La degenerazione della credibilità dell’informazione

L’evoluzione dei falsi storici nel tempo

Dettaglio dell'illustrazione "The Fin de Siècle Newspaper Proprietor" di Frederick Burr Opper, pubblicata nel 1894 sul magazine Puck. Credit: Library of Congress. Licenza: Public Domain.

Falsificare le notizie è prassi costante nella storia dell’uomo, ma le modalità e le conseguenze di tale azione sono in continuo mutamento: da sempre prestano grande attenzione ai nuovi mezzi di comunicazione a disposizione, per massimizzare il loro impatto.

La mani­po­la­zio­ne dell’informazione e il fal­so sono sta­ti, da sem­pre, stru­men­ti demi­sti­fi­ca­to­ri e, allo stes­so tem­po, attraen­ti per l’immaginario comu­ne. Nei fat­ti, fal­si­fi­ca­zio­ni, frain­ten­di­men­ti e mani­po­la­zio­ni han­no sem­pre avu­to luo­go nel cor­so del­la sto­ria, e alcu­ne di que­ste han­no avu­to con­se­guen­ze non indif­fe­ren­ti. Soli­ta­men­te, i casi più noti sono quel­li che coin­vol­go­no le per­so­na­li­tà più influen­ti del­la sto­ria e, non a caso, il fal­so sto­ri­co più cele­bre è quel­lo del­la Dona­zio­ne di Costantino.

Lorenzo Valla e la Donazione di Costantino

La Dona­zio­ne di Costan­ti­no è un docu­men­to — la cui reda­zio­ne è ipo­tiz­za­ta tra la metà dell’VIII e il IX seco­lo d.C. — del qua­le la Chie­sa cat­to­li­ca si è ser­vi­ta per riven­di­ca­re la supre­ma­zia sul pote­re impe­ria­le. Que­sta pre­te­sa sugli impe­ra­to­ri, con­si­de­ra­ti «ammi­ni­stra­to­ri dell’impero», è con­se­guen­za del­la leg­gen­da alla base del­lo scrit­to, secon­do cui l’imperatore Costan­ti­no, nel 314 d.C., cedet­te il pro­prio impe­ro al papa Sil­ve­stro I come rin­gra­zia­men­to per aver­lo sal­va­to, sul pun­to di mor­te, dal­la lebbra.

La fal­si­tà di que­sto docu­men­to è sta­ta dimo­stra­ta dal cele­bre uma­ni­sta Loren­zo Val­la, sul­la scor­ta dei dub­bi, pas­sa­ti sot­to­trac­cia, pri­ma dal sovra­no Otto­ne III, poi dal futu­ro car­di­na­le Nico­la Cusa­no. Lo stu­dio­so ha dimo­stra­to la fal­si­tà di que­sto docu­men­to, sud­di­vi­so in due par­ti, scrit­te rispet­ti­va­men­te in gre­co e in lati­no, median­te un’importante ana­li­si filo­lo­gi­ca e lin­gui­sti­ca. Tra le anno­ta­zio­ni più note di Val­la pos­sia­mo ricor­da­re la pre­sen­za di una serie di ter­mi­ni in lati­no vol­ga­re, quin­di ana­cro­ni­sti­ci, e, soprat­tut­to, l’uso del nome Costan­ti­no­po­li, atte­sta­to per la pri­ma vol­ta solo nel 330 d.C.

Lo sve­la­men­to di quest’inganno avven­ne solo nel 1517, sessant’anni dopo la mor­te di Loren­zo Val­la, gra­zie alla rivo­lu­zio­ne ini­zia­ta nel­lo stes­so anno da Mar­tin Lute­ro — quin­di dal­la Chie­sa pro­te­stan­te — che rese pos­si­bi­le la pub­bli­ca­zio­ne di Sul­la Dona­zio­ne di Costan­ti­no, fal­sa­men­te attri­bui­ta. Al con­tra­rio, la rispo­sta del­la Chie­sa cat­to­li­ca fu quel­la di inse­ri­re il libro nell’Indi­ce dei libri proibiti.

I diari di Hitler

Tra il 1980 e il 1983 si veri­fi­cò un gial­lo edi­to­ria­le che pre­se il nome de I dia­ri di Hitler, in cui la voglia di pro­fit­to pre­val­se sul­la veri­tà dei fatti.

