“Nothing tastes as good as skinny feels”: è il ritorno della skinny culture?

Un tentativo di analisi a partire dal mondo dei social

In un mondo che si muove con estrema velocità anche i corpi sono soggetti alle mode del momento e cambiano in base a esse. Una panoramica dagli anni 2000 alla body positivity e alla skinny culture, il tutto attraverso gli occhi dei social media, della moda e del mondo di Hollywood.

 

“Nothing tastes as good as skin­ny feels”: è que­sto che la model­la bri­tan­ni­ca Kate Moss dichia­rò esse­re il suo man­tra di vita nel 2009 alla rivi­sta Women’s Wear Dai­ly. Quel­la fra­se, che signi­fi­ca “Nien­te ha un sapo­re più buo­no del sen­tir­si magri”, susci­tò mol­to scal­po­re e fu con­si­de­ra­ta un peri­co­lo­so invi­to allo svi­lup­po di distur­bi del com­por­ta­men­to ali­men­ta­re.

Primi anni 2000: la taglia zero

Nei pri­mi anni 2000, infat­ti, la cosid­det­ta diet cul­tu­re – nata già nell’800 dall’ossessione per l’uniformazione dei cor­pi del­le don­ne ad uno ste­reo­ti­po di cor­po­ra­tu­ra lon­gi­li­nea – gra­zie allo svi­lup­po del­la scien­za dell’alimentazione che ha por­ta­to con sé nozio­ni come le calo­rie e le die­te, era sta­ta ampia­men­te normalizzata.

Ogni gior­no con­cet­ti come le die­te low carbla “taglia 0” bom­bar­da­va­no le per­so­ne, che vede­va­no rap­pre­sen­ta­ta nei pro­dot­ti cine­ma­to­gra­fi­ci l’inadeguatezza del pro­prio cor­po. Sono solo un esem­pio il dima­gri­men­to di Moni­ca di Friends che ha come risul­ta­to far­la sen­ti­re bel­la e nota­ta dagli uomi­ni o l’insistenza con cui all’inizio di ogni film del­la saga venis­se rap­pre­sen­ta­to il peso di Brid­get Jones e l’apporto calo­ri­co dei suoi pasti.

L’avvento della body positivity

È sta­to solo a par­ti­re dal 2010–2011 che si è svi­lup­pa­to un movi­men­to in con­tro­ten­den­za, quel­lo del­la body posi­ti­vi­ty, che pro­muo­ve l’inclusione di tut­ti i cor­pi, a pre­scin­de­re dal­la loro for­ma o peso. Le case di moda, come Dol­ce e Gab­ba­na e Guc­ci, han­no ini­zia­to a con­fe­zio­na­re capi d’abbigliamento che potes­se­ro vesti­re anche le cosid­det­te cur­vy e sul­le pas­se­rel­le sono com­par­se le pri­me model­le che si distac­ca­va­no dal­lo ste­reo­ti­po social­men­te accet­ta­to.  Tut­ta­via, il con­tri­bu­to mag­gio­re è sta­to appor­ta­to dai social media dove sono spo­po­la­ti con­te­nu­ti di esper­ti nutri­zio­ni­sti (e non) che inci­ta­va­no a man­gia­re sano, a saper apprez­za­re anche un cor­po mol­to for­mo­so e a ripen­sa­re i pro­pri idea­li di bellezza.

I con­tent crea­tor sen­si­bi­liz­za­no sul­la fat pho­bia, ossia la “pau­ra” del­le per­so­ne gras­se o più cor­ret­ta­men­te il rifiu­to che vie­ne inse­gna­to ver­so que­ste e l’automatica loro asso­cia­zio­ne ad una situa­zio­ne di poca salu­te o di malat­tia, sen­za tene­re in con­si­de­ra­zio­ne la diver­sa con­for­ma­zio­ne fisi­ca, il meta­bo­li­smo e la sto­ria cli­ni­ca di ognu­no di noi. Si è ten­ta­to anche di sdram­ma­tiz­za­re attra­ver­so, per esem­pio, la rap­pre­sen­ta­zio­ne in sketch comi­ci di quel­le madri fis­sa­te con l’alimentazione, le almond moms, che inci­ta­no le figlie a man­gia­re la frut­ta sec­ca per con­tra­sta­re la fame o a non cena­re dopo un pran­zo sostan­zio­so. Si è per­si­no svi­lup­pa­ta una par­ti­co­la­re atten­zio­ne ver­so i cor­pi maschi­li ai qua­li, anche se in manie­ra diver­sa e mino­re, veni­va richie­sto un deter­mi­na­to fisi­co: musco­lo­so e toni­co, insom­ma, che potes­se esse­re con­si­de­ra­to virile.

