La commedia più antica del mondo. Ridere ci salverà?

Uno show sull’opera di Aristofane per imparare a beffarsi dei più forti

La commedia più antica del mondo. Ridere ci salverà?
Antonio Ficai, 2022 - Fondazione Armunia

Il discorso su Gli Acarnesi di Aristofane all’Alta Luce Teatro di Milano celebra la potenza critica dell’opera comica. Il toscano Massimo Grigò tramanda la lezione dei classici: ridere è una ribellione alla violenza cieca del potere.

Pres­so l’Alta Luce Tea­tro, sul­le spon­de del Navi­glio Gran­de, l’attore tosca­no Mas­si­mo Gri­gò si è esi­bi­to tra il 6 e 7 mar­zo nel Discor­so su Gli Acar­ne­si di Ari­sto­fa­ne. L’opera è pro­dot­ta dal­la com­pa­gnia tea­tra­le I Sac­chi di Sab­bia di Pisa con testo di Gio­van­ni Guer­rie­ri, in col­la­bo­ra­zio­ne con la Com­pa­gnia Lom­bar­di-Tiez­zi e l’ellenista Fran­ce­sco Moro­si come consulente.

L’improbabile storia di una guerra

Gli Acar­ne­si, la pri­ma del­le undi­ci com­me­die di Ari­sto­fa­ne tra­man­da­te sino ad oggi, è ambien­ta­ta ad Ate­ne duran­te la Guer­ra del Pelo­pon­ne­so, nel quin­to seco­lo avan­ti Cri­sto. Il mat­ta­to­re Gri­gò, nei pan­ni di un acca­de­mi­co, si distri­ca tra la cul­tu­ra del­la Gre­cia anti­ca e ter­mi­ni spe­cia­li­sti­ci: il tri­me­tro giam­bi­co, la fal­lo­fo­ria, la sticomitia.

Il tono non è, però, quel­lo solen­ne di una lezio­ne uni­ver­si­ta­ria, ben­sì una feli­ce sal­da­tu­ra tra esa­ge­ra­ta let­te­ra­rie­tà e ver­na­co­lo toscano.

Diceo­po­li, un con­ta­di­no ate­nie­se, deci­de di fir­ma­re una pace per­so­na­le con Spar­ta per tor­na­re a lavo­ra­re la sua ter­ra. Tut­ta­via, rischian­do di esse­re lapi­da­to dagli agguer­ri­ti Acar­ne­si, che for­ma­no il coro, Diceo­po­li implo­ra Euri­pi­de affin­ché gli con­ce­da un po’ del­la sua abi­li­tà reto­ri­ca, che gli vie­ne dona­ta gra­zie agli strac­ci di Tele­fo, usa­ti in sce­na qual­che anno pri­ma dal drammaturgo.

Gra­zie alla reto­ri­ca euri­pi­dea, Diceo­po­li rie­sce a cal­ma­re la furia di una par­te del coro, ma i restan­ti chie­do­no al guer­rie­ro Lama­co di ucci­der­lo. Nel­la gara di insul­ti che segue, Diceo­po­li la spun­ta ed è invi­ta­to a un ban­chet­to, men­tre Lama­co vie­ne feri­to in guer­ra e si strug­ge in un mono­lo­go tra­gi­co che fa il ver­so alla tra­ge­dia attica. 

Ridere, ossia costruire distruggendo

Come il coro duran­te la para­ba­si, Gri­gò si rivol­ge diret­ta­men­te al suo pub­bli­co. Tut­ta­via, in lui si insi­nua il dub­bio: è anco­ra pos­si­bi­le met­te­re alla ber­li­na i poten­ti quan­do que­sti a tea­tro non ci van­no più?

L’ironia del comi­co mira a imma­gi­na­re un mon­do miglio­re. La cul­tu­ra è un pas­sag­gio obbli­ga­to per rag­giun­ge­re mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za riguar­do se stes­si e la socie­tà, le cui con­ven­zio­ni spes­so limi­ta­no la liber­tà umana.

Ride­re, insom­ma per­met­te all’uomo di esse­re libe­ro e sco­pri­re il diver­so. Lo spet­ta­to­re è diver­ti­to dall’enorme fal­lo che tro­neg­gia sul­la cat­te­dra da acca­de­mi­co e si ral­le­gra dell’offesa al suo pudo­re, per­ché capi­sce la spin­ta vita­le die­tro tale pro­vo­ca­zio­ne. Un ane­li­to vita­le che, per con­tra­sto, soven­te nel­la sto­ria è sta­to limi­ta­to tra­mi­te la cen­su­ra impo­sta da re, tiran­ni e dittatori.

Un bilancio sullo spettacolo

Con La com­me­dia più anti­ca del mon­do, I Sac­chi di Sab­bia gene­ra­no in meno di un’ora uno spet­ta­co­lo  esplo­si­vo e pro­fon­do, con una sce­no­gra­fia essen­zia­le ma valo­riz­za­ta dal­le capa­ci­tà di Mas­si­mo Grigò.

Cala­to il sipa­rio, lo spet­ta­to­re sen­te den­tro sé il pia­ce­re di met­ter­si in gio­co, anche quan­do tut­to intor­no appa­re intri­so di tra­ge­dia. L’incantesimo tea­tra­le, che uni­sce gen­te di ogni epo­ca per­met­ten­do loro di medi­ta­re sul­la vita, ha fun­zio­na­to anche que­sta volta. 

Vul­ca­no Sta­ta­le rin­gra­zia l’Alta Luce Tea­tro (Alza­ia Navi­glio Gran­de, 190, Mila­no) per aver for­ni­to l’accredito stam­pa. Il pro­gram­ma del­la sta­gio­ne tea­tra­le 2025/26 è con­sul­ta­bi­le sul sito.

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Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.

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