Il capolavoro di Céline Sciamma parte da una storia in apparenza semplice per spiegare come la vera attrazione non sia una relazione diseguale.
In un’epoca dove la cultura promuove ancora una visione dell’amore come possesso, parlarne in termini di uguaglianza è l’atto più rivoluzionario che si possa compiere. Vincitore a Cannes nel 2019 per la migliore sceneggiatura, Ritratto della giovane in fiamme è una storia d’amore ambientata nella Francia del XVIII secolo tra Héloïse (Adèle Haenel), promessa sposa a un aristocratico milanese, e la pittrice Marianne (Noémie Merlant), incaricata di dipingere il ritratto della nobildonna.
Nella sua linearità, la vicenda trova il suo punto di forza: raccontare senza troppi artifici la nascita dell’attrazione, il suo sviluppo in amore e la sua fissazione nel tempo grazie al ricordo. Con questo obiettivo, Céline Sciamma scrive e dirige un film che nella sua apparente semplicità finisce per imporsi come lezione di cinema sull’erotismo che non possiamo assolutamente perderci.
Una lezione di «suspence erotica»
Mettere al centro la storia d’amore non è una scelta neutra per la regista. Va ricordato infatti che nel 2014 Adèle Haenel, durante la cerimonia di premiazione dei César, fece pubblicamente coming out dichiarando di amare Céline Sciamma, che ha detto di aver scritto il film proprio guardando alla loro relazione passata.
L’ambientazione settecentesca certamente non va trascurata, ma quel che deve emergere è la memoria emotiva della relazione. Questa è la ragione per cui Sciamma sceglie di ridurre tutto all’osso: i personaggi si muovono in una casa spogliata di qualsiasi ornamento, illuminata dalla luce calda delle candele o da quella eterea del mondo esterno. Quando non usa la soggettiva per farci vedere il punto di vista di Marianne, la macchina da presa segue la storia a una distanza non troppo ravvicinata, non tanto per marcare un distacco emotivo, ma per concedere ai personaggi abbastanza spazio per far emergere i loro sentimenti.
La presenza di soli tre brani significativi nella colonna sonora e la riduzione dei dialoghi a battute essenziali permettono la vittoria dei silenzi sulle parole, funzionale a costruire la tensione erotica attraverso il non detto.
Artista e modello in equilibrio
«L’uguaglianza è un sentimento dolce da provare»
Héloïse ci viene introdotta di spalle e incappucciata mentre corre verso la spiaggia. È un modello sfuggente, che un altro pittore ha provato a dipingere senza successo e che adesso Marianne deve ritrarre di nascosto, mentre si finge la sua dama di compagnia. Per questo motivo la osserva molto attentamente appena ne ha l’occasione, cercando di carpire il maggior numero di dettagli possibile. Dall’altra parte, il suo modello sente quel desiderio che proviene dall’artista: l’attrazione comincia proprio quando è il modello che inizia a cercare lo sguardo dell’artista e a posare volontariamente.
Ma laddove qualcuno avrebbe impostato la relazione in maniera diseguale, qui Héloïse mostra a Marianne che non è oggetto del desiderio, ma si fa soggetto attivo di un’attrazione reciproca. Non vi è la solita dinamica della preda che si rende più appetitosa al cacciatore: le due parti si equilibrano e iniziano a cercarsi, finché non si troveranno in un bacio che arriva dopo un’ora e venti.
Orfeo ed Euridice, l’accettazione di un destino tragico
Solitamente le storie d’amore tragiche mettono il primo bacio intorno alla prima mezz’ora e costruiscono il resto del film sul difficoltoso mantenimento della relazione. La scelta di vederlo a soli 2/3 dalla fine è un dato che si può interpretare solo alla luce dell’importanza narrativa che il mito di Orfeo ed Euridice ha in questo film.
In una scena chiave le due protagoniste e la domestica Sophie si ritrovano a leggere e discutere del passo de Le metamorfosi di Ovidio in cui viene trattata la vicenda di Orfeo, che con il suo canto mosse a commozione gli dèi inferi e ottenne di riportare in vita l’amata Euridice, a condizione che non si volti a guardarla finché non fosse uscito dall’Averno. Quando Sophie protesta l’insensatezza della decisione di Orfeo, Marianne ribatte che il cantore sceglie il ricordo della donna amata. Héloïse, dall’altra parte, risponde che forse è stata la stessa Euridice a dire: «voltati».
Le azioni dei due innamorati del mito saranno le medesime compiute dalle protagoniste. Dopo il primo bacio al pomeriggio sulla spiaggia, nelle notti rimanenti Marianne avrà la visione di Héloïse in abito bianco: anticipa come la vedrà l’ultima volta, quando Héloïse stessa le chiederà di girarsi e di compiere la scelta dell’artista, non dell’innamorata. C’è anche qui la consapevolezza che non potranno rimanere insieme per sempre, motivo per cui ritardano a lungo il primo bacio. Ma c’è poi l’accettazione di questo tragico destino e la consolazione di poter rimanere per sempre unite attraverso il ricordo, che persiste grazie ai ritratti e alla musica. E se è pur vero che questo il finale tragico è una costante delle storie LGBT al cinema, va riconosciuto a Sciamma di aver dipinto la storia con delicatezza, evitando tinte troppo contrastanti e favorendo uno sguardo ottimista in una storia dal finale già segnato fin dall’inizio.

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