La pub­bli­ca­zio­ne di que­sti fal­si dia­ri fu frut­to del­la col­la­bo­ra­zio­ne tra il fal­sa­rio Kon­rad Kujau e Gerd Hei­de­mann, repor­ter del­la rivi­sta tede­sca Stern e gran­de col­le­zio­ni­sta di ogget­ti del Ter­zo Reich. Il col­le­zio­ni­sta nazi­sta, nel 1980, entrò in con­tat­to con l’ex mem­bro del­le SS Fri­tz Stie­fel, il qua­le gli rive­lò di cono­sce­re il ven­di­to­re di que­sto dia­rio segre­to, risa­len­te al 1935, ritro­va­to tra i resti di un inci­den­te aereo avve­nu­to nel 1945 in Ger­ma­nia, accen­nan­do all’esistenza di altri 25 diari.

L’idea del­la pub­bli­ca­zio­ne fu frut­to del­la per­si­sten­za di Hei­de­mann, che riu­scì a otte­ne­re l’appoggio dei più impor­tan­ti mem­bri del­la sua rivi­sta fino a con­vin­ce­re Man­fred Fischer, edi­to­re di Stern, a met­te­re subi­to a dispo­si­zio­ne 200.000 mar­chi per trat­ta­re con lo sco­no­sciu­to pro­prie­ta­rio dei dia­ri. Per comu­ni­ca­re con il fal­sa­rio, dovet­te­ro uti­liz­za­re l’ex SS come inter­me­dia­rio e offri­ro­no due milio­ni di mar­chi per l’acquisto dei dia­ri. Le resi­sten­ze di Kujau a incon­tra­re gli acqui­ren­ti era­no dovu­te anche al fat­to che, in real­tà, ave­va redat­to un solo dia­rio. Ma, venu­to a cono­scen­za del­la cifra offer­ta­gli, riu­scì, tra­mi­te un espe­dien­te, a pren­de­re tem­po e a scri­ve­re 60 dia­ri.

Con il pas­sa­re del tem­po, Stern ave­va ormai spe­so nove milio­ni di mar­chi, cir­ca set­te milio­ni di euro attua­li — per cui la pub­bli­ca­zio­ne dei dia­ri, nono­stan­te alcu­ni dub­bi sul­la loro veri­di­ci­tà, dove­va avve­ni­re. Nel frat­tem­po, la rivi­sta sti­pu­lò accor­di per la pub­bli­ca­zio­ne con altre testa­te, tra cui il Sun­day Times, i cui esper­ti con­fer­ma­ro­no l’attendibilità dei diari.

La data del­la pri­ma pub­bli­ca­zio­ne era sta­ta fis­sa­ta per il 25 apri­le 1983, anche sul­la scor­ta del­la garan­zia di atten­di­bi­li­tà da par­te del famo­so sto­ri­co ingle­se Hugh Tre­vor-Roper sul Times. Ma lo stes­so 25 apri­le Tre­vor-Roper ten­ne una con­fe­ren­za stam­pa in cui espo­se le pro­prie riser­ve nei con­fron­ti di que­sti dia­ri. Nono­stan­te la pub­bli­ca­zio­ne in cor­so, que­sta dichia­ra­zio­ne rese ine­vi­ta­bi­le un’analisi appro­fon­di­ta dei dia­ri, che dimo­strò imme­dia­ta­men­te la loro fal­si­tà, sul­la base, ad esem­pio, dei mate­ria­li uti­liz­za­ti per redi­ge­re il libro.

Alla fine, Gerd Hei­de­mann e Kon­rad Kujau furo­no incri­mi­na­ti e con­dan­na­ti. Inol­tre, si ven­ne a sape­re che Hei­de­mann, ingan­nan­do sia il suo edi­to­re sia il fal­sa­rio, ave­va tenu­to per sé cin­que milio­ni di mar­chi. Dopo aver scon­ta­to la pro­pria pena, Kujau, sfrut­tan­do la sua fama, ini­ziò una car­rie­ra da scrit­to­re e illustratore.

