La musica ci fa ancora parlare di politica

Gli artisti sul palco possono ancora dire la loro?

I Grammy Awards 2026, oltre a premiare i talenti musicali dell’ultimo anno, sono stati un palcoscenico per politica, diritti umani e inclusione, dando voce alle opinioni degli artisti più seguiti del momento.

 

La musi­ca e la cul­tu­ra pop da sem­pre dan­no voce alle idee socia­li e poli­ti­che di arti­sti segui­ti da milio­ni di per­so­ne in tut­to il mon­do e la pre­mia­zio­ne dei Gram­my Awards 2026 non è sta­ta da meno.

Nel­la not­te ita­lia­na tra il’1 e il 2 feb­bra­io in mol­ti han­no col­to l’opportunità per dire la loro riguar­do le poli­ti­che di con­fi­ne del pre­si­den­te Donald Trump e sui recen­ti fat­ti di cro­na­ca cau­sa­ti dal­le mobi­li­ta­zio­ni dell’ormai nota Ice (Immi­gra­tion and Customs Enfor­ce­ment). Non sono sfug­gi­te all’occhio le nume­ro­se spil­let­te reci­tan­ti nero su bian­co «ICE out», Via l’ICE, appun­ta­te sugli ela­bo­ra­ti out­fit di per­so­nag­gi come Justin Bie­ber, Mar­go Pri­ce e Caro­le King. Altri, come Mark Ruf­fa­lo e Nata­sha Lyon­ne, han­no volu­to tene­re acce­si i riflet­to­ri sul­le recen­ti vit­ti­me del­le pro­te­ste negli USA, indos­san­do la spil­la «Be Good», sia­te buo­ni, in ricor­do di Renee Good, ucci­sa a Min­nea­po­lis da un agen­te dell’ICE.

Più diret­ti, inve­ce, gli arti­sti pre­mia­ti duran­te la sera­ta, come Bil­lie Eilish (can­zo­ne dell’anno con Wil­d­flo­wer), che dopo aver det­to «nes­su­no è clan­de­sti­no in una ter­ra ruba­ta», ha con­clu­so con un chia­ro «Fuck Ice!». Ha det­to la sua anche Bad Bun­ny, pri­mo vin­ci­to­re por­to­ri­ca­no del pre­mio per il miglior album con Debí Tirar Más Fotos – pri­mo album qua­si total­men­te in lin­gua spa­gno­la a rice­ve­re il pre­mio. Seguen­do le idee ripor­ta­te nei pro­pri bra­ni, il can­tan­te ha ini­zia­to il pro­prio discor­so da vin­ci­to­re dicen­do: «Pri­ma di rin­gra­zia­re Dio, dirò: Ice Out», per poi dedi­ca­re il pre­mio «a tut­te le per­so­ne che han­no dovu­to lascia­re la loro patria per segui­re i loro sogni».

Le reazioni della politica

Non ha tar­da­to la rispo­sta del pre­si­den­te Trump, che non cita l’artista por­to­ri­ca­no, già cri­ti­ca­to per la sua esi­bi­zio­ne duran­te l’ambitissimo hal­fti­me show del­la ses­san­te­si­ma edi­zio­ne del Super Bowl, ma si con­cen­tra su Tre­vor Noah, pre­sen­ta­to­re del­la sera­ta. Il comi­co ha pro­nun­cia­to bat­tu­te sul pre­si­den­te e la can­tan­te Nic­ki Minaj, che duran­te l’evento per la pre­sen­ta­zio­ne dei nuo­vi fon­di di inve­sti­men­to per i neo­na­ti negli USA si è defi­ni­ta «la soste­ni­tri­ce nume­ro uno di Trump», insi­nuan­do che fos­se­ro impe­gna­ti a veri­fi­ca­re chi tra loro «abbia il sede­re più prominente».

Noah ha poi spie­ga­to che «gli arti­sti desi­de­ra­no un Gram­my alme­no quan­to Trump desi­de­ra la Groen­lan­dia, per­ché l’isola di Epstein non c’è più e ha biso­gno di una nuo­va iso­la dove pas­sa­re il tem­po con Bill Clin­ton». Il pre­si­den­te ha rispo­sto tra­mi­te il suo social Truth, minac­cian­do di scate­na­re gli avvo­ca­ti con­tro il pre­sen­ta­to­re, defi­nen­do­lo un «tota­le sfi­ga­to» e «pate­ti­co e inca­pa­ce pre­sen­ta­to­re idio­ta», negan­do ogni sua pre­sun­ta pre­sen­za sull’isola del finan­zie­re pedo­fi­lo e defi­nen­do la sera­ta come «il peg­gio, pra­ti­ca­men­te inguardabile».

