza Maduro. Tuttavia, la sua cattura è avvenuta tramite un atto arbitrario e unilaterale da parte di una potenza straniera, priva di giustificazioni formali. Sebbene gli Stati Uniti abbiano già effettuato in passato dei cambi di regime, come in Libia o in Afghanistan, questi erano stati giustificati come azioni difensive o come esecuzioni di mandati ONU per mantenere la stabilità. Il 3 gennaio, invece, Washington ha portato avanti in Venezuela un’azione dichiaratamente offensiva, rifiutando esplicitamente le regole alle quali il mondo si era sottoposto dopo la seconda guerra mondiale.
L’ordine internazionale è anarchico senza un garante
L’intervento militare in Venezuela non rappresenta tanto un “precedente pericoloso”, quanto il proseguimento di una realtà mai davvero superata. Difatti, il cosiddetto ordine internazionale basato sulle regole è esistito finché è stato permesso dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale (e gli Stati Uniti in particolare).
Seguendo la definizione di Max Weber, la politica internazionale è anarchica: non esiste un’autorità sovranazionale che detenga un monopolio legittimo della violenza. Ne consegue che gli stati, pur vincolati da trattati, conservano comunque la facoltà di esercitare forza gli uni con gli altri. In tal senso, l’uso della violenza è una caratteristica strutturale del sistema internazionale. I trattati e le convenzioni, per quanto utili, restano solo inchiostro su carta di fronte ad attori con una forza bruta soverchiante. L’azione militare contro il Venezuela era illegale, ma chi mai può far rispettare la “legge”?
Le potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale hanno imposto questo ordine mondiale basato sulle regole. Oggi di quei vincitori ne rimane solo uno: gli USA, non per superiorità morale ma per semplice capacità militare. Dal solo potere militare deriva il paradigma mondiale. Oggi gli Stati Uniti lo detengono, come un tempo fecero l’Inghilterra nel 1800, la Francia nel 1700, gli Ottomani, il Sacro Romano Impero, fino a Roma, alla Macedonia e a Babilonia. E se fino al 2025 il potere si esercitava con le regole internazionali, dal 2026 si esercita con portaerei, bombe e soldati. Aveva ragione il ministro degli esteri Tajani: il diritto internazionale conta solo fino a un certo punto.
I rapporti internazionali come applicazione della teoria dei giochi
L’intervento in Venezuela era una semplice applicazione della teoria dei giochi. Difatti, in politica internazionale, o si è dei falchi o si è delle colombe, e storicamente prevalgono i falchi. L’inerzia americana avrebbe mantenuto lo status quo del mondo, mentre questo intervento da falco ha prodotto vantaggi agli USA. Tra questi, l’indebolimento di Russia, Cina e Iran. Ciò è una dimostrazione del potere americano che funge anche da chiaro messaggio per il resto dell’America Latina. In questa chiave di lettura, si può affermare che l’intervento non era motivato da motivi di narcotraffico, politica o petrolio, ma pura affermazione di potere: un ritorno al mondo prima del 1945, senza regole condivise ma solo rapporti di forza.
L’Europa dinanzi a un bivio
Resta infine da chiedersi che ruolo avrà l’Europa in questo nuovo vecchio mondo. Finora l’Unione Europea ha agito da colomba in un mondo sempre più popolato da falchi, nel quale la decisione di Trump sarà ben studiata da altri capi di stato. L’UE ha un enorme potenziale: non è un caso che più attori la attacchino da diversi fronti, dagli sforzi propagandistici degli oligarchi americani fino a chi cerca di minacciarne l’integrità territoriale. L’illusione dell’ordine internazionale è svanita, e all’Europa resta da decidere che attore sarà.
La questione diventa tanto più urgente col passare del tempo. L’amministrazione Trump ha già dichiarato apertamente di voler annettere la Groenlandia, parte integrante di uno stato dell’Unione Europea. Attualmente, l’UE non ha né gli strumenti, né l’unità politica per arginare la grave minaccia da parte di quello che una volta era il suo principale alleato. Non è un caso, quindi, che gli europeisti si siano raccolti attorno alla figura del presidente francese Emmanuel Macron, che pur nella difesa del cosiddetto “diritto internazionale”, si è mostrato disposto a mettere in atto un atteggiamento forte, armato e fermo contro il governo americano, ormai degenerato nella dittatura.
Si è visto, infatti, che un’azione risoluta e coesa da parte dell’Unione in risposta alle minacce americane ha avuto un effetto positivo: annullare i patti commerciali con gli Stati Uniti ha funzionato da deterrente contro le tariffe annunciate come ricatto per la Groenlandia. Il falco è stato fermato solo con un altro falco. L’UE, consapevole della scarsa fiducia nel suo alleato storico e conscia dei cambiamenti nell’ordine internazionale, ha già iniziato a cercare nuovi partner commerciali: il Sudamerica, India, Cina.
Quale sarà dunque il futuro della politica estera europea nel nuovo ordine internazionale?
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