Città-museo tra memoria e distruzione

Quando il destino del fragile patrimonio artistico, spesso anche quello già trafugato, rischia di essere cancellato dai conflitti.

Nelle città storiche, l’arte convive con la vita quotidiana, trasformando strade e piazze in un museo a cielo aperto. Ma le guerre contemporanee minacciano siti storici e monumenti, cancellando pezzi di memoria collettiva e mettendo a rischio l’identità culturale.

 

L’arte non è solo con­fi­na­ta den­tro mura, né solo die­tro teche. Cit­tà come Roma, Istan­bul, Isfa­han, ma anche Ate­ne o Geru­sa­lem­me, mostra­no stra­de, piaz­ze, monu­men­ti anti­chi e reper­ti posi­zio­na­ti nel cuo­re del pae­sag­gio cit­ta­di­no, come se fos­se­ro un museo dif­fu­so. Imbat­ter­si in colon­ne roma­ne che emer­go­no tra palaz­zi rina­sci­men­ta­li, sta­tue col­lo­ca­te nei cen­tri sto­ri­ci e obe­li­schi che svet­ta­no nel­le piaz­ze ren­de l’esperienza urba­na una mostra per­ma­nen­te e gra­tui­ta.

Tut­ta­via, in que­sto museo urba­no, ciò che osser­via­mo è spes­so il risul­ta­to di dina­mi­che sto­ri­che com­ples­se, dove la con­qui­sta e lo scam­bio cul­tu­ra­le si intrec­cia­no con l’appropriazione e la rie­la­bo­ra­zio­ne sim­bo­li­ca. Sono, infat­ti, mol­ti gli ogget­ti a non appar­te­ne­re ori­gi­nal­men­te ai luo­ghi in cui si tro­va­no. Obe­li­schi egi­zi pian­ta­ti nel­le piaz­ze roma­ne sono sta­ti tra­spor­ta­ti dall’Egitto come sim­bo­li di pote­re dopo la con­qui­sta roma­na; colon­ne gre­che o fram­men­ti di scul­tu­re orien­ta­li sono sta­ti inte­gra­ti nel tes­su­to urba­no di capi­ta­li euro­pee dopo cam­pa­gne mili­ta­ri o spe­di­zio­ni archeologiche.

Si pen­si, ad esem­pio, al caso emble­ma­ti­co dei Mar­mi del Par­te­no­ne, sot­trat­ti all’inizio del XIX seco­lo dall’archeologo bri­tan­ni­co Lord Elgin e tra­spor­ta­ti a Lon­dra. Oggi con­ser­va­ti al Bri­tish Museum, que­sti capo­la­vo­ri dell’arte gre­ca sono al cen­tro di un acce­so dibat­ti­to inter­na­zio­na­le sul dirit­to alla resti­tu­zio­ne: i gre­ci chie­do­no da anni di ripor­tar­li ad Ate­ne, sot­to­li­nean­do che i mar­mi sono par­te inte­gran­te del loro patri­mo­nio cul­tu­ra­le e del­la memo­ria sto­ri­ca del­la città.

I Mar­mi del Par­te­no­ne con­ser­va­ti al Bri­tish Museum

Que­sto esem­pio mostra sia come la sto­ria dell’arte e del­la guer­ra non riguar­di il solo pas­sa­to remo­to, ma anche come in epo­ca moder­na, la con­qui­sta e la sot­tra­zio­ne di ope­re con­ti­nua­no a spo­sta­re la memo­ria cul­tu­ra­le, crean­do ogget­ti fuo­ri dal loro museo ori­gi­na­le e dan­do vita a dibat­ti­ti eti­ci anco­ra oggi irrisolti.

Memoria e potere: quando l’arte diventa bottino

Non è stra­no che la Sto­ria dell’arte e dei monu­men­ti sia spes­so intrec­cia­ta a quel­la del­le guer­re. Nei seco­li pas­sa­ti, l’arte era con­si­de­ra­ta par­te inte­gran­te del bot­ti­no di guer­ra: por­ta­re a casa una sta­tua o una colon­na signi­fi­ca­va osten­ta­re la pro­pria supre­ma­zia. E così, mol­ti ogget­ti anti­chi si ritro­va­no oggi nel cuo­re di cit­tà lon­ta­ne dal loro luo­go di origine.

Que­sto feno­me­no – rico­no­sci­bi­le sui monu­men­ti stes­si – riflet­te l’utilizzo del­la cul­tu­ra come stru­men­to di pote­re e domi­na­zio­ne. Ogget­ti che un tem­po face­va­no par­te di un con­te­sto reli­gio­so o civi­co spe­ci­fi­co diven­ta­no ora par­te di una nar­ra­zio­ne urba­na dif­fe­ren­te, spes­so sle­ga­ta dal loro signi­fi­ca­to originario.

