Referendum, ha senso che gli elettori si esprimano su una questione così tecnica?

Una riforma Costituzionale riguarda tutti, per questo dobbiamo interessarci della questione

Il 22 e 23 marzo si terrà il referendum Costituzionale sulla riforma Nordio. Emerge ancora una volta l’annosa questione sulla utilità che gli elettori si esprimano su una questione così tecnica. Su questo si sono sempre confrontati i sostenitori dei due modelli di democrazia, diretta e rappresentativa. Il referendum è lo strumento di democrazia diretta per eccellenza, protagonista di momenti di svolta nel nostro paese. 

Il referendum nella storia recente dell’Italia 

Innan­zi­tut­to, dob­bia­mo ricor­da­re il refe­ren­dum tenu­to­si il 2 giu­gno 1946, median­te il qua­le gli elet­to­ri (e per la pri­ma vol­ta anche le elet­tri­ci) furo­no chia­ma­ti a sce­glie­re qua­le doves­se esse­re la for­ma di gover­no del­l’I­ta­lia post­fa­sci­sta. Come non ricor­da­re anche il refe­ren­dum sul divor­zio (1974) e quel­lo sul­l’a­bor­to (1981).  

Par­lan­do del­la sto­ria del refe­ren­dum in Ita­lia non si può non par­la­re di come que­sto stru­men­to, dal dopo­guer­ra agli anni ‘70, anche se pre­vi­sto in Costi­tu­zio­ne, fu osteg­gia­to dal par­ti­to di mag­gio­ran­za, la DC. Que­sta osti­li­tà era det­ta­ta prin­ci­pal­men­te dal timo­re che l’uso di tale stru­men­to avreb­be avvan­tag­gia­to il PCI (tenu­to lon­ta­no dagli scran­ni del pote­re per com­pia­ce­re il nostro prin­ci­pa­le allea­to dell’epoca, gli USA), il qua­le gode­va di ampio con­sen­so popo­la­re, sem­pre in cre­sci­ta in quel perio­do, e por­ta­va avan­ti que­stio­ni che si sono dimo­stra­te tra­sver­sa­li.  

Vista l’im­por­tan­za di tali con­sul­ta­zio­ni, che tut­t’og­gi ricor­dia­mo come momen­ti fon­da­men­ta­li del­la nostra sto­ria, pos­sia­mo affer­ma­re che il refe­ren­dum sia sta­to uno stru­men­to fon­da­men­ta­le in momen­ti di impor­tan­ti cam­bia­men­ti per il nostro pae­se, e che spes­so ha per­mes­so alla clas­se poli­ti­ca di com­pren­de­re vera­men­te qua­le fos­se l’o­pi­nio­ne degli ita­lia­ni, che in alcu­ni casi si è dimo­stra­ta esse­re mol­to distan­te dal dibat­ti­to tra for­ze poli­ti­che. Basti pen­sa­re che, per quan­to riguar­da l’a­bor­to, il par­ti­to ita­lia­no che rac­co­glie­va più con­sen­si, la Demo­cra­zia Cri­stia­na, era con­tra­ria alla leg­ge 194 (leg­ge che disci­pli­na l’in­ter­ru­zio­ne volon­ta­ria di gra­vi­dan­za), ma cir­ca il 90% degli elet­to­ri che si recò alle urne (l’80% degli aven­ti dirit­to) votò affin­ché la leg­ge 194 non venis­se abro­ga­ta: buo­na par­te degli elet­to­ri del­la DC, dun­que, non seguì l’in­di­ca­zio­ne di voto del pro­prio par­ti­to di rife­ri­men­to, nono­stan­te fos­se anco­ra dif­fu­sis­si­mo il feno­me­no del voto cosid­det­to “di appar­te­nen­za” (ossia un voto, costan­te nel tem­po, per uno stes­so par­ti­to). 

La scelta operata mediante referendum 

Al di là dei tec­ni­ci­smi che riguar­da­no la rifor­ma che sarà vota­ta in pri­ma­ve­ra, gli elet­to­ri sono chia­ma­ti a pren­de­re una deci­sio­ne che pos­sia­mo defi­ni­re poli­ti­ca, quin­di una scel­ta che per sua natu­ra non deve esse­re per for­za suf­fra­ga­ta da ele­men­ti ogget­ti­vi e moti­va­ta, ma è una deci­sio­ne che vie­ne pre­sa in base ai valo­ri e alle sen­si­bi­li­tà di ognu­no. Non una deci­sio­ne di meri­to, che neces­si­ta inve­ce di una moti­va­zio­ne che vada oltre la mera cor­ri­spon­den­za di valo­ri e sia quin­di suf­fra­ga­ta da dati e altri ele­men­ti ogget­ti­vi.  

D’al­tron­de basta pen­sa­re al refe­ren­dum del 1946: sareb­be sba­glia­to pen­sa­re che sia sta­to chie­sto al cor­po elet­to­ra­le di espri­mer­si, nel meri­to, su qua­le for­ma di gover­no fos­se la miglio­re da un pun­to di vista tec­ni­co giu­ri­di­co, ossia non è sta­to chie­sto agli ita­lia­ni di imma­gi­nar­si due Ita­lie post bel­li­che, una repub­bli­ca­na ed una monar­chi­ca, e sce­glie­re qua­le tra le due sareb­be sta­ta empi­ri­ca­men­te miglio­re; anche per­ché la mag­gio­ran­za degli ita­lia­ni di allo­ra non ave­va i mez­zi e le pos­si­bi­li­tà per ope­ra­re que­sto tipo di scel­ta (all’epoca la mag­gio­ran­za degli ita­lia­ni ave­va a fati­ca ter­mi­na­to la scuo­la pri­ma­ria oltre ad ave­re con­di­zio­ni di vita carat­te­riz­za­te da un for­te disa­gio, vuoi per la man­can­za di una casa o per man­can­za di beni di pri­ma neces­si­tà a cau­sa del­le cata­stro­fi­che con­se­guen­ze del­la guer­ra).  

Agli ita­lia­ni del­l’e­po­ca fu chie­sto di fare una scel­ta poli­ti­ca, quin­di in base ai pro­pri valo­ri, alla pro­pria sen­si­bi­li­tà e alle pro­prie opi­nio­ni. Quin­di si chie­se di imma­gi­na­re due Ita­lie, una repub­bli­ca­na e una monar­chi­ca, e si chie­de­va di sce­glie­re qua­le fos­se più con­for­me ai pro­pri valori.

Per un voto consapevole 

Analo­ga­men­te a quan­to suc­ces­so in pas­sa­to, gli elet­to­ri non saran­no chia­ma­ti ad espri­mer­si, da un pun­to di vista stret­ta­men­te tec­ni­co, sul­l’op­por­tu­ni­tà di tale rifor­ma, ma saranno chia­ma­ti ad espri­mersi in base ai pro­pri valo­ri e alle pro­prie con­vin­zio­ni. Quin­di, per un voto con­sa­pe­vo­le, è neces­sa­rio ave­re con­tez­za di qua­li sia­no i pro­pri valo­ri e sce­glie­re di con­se­guen­za, non in base alla mera appar­te­nen­za ad un deter­mi­na­to schieramento/partito. 

 

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Tommaso Piantoni

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