L’Eni in Venezuela

Cos’è cambiato nel settore petrolifero venezuelano dopo l’intervento statunitense?

L’operazione americana in Venezuela è stata giustificata da Donald Trump con la necessità di ridurre il traffico di stupefacenti, che il regime di Nicolas Maduro veniva accusato di sostenere. In realtà, sembra invece aver avuto l’obiettivo di prendere il controllo del mercato del petrolio venezuelano. Le iniziative finora intraprese dal governo statunitense hanno aperto il Venezuela alle grandi major del settore, come Eni.

Il 3 gen­na­io 2026 è sta­to abbat­tu­to il regi­me auto­cra­ti­co di Nico­lás Madu­ro dal­le for­ze spe­cia­li ame­ri­ca­ne, in un’operazione la cui legit­ti­mi­tà lega­le è dibat­tu­ta. La spe­di­zio­ne è avve­nu­ta dopo mesi in cui gli Sta­ti Uni­ti han­no accu­sa­to il gover­no vene­zue­la­no di esse­re coin­vol­to nel traf­fi­co di stu­pe­fa­cen­ti che entra­no nel pae­se. Il pre­si­den­te, quin­di, giu­sti­fi­ca l’azione mili­ta­re come neces­sa­ria per la sicu­rez­za del­la nazione.

Petrolio e potere in Venezuela

In real­tà, il Vene­zue­la non risul­ta esse­re tra i prin­ci­pa­li Pae­si respon­sa­bi­li di pro­du­zio­ne o tra­spor­to di dro­ga. Quel­la che sem­bra esse­re la vera ragio­ne dell’azione ame­ri­ca­na è la gran­de quan­ti­tà di petro­lio di cui il Vene­zue­la dispo­ne. Il Pae­se pos­sie­de una del­le mag­gio­ri riser­ve cer­ti­fi­ca­te al mon­do, con cir­ca 303 miliar­di di bari­li, pari a qua­si al 20% del tota­le mon­dia­le. Inol­tre, fino alla cat­tu­ra di Madu­ro, era uno dei prin­ci­pa­li part­ner, nel set­to­re petro­li­fe­ro, del­la Repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se – ver­so cui ha espor­ta­to l’80% dele pro­prie riser­ve – dell’Iran e del­la Russia.

Inol­tre, la mag­gior par­te del petro­lio vene­zue­la­no è greg­gio extra-pesan­te. Que­sto signi­fi­ca che la sua raf­fi­na­zio­ne è più costo­sa e com­pli­ca­ta del nor­ma­le. Ciò avvie­ne a cau­sa del­la neces­si­tà di diluir­lo con idro­car­bu­ri più leg­ge­ri. Que­sta ope­ra­zio­ne veni­va però effet­tua­ta dall’Iran, con cui il Vene­zue­la ave­va stret­to un par­te­na­ria­to stra­te­gi­co nel 2020.

Il futu­ro vene­zue­la­no e l’impatto dell’operazione sta­tu­ni­ten­se riman­go­no anco­ra sco­no­sciu­ti. Per ora sap­pia­mo che, il 5 gen­na­io, la ex‑vicepresidente, Del­cy Rodrí­guez, ha pre­sta­to giu­ra­men­to davan­ti al par­la­men­to come pre­si­den­te ad inte­rim del Vene­zue­la. Rodrí­guez ha ini­zia­to imme­dia­ta­men­te a coo­pe­ra­re con gli Sta­ti Uni­ti. Tut­ta­via, gli Usa han­no già chia­ri­to che, nel caso in cui la pre­si­den­te non doves­se sod­di­sfa­re le richie­ste sta­tu­ni­ten­si, potreb­be­ro veri­fi­car­si nuo­ve azio­ni mili­ta­ri. Secon­do quan­to dichia­ra­to da Trump, gli Sta­ti Uni­ti gover­ne­ran­no il Vene­zue­la fino a quan­do non ver­rà garan­ti­ta una tran­si­zio­ne «sicu­ra, ade­gua­ta e giu­di­zio­sa» ver­so un nuo­vo asset­to politico.

