La pirateria è più popolare che mai

I prezzi alti, la pubblicità e il grande numero di piattaforme stanno alienando i consumatori

La pirateria è più popolare che mai

Le piattaforme streaming hanno cambiato le loro caratteristiche più attrattive: il prezzo basso, l’assenza di pubblicità e una grande offerta di prodotti. L’insoddisfazione degli abbonati sta provocando un esodo da queste ai siti di streaming illegale.

Al gior­no d’oggi è dif­fi­ci­le tro­va­re una per­so­na che, negli ulti­mi 10, anni non abbia cedu­to alla ten­ta­zio­ne di usu­frui­re di un abbo­na­men­to a una piat­ta­for­ma strea­ming. I nume­ri lo con­fer­ma­no: secon­do Ita­liaOg­gi, in Ita­lia, Net­flix con­ta cir­ca 5,4 milio­ni di abbo­na­ti, Disney+ cir­ca 2,1 milio­ni e Dazn 1,8 milio­ni. Il 13 gen­na­io 2026, inol­tre, è diven­ta­ta dispo­ni­bi­le in Ita­lia di HBO Max, piat­ta­for­ma strea­ming che offre il cata­lo­go di War­ner Bros Disco­ve­ry e che si con­fi­gu­ra come ulte­rio­re con­cor­ren­te alle nume­ro­se piat­ta­for­me già affer­ma­te. Il mer­ca­to del­le piat­ta­for­me strea­ming sem­bra sem­pre più satu­ro, ed è in que­sto con­te­sto che emer­ge un cer­to scet­ti­ci­smo su quan­to que­ste piat­ta­for­me sia­no dav­ve­ro con­ve­nien­ti per i pro­pri abbonati.

L’era dello streaming sta finendo

Tra il 2015 e il 2020, le piat­ta­for­me di strea­ming video sem­bra­va­no aver pre­so d’as­sal­to il mon­do: qual­sia­si pro­dot­to cine­ma­to­gra­fi­co o tele­vi­si­vo era dispo­ni­bi­le onli­ne, a un bas­so prez­zo e in alta qua­li­tà. Le piat­ta­for­me prin­ci­pa­li, come Net­flix, Disney+, Pri­me Video e Apple TV+ pro­du­ce­va­no diver­si film e serie tv di gran­de suc­ces­so e accla­ma­te cri­ti­ca­men­te, come Hou­se Of Cards, distri­bui­ta da Net­flix, che ha rice­vu­to in tota­le 33 nomi­na­tion agli Emmy e ha vin­to ben due Gol­den Glo­be. Inol­tre, per ogni tipo di richie­sta di nic­chia esi­ste­va una piat­ta­for­ma uti­le a sod­di­sfar­la: è il caso di Crun­chy­roll, nota per il suo fit­to cata­lo­go di ani­me. Tut­ta­via, a par­ti­re dal 2020 si sono veri­fi­ca­ti aumen­ti sia nel nume­ro di piat­ta­for­me dispo­ni­bi­li sia nel costo degli abbo­na­men­ti: sono que­sti i fat­to­ri che han­no ini­zia­to a influi­re nega­ti­va­men­te sul­la sod­di­sfa­zio­ne degli utenti.

Enshittification

Cory Doc­trow ha defi­ni­to il ciclo vita­le del­le piat­ta­for­me strea­ming come enshit­ti­fi­ca­tion, e ne ha scan­di­to le fasi. Per pri­ma cosa le piat­ta­for­me trat­ta­no bene i loro uten­ti, per poi sfrut­tar­li in favo­re dei i pro­pri part­ner com­mer­cia­li; poi sfrut­ta­no anche i part­ner per trat­te­ne­re tut­ti i rica­vi pos­si­bi­li e infi­ne muo­io­no. Alcu­ni dei pri­mi segna­li di enshit­ti­fi­ca­tion sono già evi­den­ti nel caso del­le piat­ta­for­me di strea­ming video, come l’introduzione del­la pub­bli­ci­tà e il con­ti­nuo aumen­to dei prez­zi degli abbonamenti.

