Falsificare le notizie è prassi costante nella storia dell’uomo, ma le modalità e le conseguenze di tale azione sono in continuo mutamento: da sempre prestano grande attenzione ai nuovi mezzi di comunicazione a disposizione, per massimizzare il loro impatto.
La manipolazione dell’informazione e il falso sono stati, da sempre, strumenti demistificatori e, allo stesso tempo, attraenti per l’immaginario comune. Nei fatti, falsificazioni, fraintendimenti e manipolazioni hanno sempre avuto luogo nel corso della storia, e alcune di queste hanno avuto conseguenze non indifferenti. Solitamente, i casi più noti sono quelli che coinvolgono le personalità più influenti della storia e, non a caso, il falso storico più celebre è quello della Donazione di Costantino.
Lorenzo Valla e la Donazione di Costantino
La Donazione di Costantino è un documento — la cui redazione è ipotizzata tra la metà dell’VIII e il IX secolo d.C. — del quale la Chiesa cattolica si è servita per rivendicare la supremazia sul potere imperiale. Questa pretesa sugli imperatori, considerati «amministratori dell’impero», è conseguenza della leggenda alla base dello scritto, secondo cui l’imperatore Costantino, nel 314 d.C., cedette il proprio impero al papa Silvestro I come ringraziamento per averlo salvato, sul punto di morte, dalla lebbra.
La falsità di questo documento è stata dimostrata dal celebre umanista Lorenzo Valla, sulla scorta dei dubbi, passati sottotraccia, prima dal sovrano Ottone III, poi dal futuro cardinale Nicola Cusano. Lo studioso ha dimostrato la falsità di questo documento, suddiviso in due parti, scritte rispettivamente in greco e in latino, mediante un’importante analisi filologica e linguistica. Tra le annotazioni più note di Valla possiamo ricordare la presenza di una serie di termini in latino volgare, quindi anacronistici, e, soprattutto, l’uso del nome Costantinopoli, attestato per la prima volta solo nel 330 d.C.
Lo svelamento di quest’inganno avvenne solo nel 1517, sessant’anni dopo la morte di Lorenzo Valla, grazie alla rivoluzione iniziata nello stesso anno da Martin Lutero — quindi dalla Chiesa protestante — che rese possibile la pubblicazione di Sulla Donazione di Costantino, falsamente attribuita. Al contrario, la risposta della Chiesa cattolica fu quella di inserire il libro nell’Indice dei libri proibiti.
I diari di Hitler
Tra il 1980 e il 1983 si verificò un giallo editoriale che prese il nome de I diari di Hitler, in cui la voglia di profitto prevalse sulla verità dei fatti.
La pubblicazione di questi falsi diari fu frutto della collaborazione tra il falsario Konrad Kujau e Gerd Heidemann, reporter della rivista tedesca Stern e grande collezionista di oggetti del Terzo Reich. Il collezionista nazista, nel 1980, entrò in contatto con l’ex membro delle SS Fritz Stiefel, il quale gli rivelò di conoscere il venditore di questo diario segreto, risalente al 1935, ritrovato tra i resti di un incidente aereo avvenuto nel 1945 in Germania, accennando all’esistenza di altri 25 diari.
L’idea della pubblicazione fu frutto della persistenza di Heidemann, che riuscì a ottenere l’appoggio dei più importanti membri della sua rivista fino a convincere Manfred Fischer, editore di Stern, a mettere subito a disposizione 200.000 marchi per trattare con lo sconosciuto proprietario dei diari. Per comunicare con il falsario, dovettero utilizzare l’ex SS come intermediario e offrirono due milioni di marchi per l’acquisto dei diari. Le resistenze di Kujau a incontrare gli acquirenti erano dovute anche al fatto che, in realtà, aveva redatto un solo diario. Ma, venuto a conoscenza della cifra offertagli, riuscì, tramite un espediente, a prendere tempo e a scrivere 60 diari.
Con il passare del tempo, Stern aveva ormai speso nove milioni di marchi, circa sette milioni di euro attuali — per cui la pubblicazione dei diari, nonostante alcuni dubbi sulla loro veridicità, doveva avvenire. Nel frattempo, la rivista stipulò accordi per la pubblicazione con altre testate, tra cui il Sunday Times, i cui esperti confermarono l’attendibilità dei diari.
La data della prima pubblicazione era stata fissata per il 25 aprile 1983, anche sulla scorta della garanzia di attendibilità da parte del famoso storico inglese Hugh Trevor-Roper sul Times. Ma lo stesso 25 aprile Trevor-Roper tenne una conferenza stampa in cui espose le proprie riserve nei confronti di questi diari. Nonostante la pubblicazione in corso, questa dichiarazione rese inevitabile un’analisi approfondita dei diari, che dimostrò immediatamente la loro falsità, sulla base, ad esempio, dei materiali utilizzati per redigere il libro.
Alla fine, Gerd Heidemann e Konrad Kujau furono incriminati e condannati. Inoltre, si venne a sapere che Heidemann, ingannando sia il suo editore sia il falsario, aveva tenuto per sé cinque milioni di marchi. Dopo aver scontato la propria pena, Kujau, sfruttando la sua fama, iniziò una carriera da scrittore e illustratore.
Alan Sokal e l’articolo (sbagliato) pubblicato volutamente
Un altro caso, particolarmente noto nel settore della filosofia della scienza, consigliato per approfondire Teoria e realtà di Peter Godfrey-Smith, è quello dell’articolo di Alan Sokal pubblicato nel 1996 sulla rivista politico-letteraria Social Text.
Nel 1994, lo studioso americano inviò alla rivista un articolo dal titolo piuttosto vago: «Transgressing the Boundaries: Toward a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity» («Violare i confini: verso un’ermeneutica trasformativa della gravità quantistica»). In seguito alla pubblicazione, fu Sokal stesso a dichiarare l’inconsistenza del proprio articolo, nel 1996, sulla rivista Lingua Franca. Portando a termine il proprio piano, il fisico americano riuscì a dimostrare la propria tesi: far notare alla comunità scientifica come il rapporto tra politica e scienza fosse diventato talmente forte, in particolar modo per quanto riguarda le science studies, da rendere possibile la pubblicazione di un qualsiasi articolo che utilizzasse termini e slogan aderenti a una certa politica, cari alla sinistra radicale. Il successo e la straordinarietà del caso Sokal furono dati dalla fede politica del suddetto studioso, dichiaratosi una persona di sinistra che denunciava lo sbandamento della propria fazione politica.
Conclusioni e riflessioni
Ciò che si può notare da questi tre episodi è come i distributori di falsità tendano a una progressiva individualizzazione: dall’istituzione Chiesa ai giornali, fino al singolo studioso. In maniera simile, si può osservare come, con lo scorrere del tempo, lo smentire delle notizie richieda, da un lato, minor tempo e, dall’altro, sia dovuto agli stessi fautori delle fake news.
Queste tendenze possono facilmente essere messe in relazione con i tempi attuali, in cui la sovrabbondanza di notizie e la velocità con cui vengono dimenticate mettono in crisi il sistema dell’informazione, portando a una paradossale ignoranza e al venir meno di quel processo di verifica dell’attendibilità delle notizie, il quale richiede un tempo che oggi in pochi sembrano disposti a concedersi. Paradossalmente, tutto ciò che circola online sembra meritevole di autenticità per il semplice fatto di essere presente sulla rete, ottenendo un maggiore valore di verità dal momento che, per via del suo funzionamento, l’AI se ne serve indistintamente per fornirci le risposte alle nostre domande, contribuendo notevolmente ad alimentare questo circolo vizioso.

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