Ozempic, proteine e le altre tendenze della skinny culture

Ci sem­bra para­dos­sa­le cre­de­re, dun­que, che pro­prio dal web stia­no arri­van­do in que­sti ulti­mi mesi del­le avvi­sa­glie cir­ca un pos­si­bi­le ritor­no di quel­la che ora vie­ne chia­ma­ta dagli anglo­fo­ni più gene­ri­ca­men­te skin­ny cul­tu­re, let­te­ral­men­te la “cul­tu­ra di esse­re magri”.

I con­tent crea­tor sem­bra­no aver por­ta­to all’estre­mo le istan­ze di uno sti­le di vita sano, usan­do­lo come scher­mo per pro­muo­ve­re, inve­ce, una rigi­da disci­pli­na ali­men­ta­re e spor­ti­va che camuf­fa, anco­ra una vol­ta, una col­pe­vo­liz­za­zio­ne dei cor­pi non con­for­mi, non atle­ti­ci. È il caso di con­te­nu­ti come i what I eat in a day, video dove gli influen­cer mostra­no i pasti con i qua­li con­vin­co­no il pub­bli­co di poter otte­ne­re il loro stes­so cor­po, sen­za pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne la neces­si­tà di pia­ni ali­men­ta­ri per­so­na­liz­za­ti per cia­scun indi­vi­duo e di un tipo di alle­na­men­to che è soggettivo.

Se da un lato sull’onda dell’ossessione per la cura del cor­po si sta veri­fi­can­do, soprat­tut­to negli uomi­ni, l’aumento nel­la pro­du­zio­ne e nell’uso di pro­dot­ti pro­tei­ci per aumen­ta­re la mas­sa musco­la­re, dall’altro sem­bra svi­lup­par­si con­tem­po­ra­nea­men­te la ten­den­za all’uso scon­si­de­ra­to dell’Ozempic. L’Ozem­pic è un far­ma­co nato per il trat­ta­men­to del dia­be­te di tipo 2 che sti­mo­la la pro­du­zio­ne di insu­li­na e rego­la la gli­ce­mia, e negli ulti­mi anni sta spo­po­lan­do tra le cele­bri­tà, soprat­tut­to sta­tu­ni­ten­si, per la sua capa­ci­tà di limi­ta­re la sen­sa­zio­ne di fame e ral­len­ta­re lo svuo­ta­men­to gastri­co, dimi­nuen­do l’apporto calo­ri­co quo­ti­dia­no. I risul­ta­ti otte­nu­ti sono cor­pi visi­bil­men­te sca­va­ti, asciut­ti, gli stes­si che sem­bra­no cal­ca­re i recen­ti red carpet.

Il legame coi disturbi alimentari

Pre­met­ten­do che i cor­pi sono e devo­no esse­re per­so­na­li, non ogget­to di discus­sio­ne o giu­di­zio da par­te di ter­zi, que­sta deri­va appa­re mol­to pre­oc­cu­pan­te anche nel nostro Pae­se, soprat­tut­to alla luce dei dati che SINPIA, la Socie­tà Nazio­na­le di Neu­ro­psi­chia­tria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ha divul­ga­to il 15 mar­zo 2025 in occa­sio­ne del­la Gior­na­ta nazio­na­le del fioc­chet­to lil­la con­tro i Distur­bi del Com­por­ta­men­to Ali­men­ta­re. Oggi solo in Ita­lia più di tre milio­ni di per­so­ne sof­fro­no di que­sti distur­bi, tra cui l’8–10% di ragaz­ze con un aumen­to dei casi anche in età pre­co­ce (8–9 anni) e un aumen­to negli indi­vi­dui di ses­so maschi­le. Dun­que, ana­liz­zan­do que­sti ele­men­ti, vie­ne spon­ta­neo chie­der­si se, effet­ti­va­men­te, si stia veri­fi­can­do un ritor­no del­la skin­ny cul­tu­re.

