L’agente segreto non è il solito film di spionaggio

Uno scorcio sul Brasile degli anni ‘70

L'agente segreto non è il solito film di spionaggio
Foto: Minerva Pictures

Uscito nelle sale italiane a fine gennaio, il film incarna lo spirito di un paese in preda a una dittatura. Gli scenari rappresentati, in apparenza lontani, non sono poi così estranei e remoti rispetto al presente.

L’agen­te segre­to è un film di Kle­ber Men­do­nça Filho, usci­to nel­le sale ita­lia­ne il 29 gen­na­io 2026 e can­di­da­to a quat­tro pre­mi Oscar, tra cui miglior film e miglior atto­re pro­ta­go­ni­sta. Ambien­ta­to a Reci­pe, nel nord-est del Bra­si­le, alla fine degli anni ’70, la pel­li­co­la segue le vicen­de di Arman­do, inter­pre­ta­to da Wag­ner Mou­ra, che si pre­sen­ta al mon­do sot­to il fal­so nome di Marcelo.

Ven­go­no pre­sen­ta­te paral­le­la­men­te le vicen­de di Marcelo/Armando nel 1977 e le ricer­che uni­ver­si­ta­rie sul suo caso con­dot­te da due stu­den­tes­se negli anni duemila.

L’ambientazione: tra Carnevale e corruzione

Fin dal­la pri­ma sce­na ci si ritro­va but­ta­ti nel Bra­si­le degli anni ‘70, sen­za rego­le, con­fu­sio­na­rio, in tran­si­zio­ne tra una dit­ta­tu­ra e un ritor­no alla demo­cra­zia. La sce­na ini­zia­le del­la per­qui­si­zio­ne del­la mac­chi­na ne è l’esempio: tut­to è una mes­sa in sce­na, la poli­zia non si pre­oc­cu­pa di un uomo mor­to rico­per­to dal­la pol­ve­re, ma di un mag­gio­li­no gial­lo per­fet­ta­men­te in ordi­ne. Lo spi­ri­to del Pae­se è sta­to corrotto.

L’atmosfera pesan­te che si per­ce­pi­sce per tut­to il film, il sof­fo­ca­men­to e la sta­ti­ci­tà del­le situa­zio­ni dei per­so­nag­gi, impan­ta­na­ti nel loro pre­sen­te, rispec­chia il Pae­se in cui vivo­no e da cui cer­ca­no di scap­pa­re e il tut­to stri­de con l’atmosfera di stra­da in cui si festeg­gia il Carnevale.

Come ci si deve comportare?

Il pro­ta­go­ni­sta Marcelo/Armando è un uomo comu­ne, un acca­de­mi­co, e segue un desti­no come gli altri, in balia dei capric­ci dell’uomo ric­co e bian­co che ha pre­sa sul suo pre­sen­te. Non fa nien­te di eroi­co, sem­pli­ce­men­te si oppo­ne a chi ten­ta di pre­va­ri­car­lo; tut­ta­via, chi ha il sol­do per cor­rom­pe­re può oppri­me­re e vin­ce­re colo­ro che voglio­no solo giustizia.

La distin­zio­ne tra ric­co e pove­ro si ritro­va anche nell’universo cri­mi­na­le dei sica­ri: chi è bian­co e ric­co avrà più sol­di per per­se­gui­re una cau­sa e quin­di il suo “lavo­ro” var­rà di più. La cor­ru­zio­ne dila­ga natu­ral­men­te anche in que­sto uni­ver­so: i pri­mi due cri­mi­na­li si fan­no paga­re 60.000 cru­zei­ros (valu­ta bra­si­lia­na), per pas­sa­re le vacan­ze a Reci­pe e ingag­gia­re a loro vol­ta un sica­rio “mino­re” che svol­ga il lavo­ro per loro.

Contemporaneamente…

Il secon­do spa­zio tem­po­ra­le, ambien­ta­to nel pre­sen­te del­lo spet­ta­to­re, è com­ple­ta­men­te fuor­vian­te. Ci si aspet­te­reb­be un auten­ti­co col­le­ga­men­to con la vicen­da pas­sa­ta, ma que­sta par­te del film non ottie­ne mai un vero svi­lup­po. Le due ricer­ca­tri­ci dovreb­be­ro com­pa­ri­re come deus ex machi­na per uno spet­ta­to­re che inve­ce ha già capi­to tut­to, risul­tan­do pedan­ti. Il fina­le è sta­to affi­da­to alla nar­ra­zio­ne al pre­sen­te: que­sta scel­ta sdram­ma­tiz­za del tut­to la fine tra­gi­ca, inol­tre il miste­ro non vie­ne sciol­to, quin­di per­ché allun­ga­re un film che pote­va con­clu­der­si prima?

Ultime considerazioni

Nono­stan­te que­sta nota nega­ti­va del fina­le, la pel­li­co­la scor­re mol­to bene e lo spet­ta­to­re rima­ne incol­la­to allo scher­mo per tut­ta la sua dura­ta. L’accelerarsi dell’azione ver­so la fine è fun­zio­na­le per l’inseguimento, ma non smi­nui­sce la ten­sio­ne che vive minu­to per minu­to Armando.

A film con­clu­so, lo spet­ta­to­re potreb­be chie­der­si qua­le sia la ragio­ne di tan­to affan­nar­si. Si intui­sce che al regi­sta Men­do­nça Filho non inte­res­si spie­ga­re che cosa abbia fat­to Marcelo/Armando per esse­re per­se­gui­ta­to. Piut­to­sto, egli si sof­fer­ma su come fun­zio­ni uno sta­to dit­ta­to­ria­le, che, allo stes­so modo, per­se­gui­te­reb­be chi pre­fe­ri­sce rima­ne­re fede­le a sé stes­so, nono­stan­te viva in un Pae­se che non può più fare affi­da­men­to a giu­sti­zia e stato.

Con­di­vi­di:
Margherita Dallanoce
Sono una stu­den­tes­sa di Let­te­re appas­sio­na­ta di musi­ca, foto­gra­fia e letteratura.

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