Il discorso su Gli Acarnesi di Aristofane all’Alta Luce Teatro di Milano celebra la potenza critica dell’opera comica. Il toscano Massimo Grigò tramanda la lezione dei classici: ridere è una ribellione alla violenza cieca del potere.
Presso l’Alta Luce Teatro, sulle sponde del Naviglio Grande, l’attore toscano Massimo Grigò si è esibito tra il 6 e 7 marzo nel Discorso su Gli Acarnesi di Aristofane. L’opera è prodotta dalla compagnia teatrale I Sacchi di Sabbia di Pisa con testo di Giovanni Guerrieri, in collaborazione con la Compagnia Lombardi-Tiezzi e l’ellenista Francesco Morosi come consulente.
L’improbabile storia di una guerra
Gli Acarnesi, la prima delle undici commedie di Aristofane tramandate sino ad oggi, è ambientata ad Atene durante la Guerra del Peloponneso, nel quinto secolo avanti Cristo. Il mattatore Grigò, nei panni di un accademico, si districa tra la cultura della Grecia antica e termini specialistici: il trimetro giambico, la falloforia, la sticomitia.
Il tono non è, però, quello solenne di una lezione universitaria, bensì una felice saldatura tra esagerata letterarietà e vernacolo toscano.
Diceopoli, un contadino ateniese, decide di firmare una pace personale con Sparta per tornare a lavorare la sua terra. Tuttavia, rischiando di essere lapidato dagli agguerriti Acarnesi, che formano il coro, Diceopoli implora Euripide affinché gli conceda un po’ della sua abilità retorica, che gli viene donata grazie agli stracci di Telefo, usati in scena qualche anno prima dal drammaturgo.
Grazie alla retorica euripidea, Diceopoli riesce a calmare la furia di una parte del coro, ma i restanti chiedono al guerriero Lamaco di ucciderlo. Nella gara di insulti che segue, Diceopoli la spunta ed è invitato a un banchetto, mentre Lamaco viene ferito in guerra e si strugge in un monologo tragico che fa il verso alla tragedia attica.
Ridere, ossia costruire distruggendo
Come il coro durante la parabasi, Grigò si rivolge direttamente al suo pubblico. Tuttavia, in lui si insinua il dubbio: è ancora possibile mettere alla berlina i potenti quando questi a teatro non ci vanno più?
L’ironia del comico mira a immaginare un mondo migliore. La cultura è un passaggio obbligato per raggiungere maggiore consapevolezza riguardo se stessi e la società, le cui convenzioni spesso limitano la libertà umana.
Ridere, insomma permette all’uomo di essere libero e scoprire il diverso. Lo spettatore è divertito dall’enorme fallo che troneggia sulla cattedra da accademico e si rallegra dell’offesa al suo pudore, perché capisce la spinta vitale dietro tale provocazione. Un anelito vitale che, per contrasto, sovente nella storia è stato limitato tramite la censura imposta da re, tiranni e dittatori.
Un bilancio sullo spettacolo
Con La commedia più antica del mondo, I Sacchi di Sabbia generano in meno di un’ora uno spettacolo esplosivo e profondo, con una scenografia essenziale ma valorizzata dalle capacità di Massimo Grigò.
Calato il sipario, lo spettatore sente dentro sé il piacere di mettersi in gioco, anche quando tutto intorno appare intriso di tragedia. L’incantesimo teatrale, che unisce gente di ogni epoca permettendo loro di meditare sulla vita, ha funzionato anche questa volta.
Vulcano Statale ringrazia l’Alta Luce Teatro (Alzaia Naviglio Grande, 190, Milano) per aver fornito l’accredito stampa. Il programma della stagione teatrale 2025/26 è consultabile sul sito.

Lascia un commento