Così, il museo urba­no non è solo un insie­me di bel­le for­me: è anche un luo­go di memo­ria sto­ri­ca, che rac­con­ta con­qui­ste, scam­bi, appro­pria­zio­ni e gerar­chie cul­tu­ra­li.

Guerre contemporanee e distruzione delle memorie

Se il pas­sa­to ha dis­se­mi­na­to ogget­ti d’arte nei pae­sag­gi urba­ni euro­pei, le guer­re odier­ne stan­no can­cel­lan­do patri­mo­ni inte­ri. Con­flit­ti in cor­so in varie par­ti del mon­do mostra­no come siti sto­ri­ci, musei, edi­fi­ci sacri e com­ples­si archeo­lo­gi­ci sia­no espo­sti ai bom­bar­da­men­ti, ai sac­cheg­gi e alla distruzione.

Attual­men­te, la guer­ra che coin­vol­ge l’Iran e for­ze sta­tu­ni­ten­si e israe­lia­ne ha già cau­sa­to dan­ni signi­fi­ca­ti­vi a siti cul­tu­ra­li pro­tet­ti. Secon­do l’UNESCO e diver­se agen­zie inter­na­zio­na­li, alme­no quat­tro siti del patri­mo­nio mon­dia­le nel Pae­se sono sta­ti col­pi­ti o dan­neg­gia­ti, tra cui il Gole­stan Pala­ce di Tehe­ran e impor­tan­ti com­ples­si sto­ri­ci nel­la cit­tà di Isfahan.

Gole­stan Pala­ce, Teheran

Secon­do un rap­por­to di Reu­ters, le esplo­sio­ni avreb­be­ro infran­to vetri, pro­vo­ca­to dan­ni strut­tu­ra­li e com­pro­mes­so ele­men­ti deco­ra­ti­vi di gran­de valo­re sto­ri­co. Anche Asso­cia­ted Press con­fer­ma che palaz­zi, moschee e siti archeo­lo­gi­ci han­no subi­to dan­ni a cau­sa del­le onda­te d’urto dei bombardamenti.

La stes­sa UNESCO ha espres­so pro­fon­da pre­oc­cu­pa­zio­ne per la sor­te di que­sti luo­ghi, ricor­dan­do che il patri­mo­nio cul­tu­ra­le è tute­la­to dal dirit­to inter­na­zio­na­le e invi­tan­do tut­te le par­ti in con­flit­to a rispet­tar­ne la pro­te­zio­ne. In un comu­ni­ca­to uffi­cia­le, l’organizzazione ha dichia­ra­to di moni­to­ra­re costan­te­men­te la situa­zio­ne e di aver con­di­vi­so le coor­di­na­te dei siti per limi­tar­ne i danni.

Que­sti epi­so­di non sono iso­la­ti. In vari con­flit­ti del­la sto­ria recen­te, come quel­li in Siria, Pale­sti­na o Ucrai­na, la distru­zio­ne del patri­mo­nio cul­tu­ra­le è diven­ta­ta un tra­gi­co effet­to col­la­te­ra­le – o, in alcu­ni casi, un atto deli­be­ra­to di annien­ta­men­to del­la memo­ria collettiva.

La per­di­ta di que­ste testi­mo­nian­ze non riguar­da sol­tan­to ogget­ti o edi­fi­ci: signi­fi­ca can­cel­la­re pez­zi del­la sto­ria uma­na, di ciò che ci rac­con­ta chi era­va­mo, come vive­va­mo, cosa credevamo.

Tra conservazione e cancellazione

La con­trap­po­si­zio­ne tra cit­tà che custo­di­sco­no arte nel­le stra­de e ter­ri­to­ri dove l’arte vie­ne can­cel­la­ta dai bom­bar­da­men­ti fa riflet­te­re su quan­to la cul­tu­ra non è solo un bene este­ti­co, ma un pila­stro del­la memo­ria col­let­ti­va. Ogni monu­men­to, ogni edi­fi­cio sto­ri­co, ogni sito archeo­lo­gi­co rac­con­ta una sto­ria – e quan­do que­ste sto­rie ven­go­no distrut­te, la nostra capa­ci­tà di com­pren­de­re il pas­sa­to e imma­gi­na­re il futu­ro si impoverisce.

In un mon­do glo­ba­liz­za­to, dove i pae­sag­gi urba­ni rac­con­ta­no sto­rie di scam­bi e appro­pria­zio­ni, è impor­tan­te non per­de­re di vista la fra­gi­li­tà del patri­mo­nio cul­tu­ra­le nel­le zone di con­flit­to. Pro­teg­ge­re la cul­tu­ra è un atto di tute­la dell’identità di inte­ri popo­li, ma anche una scel­ta sul tipo di futu­ro che voglia­mo costrui­re, per­ché ciò che appar­tie­ne a tut­ti può esse­re per­so da tut­ti.

Con­di­vi­di:
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.

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