Alla luce, soprat­tut­to, del­le recen­ti imma­gi­ni dif­fu­se che ritrag­go­no dra­sti­ci cam­bia­men­ti fisi­ci del­le star di Hol­ly­wood, come le due pro­ta­go­ni­ste dell’adattamento cine­ma­to­gra­fi­co del musi­cal Wic­ked, Cyn­thia Eri­vo e Aria­na Gran­de, solo per citar­ne due, ma l’elenco sareb­be mol­to più lun­go, su Tik­Tok stan­no appa­ren­do nume­ro­si video in cui vie­ne mani­fe­sta­ta la cre­scen­te pre­oc­cu­pa­zio­ne per que­sto feno­me­no. Ma vie­ne da chie­der­si: c’è sta­to dav­ve­ro un momen­to, in que­sti ulti­mi anni, in cui abbia­mo smes­so di guar­da­re ad un cor­po magro e/o con le cur­ve “al posto giu­sto”, come ad un model­lo? Oppu­re è sta­ta solo un’impressione quel­la che, final­men­te, l’inclusività stes­se por­tan­do ad un’accettazione di tut­te le fisi­ci­tà, a pre­scin­de­re dal loro aspet­to?  Ma, soprat­tut­to, si è mai smes­so di dare giu­di­zi di valo­re sul­le per­so­ne in base alla loro apparenza?

L’influenza della rete e dei media

Nono­stan­te sia dif­fi­ci­le, infat­ti, in epo­ca moder­na distin­gue­re in modo net­to quan­do una ten­den­za si sia svi­lup­pa­ta e quan­do abbia ces­sa­to di esi­ste­re, per­ché tut­te le mode sono cir­co­la­ri e si influen­za­no l’un l’altra, è evi­den­te che, sot­to un’apparente accet­ta­zio­ne del­le diver­si­tà, si sia sem­pre cela­to (e spes­so nean­che in manie­ra così sot­ti­le) uno model­lo di cor­po ste­reo­ti­pa­to che non ammet­te alter­na­ti­ve e disprez­za il diver­so.  Ne è un esem­pio Skims di Kim Kar­da­shian, che si pro­muo­ve come brand inclu­si­vo, ma pro­po­ne pro­dot­ti che “model­la­no” il cor­po, “strin­go­no” il giro vita, insom­ma, ten­do­no ad una ripro­du­zio­ne del fisi­co del­la stes­sa fon­da­tri­ce: pan­cia piat­ta e mol­te for­me “al posto giusto”.

Basta scor­re­re i com­men­ti sot­to i con­te­nu­ti di body posi­ti­vi­ty cita­ti pre­ce­den­te­men­te, tra i qua­li la mag­gior par­te sono insul­ti o “com­pli­men­ti” come «sei così bel­la, se solo per­des­si qual­che chi­lo» e «hai un bel viso, ma sei trop­po magra! Ma man­gi?» per capi­re che non si è mai trat­ta­to solo di esse­re magri o in car­ne, con o sen­za cur­ve, tut­to è ed è sem­pre sta­to dovu­to alla neces­si­tà, all’osses­sio­ne di ade­ri­re ad una nor­ma, di esse­re accet­ta­ti.  Il valo­re di noi stes­si come per­so­ne, come indi­vi­dui è sem­pre sta­to lega­to a dop­pio filo al nostro aspet­to fisico.

Il nostro valore è in dubbio?

Quin­di, per rispon­de­re alla doman­da «È il ritor­no del­la skin­ny cul­tu­re?», sì, può dar­si che ulti­ma­men­te i cor­pi asciut­tis­si­mi sia­no ritor­na­ti in voga, ma non dovreb­be esse­re solo la magrez­za a pre­oc­cu­par­ci, ben­sì la faci­li­tà con cui venia­mo influen­za­ti dai model­li che ci ven­go­no pro­po­sti da Inter­net e dai media in gene­ra­le e la man­can­za di auto­sti­ma che ci fa indul­ge­re nel rifiu­to di noi e del­la nostra appa­ren­za. La doman­da, dun­que, dovreb­be esse­re: se sen­tis­si­mo anco­ra dire ad una model­la che nes­sun cibo è così buo­no da “sacri­fi­ca­re” il nostro fisi­co, que­sto ci por­te­reb­be anco­ra a met­te­re in dub­bio il nostro valore?

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Eleonora Bianchi

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