In occasione della Giornata Internazionale della Donna, ripercorriamo articoli, reportage e puntate radio dedicate a tematiche ed eventi legati al femminismo, insieme a qualche nuova riflessione, con 24 contributi di 14 redattori.
“L’8 marzo è tutto l’anno, non solo l’8 marzo”.
Una delle frasi fatte più tautologiche che esistano, anche se apparentemente ossimorica. Come qualsiasi giornata internazionale, anche quella dedicata alla donna celebra valori validi sempre, ma su cui l’occorrenza vuole tenere accesi i riflettori.
E Vulcano, negli ultimi 365 giorni, non li ha mai spenti.
Cosa vuol dire 8 marzo — di Michele Cacciapuoti
Il tema a cui spesso si connette la disparità di genere è spesso quello delle violenze, su cui si sensibilizza soprattutto intorno alla giornata del 25 novembre, istituita nel 1999. In quest’occasione abbiamo intervistato Scarpetta Rossa APS, una rete di centri antiviolenza, ma il tema è sempre rimasto sulle nostre pagine.
Nella rubrica storica Radici è stata ricostruita l’evoluzione della legislazione italiana contro questo fenomeno. Nel podcast Magma, su Radio Statale, i nostri speaker hanno commentato la più recente legge (che ha introdotto il «delitto di femminicidio»).
I nostri reporter a dicembre hanno documentato le proteste dell’associazione Non Una di Meno al Palazzo di Giustizia di Milano, durante l’udienza preliminare del processo a carico di Leonardo Apache La Russa (figlio del Presidente del Senato, Ignazio), conclusasi con l’estinzione del reato di diffusione di video intimi di una ragazza, a seguito di un’offerta di risarcimento.
Ma, come abbiamo evidenziato dopo l’accoltellamento nella scuola della Spezia a gennaio, occorre dare importanza all’educazione affettiva (limitata invece dalla Lega), che passa anche attraverso i prodotti culturali (abbiamo parlato delle Bambole di Pezza).
Ma il femminismo non è cultura avulsa dalla realtà, nell’iperuranio: è intersezionalità.
Il 25 aprile abbiamo raccontato il ruolo sociale e politico delle partigiane durante la Resistenza, mentre a luglio la rubrica storica femminile Insolite Ignote è stata dedicata alla figura di Harriet Tubman, attivista per l’abolizione della schiavitù afroamericana e per il suffragio femminile. La morte dell’ex-ministra Valeria Fedeli, poi, è stata l’occasione per ricordare l’intreccio fra il suo lavoro da sindacalista e il suo impegno femminista.
Non si può nemmeno ignorare il ruolo maschile, attore e insieme vittima della stessa mascolinità tossica: sull’onda della serie TV Adolescence abbiamo parlato su Magma della manosphere, quell’ormai enorme rete di comunità misogine prosperata online; a settembre, invece, abbiamo documentato il festival Hey Man!, tenutosi alla Fabbrica del Vapore di Milano (mentre qualche giorno fa Vulcano è stato al Fem Fest davanti all’Università Statale).
Queste tematiche vanno affrontate senza timore di prospettive non scontate che, condivisibili o meno, vanno al di là dei binarismi: abbiamo raccontato la womanosphere, movimento femminile anti-femminista, così come le polemiche intorno alla figura della divulgatrice Yasmina Pani.
La disparità di genere e la lotta contro di essa possono risiedere ovunque: nei pregiudizi dell’intelligenza artificiale, nella pittura, nei disturbi alimentari e soprattutto nel linguaggio giornalistico, come ha raccontato anche Oliviero La Stella nell’incontro Etica della scrittura giornalistica che abbiamo organizzato a gennaio in Università Statale.
L’amore in libri e film — di Giuseppe Ciliberti
Per quanto riguarda l’ambito artistico e culturale, l’8 marzo l’attenzione si pone spesso quasi esclusivamente sul modo in cui la donna viene rappresentata. Un regista come Nolan, ad esempio, viene spesso accusato di misoginia per via del ruolo marginale dei personaggi femminili nei suoi film.
È importante riflettere su quanto il sessismo sia ancora molto presente nella nostra cultura. Tuttavia, questa discussione non può essere portata avanti senza considerare come viene rappresentato l’amore in generale. È proprio guardando ai grandi amori romantici che si scoprono gli altarini di una cultura ben lontana dall’accettare la parità di genere.
Film come Dracula — L’amore perduto di Besson, che parlano di un amore totalizzante, si guardano bene dal raccontare la donna come oggetto del piacere sessuale maschile, facendo però qualcosa di più pericoloso. La dipingono come una creatura angelica, rendendola così un nuovo oggetto feticcio dell’uomo. Le due facce del maschilismo continuano ad essere la costante sessualizzazione del corpo femminile e la negazione per la donna di una sessualità propria. La donna, dall’altra parte, sembra che abbia come uniche alternative quelle di sottomettersi all’uomo struggendosi fino alla morte, oppure di rifiutare le sue imposizioni e rischiare per questo la propria incolumità.
Oggi si tende a camuffare questa concezione tossica con storie che confondono la libertà di mostrare scene più spinte con la liberazione sessuale, come dimostra la recente distorsione in chiave sadomaso di Cime tempestose. E con il dilagare del fenomeno BookTok, in letteratura dilagano romanzi rosa che, pur dilungandosi su descrizioni fantasiose del membro maschile, propongono tuttavia la medesima idea di amore.
Parlare di educazione affettiva sembra qualcosa di utopistico, perché ancora si racconta l’amore come di una relazione di possesso, in cui alla donna spetta la parte dell’oggetto posseduto. Allora è forse giunto il momento di criticare questo tipo di narrazione, per poterne costruire una che si fondi su una vera uguaglianza di genere.
Nel suo bestseller Il giardino dei Finzi-Contini, Bassani non parlava soltanto della persecuzione ebraica, ma metteva anche in guardia dai rischi di un amore vissuto in termini idealizzanti: non essendo ricambiato dalla ragazza di cui si è invaghito, il protagonista inizia a richiedere con insistenza le attenzioni di lei, costringendola anche a un bacio. I litigi tra i due aumenteranno, finché il protagonista accetterà di non poter cambiare i sentimenti di Micòl e smetterà di frequentare villa Finzi-Contini. Storie come queste le leggiamo ogni giorno sui giornali ma con un finale più tragico: se dunque smettessimo di definirle “romantiche”, potremmo in futuro leggerne sempre meno.


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