Un Sanremo “apolitico”

Que­sto “show” di opi­nio­ni e ideo­lo­gie diver­se ci ricor­da nuo­va­men­te il peso del­la cul­tu­ra sul­le nostre idee e del pote­re eser­ci­ta­to dal­l’at­ten­zio­ne media­ti­ca degli arti­sti. Nel nostro pae­se rima­ne aper­to il dibat­ti­to riguar­do musi­ca e poli­ti­ca, ne sono testi­mo­ni le recen­ti edi­zio­ni sul Pal­co più impor­tan­te d’Italia, il Festi­val di San­re­mo, discus­se per alcu­ne esi­bi­zio­ni defi­ni­te «fuor­vian­ti» e non adat­te ad un simi­le evento.

Per il festi­val di quest’anno, dal 24 al 28 feb­bra­io, il diret­to­re arti­sti­co Car­lo Con­ti, duran­te un’inter­vi­sta, ha annun­cia­to un’edi­zio­ne apo­li­ti­ca, cri­stia­na e demo­cra­ti­ca, con­cen­tra­ta sul­la musi­ca, esclu­den­do mono­lo­ghi per mini­miz­za­re le pole­mi­che, e ha dife­so le sue scel­te di cast, nono­stan­te le indi­scre­zio­ni su malu­mo­ri governativi.

Tale scel­ta è sta­ta evi­den­zia­ta dal­la vicen­da che ha coin­vol­to Andrea Puc­ci, il comi­co invi­ta­to al festi­val che, dopo un ini­zia­le accet­ta­zio­ne, ha fat­to die­tro­front a cau­sa del gran­de nume­ro di insul­ti rice­vu­ti sui social a cau­sa del suo orien­ta­men­to poli­ti­co. Anche la cele­bre can­tan­te Lau­ra Pau­si­ni si è espres­sa di recen­te, soste­nen­do che sia neces­sa­rio sepa­ra­re la musi­ca dal­la poli­ti­ca, poi comu­ni­can­do che se potes­se vin­ce­re il festi­val par­te­ci­pe­reb­be di cer­to all’Eurovision Song Con­te­st 2026 a Vien­na, com­pe­ti­zio­ne boi­cot­ta­ta da nume­ro­si pae­si a cau­sa del­la par­te­ci­pa­zio­ne del­lo sta­to di Israele.

La censura di Ghali

Un’altra pole­mi­ca riguar­da il rap­per Gha­li che si è sem­pre espo­sto riguar­do l’integrazione degli stra­nie­ri in Ita­lia, anche duran­te la sua par­te­ci­pa­zio­ne all’edizione di San­re­mo 2024. Invi­ta­to all’i­nau­gu­ra­zio­ne del­le Olim­pia­di Inver­na­li di Mila­no-Cor­ti­na 2026 di vener­dì 6 feb­bra­io, l’artista ha soste­nu­to tra­mi­te Insta­gram che gli sia sta­to impe­di­to di can­ta­re l’inno nazio­na­le e di uti­liz­za­re la lin­gua ara­ba sul pal­co.

La sua pre­sen­za all’evento era sta­ta cri­ti­ca­ta sui social, in par­ti­co­la­re dal­la Lega che lo ha defi­ni­to «un odia­to­re di Israe­le e del cen­tro­de­stra». Il mini­stro del­lo Sport Andrea Abo­di ha, però, ras­si­cu­ra­to sul cor­ret­to svol­gi­men­to dell’evento, ma non è pas­sa­ta inos­ser­va­ta la scel­ta di non mostra­re mai da vici­no il can­tan­te duran­te la sua esi­bi­zio­ne, né tan­to­me­no il fat­to che Gha­li non sia sta­to cita­to dal com­men­ta­to­re del­la sera­ta Pao­lo Petrec­ca, del resto cri­ti­ca­to per diver­se gaf­fe e dimen­ti­can­ze.

Le linee gui­da in Ita­lia sono dun­que chia­re, la musi­ca non può par­la­re di poli­ti­ca e deve limi­tar­si a intrat­te­ne­re e diver­ti­re. Que­sto è pos­si­bi­le per un’arte così libe­ra e da sem­pre por­ta­tri­ce del­la voce del popo­lo? La doman­da rima­ne aper­ta in atte­sa dei pros­si­mi gran­di even­ti del­la scena.

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Gabriel Palanti

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