L’università degli studi di Milano ha finalmente attivato un corso di laurea triennale interamente online; ma si tratta di un’innovazione o di un ulteriore asservimento al mercato del lavoro?
È di gennaio la notizia dell’attivazione di un nuovo corso di laurea della Statale di Milano, intitolato Economia aziendale L‑18 ed inserito nella facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali. Le modalità di erogazione del corso si differenziano radicalmente dalle altre, in quanto questo corso di laurea verrà attivato dal prossimo anno accademico in modalità completamente telematica; una strategia ispirata al modello scientifico della Open University inglese, stando al sito del corso.
L’offerta formativa si basa su una formazione solida in materie fondamentali come economia aziendale, statistica, diritto e finanza, integrando al contempo strumenti digitali avanzati per l’apprendimento online. L’obiettivo del corso è “coniugare rigore accademico e flessibilità didattica, garantendo pari opportunità di accesso alla conoscenza anche a chi risiede lontano dai poli universitari tradizionali”.
La scelta dell’ateneo segna un importante cambio di paradigma. Da sempre impegnato nel mantenimento di modalità didattiche tradizionali, la Statale oggi risponde a un’esigenza spesso invocata dagli studenti: la didattica a distanza, che andrebbe primariamente a supplire alle frequenti mancanze di posti in aula, ma soprattutto agevolerebbe notevolmente gli iscritti provenienti da altre regioni o nazioni. Fin qui cosa ci potrebbe essere di più allettante per un corso di laurea pensato per stare al passo con i tempi?
Costi di iscrizione e collaborazioni
Come segnalato dall’organizzazione studentesca UDU in un post Instagram risalente a febbraio, i costi di iscrizione al corso si situano al di là della portata di un ateneo pubblico. Di fatto sarebbe prevista una tassa aggiuntiva e forfettaria di 900,00€ per tutti gli studenti iscritti, e di 500,00€ per coloro che si situano in no-tax area (ISEE inferiore a 30.000 ndr). Oltre a ciò, segnala sempre UDU, il corso sarebbe stato ideato in collaborazione con enti commerciali quali, Deloitte, Fondazione Cariplo e Confindustria. Ciò lascerebbe intendere un desiderio da parte di UNIMI di accaparrarsi più fondi e quindi risultare in una posizione più competitiva rispetto alle altre università pubbliche, in un momento storico in cui in Italia è sempre più complesso riuscire ad ottenere fondi per la ricerca.
Da rivedere sarebbe anche la scelta del corso da “telematizzare”, ossia Economia, da sempre etichettata come un sapere dal gusto scientifico. Ne parla il professor Zhok nel suo volume Critica della ragione liberale (2017, Meltemi); la teorie economica ipotizzata dagli autori classici, quali Smith, Mill e Marx, era infatti più simile a un’economia politica, che negli ultimi decenni dell’800 ha subito una radicale trasformazione metodologica che l’ha assimilata alle scienze dure, trasformandola, in pieno spirito positivista, in vera e propria scienza deduttiva e astorica.
Didattica a distanza e crisi della dimensione relazionale
Questa lettura epistemologica va a scardinare la disciplina dalle sue origini socialmente interattive, che forse, non verrebbero valorizzate in una modalità di erogazione così “distante” dal confronto.
Inoltre, un corso di laurea telematico, con flessibilità ulteriori rispetto ai corsi tradizionali (come gli appelli aggiuntivi), oltre a creare disparità con gli altri corsi, potrebbe ridurre la credibilità di un percorso universitario analogico, e il valore del tempo in una formazione di qualità. Che senso avrebbe acquisire un titolo universitario in tempistiche più competitive in assenza di confronto umano con colleghi e docenti? Come spesso ricordato anche dalla rettrice Brambilla nel discorso inaugurale di questo anno accademico, l’università come universitas, luogo di scambio e cooperazione nel segno di libertà accademica, deve garantire sì fedeltà al rigore scientifico, ma anche alla responsabilità etica del sapere, e quindi alla dimensione del dialogo. Dunque, ci troviamo di fronte a una contraddizione in pieni termini? La risposta ai posteri e ai nuovi iscritti.
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