Strategia USA nel settore petrolifero venezuelano

Gli Sta­ti Uni­ti sem­bra­no mira­re alla pene­tra­zio­ne nel set­to­re petro­li­fe­ro vene­zue­la­no, per trar­ne i bene­fi­ci mag­gio­ri. Lo testi­mo­nia­no le paro­le del pre­si­den­te e del Segre­ta­rio all’Energia. Il pri­mo ha dichia­ra­to la volon­tà degli Sta­ti Uni­ti di inve­sti­re miliar­di di dol­la­ri per ria­bi­li­ta­re le infra­strut­tu­re del Pae­se, deva­sta­to da anni di cat­ti­va gestio­ne e cor­ru­zio­ne. Il secon­do ha annun­cia­to che il petro­lio pro­dot­to in Vene­zue­la ver­rà ven­du­to dagli Sta­ti Uni­ti per un tem­po indefinito.

Il 9 gen­na­io, Trump ha discus­so con i diri­gen­ti di alcu­ne com­pa­gnie petro­li­fe­re cir­ca il rilan­cio del­la pro­du­zio­ne vene­zue­la­na, richie­den­do inve­sti­men­ti per 100 miliar­di di dol­la­ri. Il 29 gen­na­io, il par­la­men­to del Vene­zue­la ha appro­va­to una nuo­va rifor­ma per il set­to­re petro­li­fe­ro. Tra le novi­tà ci sono il per­mes­so alle com­pa­gnie stra­nie­re di gesti­re diret­ta­men­te gli impian­ti petro­li­fe­ri, l’abbassamento del­le tas­se che le azien­de devo­no ver­sa­re al gover­no e la pos­si­bi­li­tà di ricor­re­re ai tri­bu­na­li inter­na­zio­na­li in caso di contenziosi.

Gli Sta­ti Uni­ti han­no auto­riz­za­to le loro com­pa­gnie a com­pra­re e tra­spor­ta­re il petro­lio del Vene­zue­la al fine di spin­ger­le a inve­sti­re nel pae­se. Le auto­ri­tà han­no con­ces­so una licen­za a ope­ra­re in Vene­zue­la alla Bri­tish Petro­leum, alla Che­vron, alla Shell, alla Rep­sol e all’Eni. Que­sto signi­fi­ca che que­ste com­pa­gnie sono esen­ti dal­le san­zio­ni sta­tu­ni­ten­si sull’industria petro­li­fe­ra vene­zue­la­na. Gli Sta­ti Uni­ti han­no anche rila­scia­to una secon­da licen­za che auto­riz­za socie­tà in tut­to il mon­do a fir­ma­re con­trat­ti per nuo­vi inve­sti­men­ti nel gas e nel petro­lio venezuelano.

Il caso Eni

Eni tor­ne­rà a rice­ve­re paga­men­ti in petro­lio da PDVSA, la socie­tà sta­ta­le petro­li­fe­ra vene­zue­la­na, anzi­ché in dena­ro. In cam­bio, Eni pro­dur­reb­be gas per il Vene­zue­la, for­nen­do così ener­gia ed elet­tri­ci­tà al pae­se. La socie­tà ita­lia­na sta anco­ra valu­tan­do «le oppor­tu­ni­tà che la licen­za apre nell’ambito di un dia­lo­go costan­te con le auto­ri­tà sta­tu­ni­ten­si», come rife­ri­to dal por­ta­vo­ce dell’Ente. Eni sta­reb­be col­la­bo­ran­do con le com­pa­gnie sta­tu­ni­ten­si per aumen­ta­re la pro­du­zio­ne di petro­lio a Junin, nell’Orinoco.

L’allentamento del­le san­zio­ni sta­tu­ni­ten­si ver­so il Vene­zue­la per­met­te al Pae­se suda­me­ri­ca­no di paga­re tra­mi­te il greg­gio il debi­to di cir­ca 3 miliar­di di dol­la­ri che ha con­trat­to con Eni sbloc­can­do una situa­zio­ne che anda­va avan­ti da cir­ca un anno. In futu­ro Eni potreb­be espor­ta­re par­te del gas ver­so l’Europa sosti­tuen­do le for­ni­tu­re rus­se. Infi­ne, il fat­to che Eni sia una del­le poche com­pa­gnie a poter lavo­ra­re nel pae­se sen­za il peso del­le san­zio­ni con­so­li­da la sua pre­sen­za indu­stria­le nel Pae­se, ma la lega a deci­sio­ne poli­ti­che pre­se altrove.

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Chiara Ferrari

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