Alan Sokal e l’articolo (sbagliato) pubblicato volutamente

Un altro caso, par­ti­co­lar­men­te noto nel set­to­re del­la filo­so­fia del­la scien­za, con­si­glia­to per appro­fon­di­re Teo­ria e real­tà di Peter God­frey-Smith, è quel­lo dell’articolo di Alan Sokal pub­bli­ca­to nel 1996 sul­la rivi­sta poli­ti­co-let­te­ra­ria Social Text.

Nel 1994, lo stu­dio­so ame­ri­ca­no inviò alla rivi­sta un arti­co­lo dal tito­lo piut­to­sto vago: «Tran­sgres­sing the Boun­da­ries: Toward a Tran­sfor­ma­ti­ve Her­me­neu­tics of Quan­tum Gra­vi­ty» («Vio­la­re i con­fi­ni: ver­so un’ermeneutica tra­sfor­ma­ti­va del­la gra­vi­tà quan­ti­sti­ca»). In segui­to alla pub­bli­ca­zio­ne, fu Sokal stes­so a dichia­ra­re l’inconsistenza del pro­prio arti­co­lo, nel 1996, sul­la rivi­sta Lin­gua Fran­ca. Por­tan­do a ter­mi­ne il pro­prio pia­no, il fisi­co ame­ri­ca­no riu­scì a dimo­stra­re la pro­pria tesi: far nota­re alla comu­ni­tà scien­ti­fi­ca come il rap­por­to tra poli­ti­ca e scien­za fos­se diven­ta­to tal­men­te for­te, in par­ti­co­lar modo per quan­to riguar­da le scien­ce stu­dies, da ren­de­re pos­si­bi­le la pub­bli­ca­zio­ne di un qual­sia­si arti­co­lo che uti­liz­zas­se ter­mi­ni e slo­gan ade­ren­ti a una cer­ta poli­ti­ca, cari alla sini­stra radi­ca­le. Il suc­ces­so e la straor­di­na­rie­tà del caso Sokal furo­no dati dal­la fede poli­ti­ca del sud­det­to stu­dio­so, dichia­ra­to­si una per­so­na di sini­stra che denun­cia­va lo sban­da­men­to del­la pro­pria fazio­ne politica.

Conclusioni e riflessioni

Ciò che si può nota­re da que­sti tre epi­so­di è come i distri­bu­to­ri di fal­si­tà ten­da­no a una pro­gres­si­va indi­vi­dua­liz­za­zio­ne: dall’istituzione Chie­sa ai gior­na­li, fino al sin­go­lo stu­dio­so. In manie­ra simi­le, si può osser­va­re come, con lo scor­re­re del tem­po, lo smen­ti­re del­le noti­zie richie­da, da un lato, minor tem­po e, dall’altro, sia dovu­to agli stes­si fau­to­ri del­le fake news.

Que­ste ten­den­ze pos­so­no facil­men­te esse­re mes­se in rela­zio­ne con i tem­pi attua­li, in cui la sovrab­bon­dan­za di noti­zie e la velo­ci­tà con cui ven­go­no dimen­ti­ca­te met­to­no in cri­si il siste­ma dell’informazione, por­tan­do a una para­dos­sa­le igno­ran­za e al venir meno di quel pro­ces­so di veri­fi­ca dell’attendibilità del­le noti­zie, il qua­le richie­de un tem­po che oggi in pochi sem­bra­no dispo­sti a con­ce­der­si. Para­dos­sal­men­te, tut­to ciò che cir­co­la onli­ne sem­bra meri­te­vo­le di auten­ti­ci­tà per il sem­pli­ce fat­to di esse­re pre­sen­te sul­la rete, otte­nen­do un mag­gio­re valo­re di veri­tà dal momen­to che, per via del suo fun­zio­na­men­to, l’AI se ne ser­ve indi­stin­ta­men­te per for­nir­ci le rispo­ste alle nostre doman­de, con­tri­buen­do note­vol­men­te ad ali­men­ta­re que­sto cir­co­lo vizioso.

Con­di­vi­di:
Giampaolo Romano
Stu­den­te di Let­te­re che pro­va a scri­ve­re qual­co­sa di inte­res­san­te e nel frat­tem­po cer­ca di diver­tir­si e rilassarsi

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