Il tradimento delle piattaforme

Nel 2022, infat­ti, Net­flix ha intro­dot­to per la pri­ma vol­ta un pia­no di abbo­na­men­to a un prez­zo leg­ger­men­te infe­rio­re rispet­to a quel­lo stan­dard, ma con del­le inser­zio­ni pub­bli­ci­ta­rie. Que­sto è sta­to for­se il pri­mo vero “tra­di­men­to” di Net­flix nei con­fron­ti dei suoi abbo­na­ti. Il secon­do si è veri­fi­ca­to con il bloc­co del­la con­di­vi­sio­ne di un abbo­na­men­to tra per­so­ne che non vivo­no sot­to lo stes­so tet­to, nono­stan­te la con­di­vi­sio­ne del­le pas­sword fos­se una del­le stra­te­gie più uti­liz­za­te da Net­flix per far­si pub­bli­ci­tà fino a pochi anni pri­ma. Il ter­zo “tra­di­men­to”, infi­ne, si è veri­fi­ca­to con l’introduzione di un pay­wall sul­la qua­li­tà dei video: per ave­re una riso­lu­zio­ne più alta, biso­gna abbo­nar­si ai pia­ni più costosi.

Le piattaforme non sono più convenienti

Que­sti cam­bia­men­ti non sono limi­ta­ti a Net­flix. Ormai qua­si tut­te le piat­ta­for­me strea­ming, tra cui Disney+ e Ama­zon Pri­me Video, offro­no pia­ni con inser­zio­ni pub­bli­ci­ta­rie. A que­sto si aggiun­ge che spes­so, per vede­re quel­lo che si vuo­le, biso­gna ave­re più abbo­na­men­ti a diver­se piat­ta­for­me poi­ché qua­si tut­te le major cine­ma­to­gra­fi­che ormai dispon­go­no di una pro­pria piat­ta­for­ma su cui distri­bui­re il pro­prio catalogo.

Secon­do Varie­ty, infat­ti, in Ame­ri­ca gli uten­ti spen­do­no cir­ca 69 dol­la­ri al mese per gli abbo­na­men­ti alle piat­ta­for­me strea­ming video. In Ita­lia, gli uten­ti spen­do­no qua­si 30 euro al mese per gli abbo­na­men­ti. La pre­mes­sa del­lo strea­ming, però, era un’altra: pro­dot­ti di qua­li­tà a bas­so prez­zo, la pos­si­bi­li­tà di con­di­vi­de­re le pas­sword, e l’assenza pub­bli­ci­tà. Que­ste carat­te­ri­sti­che, tra l’altro, ren­de­va­no lo strea­ming un’alternativa vali­da e con­ve­nien­te rispet­to al costo del­la tele­vi­sio­ne via cavo. Ora che le con­di­zio­ni sono cam­bia­te, gli uten­ti van­no alla ricer­ca di alter­na­ti­ve più con­ve­nien­ti; per que­sto moti­vo, la pira­te­ria non solo è di nuo­vo popo­la­re, ma è anche più uti­liz­za­ta che mai.

La pirateria è sempre più diffusa

Secon­do MUSO, un’azienda lon­di­ne­se che moni­to­ra la pira­te­ria, nel 2024 sono sta­te regi­stra­te cir­ca 216 miliar­di di visi­te a siti ille­ga­li, con un aumen­to di 86 miliar­di rispet­to al 2020. La pira­te­ria, però, non è tor­na­ta solo per una que­stio­ne di prez­zi. Il vero pro­ble­ma è il rivo­lu­zio­na­men­to del ser­vi­zio stes­so, cioè l’enshit­ti­fi­ca­tion del­le piat­ta­for­me, ad aver spin­to gli uten­ti a ritor­na­re a usu­frui­re di ser­vi­zi ille­ga­li. In que­sto sce­na­rio sem­bra che fin­ché le piat­ta­for­me igno­re­ran­no le lamen­te­le dei pro­pri uten­ti, pri­vi­le­gian­do i pro­fit­ti, la pira­te­ria con­ti­nue­rà ine­vi­ta­bil­men­te a crescere.

I siti di streaming illegale sono sempre più di qualità 

La pira­te­ria, comun­que, non è mai scom­par­sa del tut­to. Sem­pli­ce­men­te, non ne vale­va più la pena: le piat­ta­for­me strea­ming, agli ini­zi, era­no con­si­de­ra­te un’ottima alter­na­ti­va alla tv via cavo. Nel frat­tem­po, però, i siti di strea­ming ille­ga­le sono cam­bia­ti: non sono più un caos di pop-up come una vol­ta, ma spes­so han­no inter­fac­ce cura­te e intui­ti­ve e offro­no per­si­no lo strea­ming in HD. Dun­que, è faci­le capi­re per­ché milio­ni di per­so­ne scel­go­no di ricor­re­re la pira­te­ria per guar­da­re i pro­dot­ti che voglio­no: i siti di strea­ming ille­ga­le sono miglio­ra­ti, men­tre le piat­ta­for­me di strea­ming lega­le pro­pon­go­no pub­bli­ci­tà sem­pre più inva­den­ti e prez­zi sem­pre più alti.

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Emma Pierri

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