Il regno del sogno, 225 anni dalla morte di Novalis

A tu per tu con il poeta che è riuscito a trasformare la morte in sogno

Massimo esponente del Romanticismo tedesco, Novalis modella il dolore causato dalla morte in una visione poetica simbolo di verità, sogno e infinito, lasciando un’impronta significativa nonostante la breve vita

Il 25 mar­zo 1801 ci lascia­va Nova­lis, poe­ta sim­bo­lo del Roman­ti­ci­smo tede­sco, sem­pre lascia­to (ingiu­sta­men­te) da par­te duran­te le lezio­ni di letteratura.
Nova­lis, pseu­do­ni­mo di Georg Frie­drich Phi­lipp Frei­herr Von Har­den­berg, ini­zia i suoi stu­di di dirit­to, appas­sio­nan­do­si suc­ces­si­va­men­te alla filo­so­fia e alla let­te­ra­tu­ra, capen­do che la poe­sia era un vero e pro­prio stru­men­to per com­pren­de­re i mec­ca­ni­smi dell’universo.

All’inizio dell’Ottocento si svi­lup­pa in Euro­pa il movi­men­to chia­ma­to Roman­ti­ci­smo (in Ita­lia il mas­si­mo espo­nen­te è sta­to Gia­co­mo Leo­par­di), e Nova­lis pren­de appun­ti dai suoi con­tem­po­ra­nei Frie­dri­sch Schle­gelLud­wig Tieck, svi­lup­pan­do un cer­to inte­res­se per que­sto par­ti­co­la­re modo di esprimersi.

L’evento più rile­van­te del­la sua vita, però, non è lega­to allo stu­dio: nel 1794 Nova­lis incon­tra Sophie Von Kühn, di cui si infa­tua pro­fon­da­men­te e con cui si fidan­za uffi­cial­men­te un anno dopo. La sto­ria, però, fini­sce in tra­ge­dia: la gio­va­ne si amma­la di tuber­co­lo­si e muo­re, lascian­do Nova­lis in un oblio pro­fon­do di tri­stez­za e dolo­re; que­sta disgra­zia, però, indu­ce il poe­ta a cam­bia­re radi­cal­men­te la sua visio­ne del mon­do e aiu­ta a get­ta­re le basi per quel­la che sarà la sua ope­ra più famo­sa. Anch’egli mori­rà gio­va­ne sem­pre a cau­sa del­la tuber­co­lo­si, ma riu­sci­rà comun­que a con­so­li­dar­si nel pano­ra­ma tede­sco come mag­gior espo­nen­te del Romanticismo.

Di Nova­lis ricor­dia­mo prin­ci­pal­men­te tre ope­re:

Inni Alla Notte (Hymnen an die Nacht)

L’opera più cele­bre di Nova­lis è una rifles­sio­ne vera e pro­pria sul­la vita, sul­la mor­te e sul con­cet­to di infi­ni­to ela­bo­ra­ta dopo il lut­to dell’amata. A quei tem­pi, era dif­fu­sa la con­vin­zio­ne che la luce del gior­no cor­ri­spon­des­se alla veri­tà, men­tre il buio del­la not­te era il sim­bo­lo del male. Per Nova­lis è pro­prio la not­te a rap­pre­sen­ta­re la veri­tà pro­fon­da, men­tre le ore del gior­no sono solo la superficialità.

Con la tra­ge­dia per­so­na­le sul­le spal­le, il poe­ta cer­ca di descri­ve­re l’amore eter­no e la pre­sen­za del­la mor­te come un nuo­vo ini­zio inve­ce che una sem­pli­ce fine. Sem­bra­no del­le sem­pli­ci poe­sie sul­la mor­te e sul dolo­re, quin­di sarà una sor­pre­sa sape­re che gira tut­to intor­no al tema del sogno: Nova­lis ha un modo par­ti­co­lar­men­te oni­ri­co di par­la­re di temi lugu­bri, carat­te­ri­sti­ca che lo contraddistingue.

Enrico di Ofterdinger (Heinrich Von Ofterdinger)

Scrit­to intor­no al 1800, è il gran­de roman­zo incom­piu­to di Nova­lis, con­si­de­ra­to come un vero e pro­prio mani­fe­sto del Roman­ti­ci­smo tede­sco. Il pro­ta­go­ni­sta, un gio­va­ne tede­sco, una not­te sogna un par­ti­co­la­re fio­re azzur­ro, che lo affa­sci­na: quel fio­re sem­bra con­te­ne­re tut­ti i dele­te­ri dell’universo, ed Enri­co è deter­mi­na­to a tro­var­lo. Ini­zia così un viag­gio attra­ver­so pae­sag­gi, cit­tà e vari incon­tri (cava­lie­ri, mer­can­ti, poe­ti…), che lascia­no una lezio­ne di vita ciascuno.

Il roman­zo vuo­le descri­ve­re il per­cor­so di for­ma­zio­ne del poe­ta roman­ti­co attra­ver­so una ricer­ca fisi­ca che for­ma lo spi­ri­to. Que­sto fio­re azzur­ro, noto suc­ces­si­va­men­te come Non­ti­scor­dar­di­mé, diven­te­rà il sim­bo­lo del Romanticismo.

Frammenti (Blütenstaub)

Una rac­col­ta di fram­men­ti poe­ti­ci e filo­so­fi­ci pub­bli­ca­ta post mor­tem che por­ta la tra­du­zio­ne di Pol­ve­re di fio­ri.
In que­sti appun­ti let­te­ra­ri, emer­go­no rifles­sio­ni sul con­cet­to dell’infinito e sul­la not­te, oltre che uno stu­dio accu­ra­to sul rap­por­to amore/morte. Dagli scrit­ti si evin­ce la voglia di roman­ti­ciz­za­re il mon­do attra­ver­so la poe­sia, cosa che lui ha ten­ta­to di fare con le sue opere.

In soli ven­tot­to anni, Nova­lis ha lascia­to un mon­do di sogni e miste­ri che, anco­ra oggi, incan­ta i lettori.

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Giulia Cerbino
Stu­den­tes­sa di comu­ni­ca­zio­ne di gior­no, gior­na­li­sta rock di notte.

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