The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.


 

Brid­ger­ton, Sta­gio­ne 4, Net­flix (Chris Van Dusen) – recen­sio­ne di Giu­lia Cerbino

Bridgerton, Stagione 4, Netflix (Chris Van Dusen)

Cari gen­ti­li let­to­ri, final­men­te la serie più ele­gan­te e pet­te­go­la dell’anno è tor­na­ta! Brid­ger­ton, usci­ta in due par­ti da quat­tro epi­so­di cia­scu­na (usci­ti rispet­ti­va­men­te il 29 gen­na­io e il 26 feb­bra­io) que­sta vol­ta segue le vicen­de del secon­do­ge­ni­to del­la fami­glia, Bene­dict Brid­ger­ton, con­ti­nua­men­te pres­sa­to dal­la madre Lady Vio­let per sce­glie­re una sposa.

Lui, che vor­reb­be sol­tan­to fare festa e dipin­ge­re, non è per nul­la inte­res­sa­to al “mer­ca­to matri­mo­nia­le”, fino a quan­do rima­ne pro­fon­da­men­te col­pi­to da una miste­rio­sa Lady D’Argento duran­te un bal­lo in masche­ra, che al con­tra­rio… nem­me­no dovreb­be esse­re lì! Nuo­va­men­te gli sce­neg­gia­to­ri sono sta­ti capa­ci di tra­spor­tar­ci in quel mon­do fat­to di ele­gan­za e sen­sua­li­tà, con il clas­si­co piz­zi­co di iro­nia e diver­ti­men­to con il qua­le la serie si fa rico­no­sce­re, anche se sono sta­te fat­te mol­tis­si­me scel­te discu­ti­bi­li sull’andamento del­la sto­ria: il pro­ta­go­ni­sta, famo­so per il tuo talen­to nel dise­gno, pas­sa tut­to il tem­po a ricrea­re su car­ta il ritrat­to del­la fan­ciul­la di cui si è inva­ghi­to… e non la rico­no­sce pur aven­do­ci a che fare tut­ti i giorni!

La delu­sio­ne si è pro­pa­ga­ta mag­gior­men­te dopo l’uscita degli ulti­mi epi­so­di, facen­do risul­ta­re que­sta sta­gio­ne tan­to atte­sa scial­ba e sen­za gusto. Si voci­fe­ra che Brid­ger­ton stia rischian­do la per­di­ta di magia, ma come si può dare tor­to quan­do le bat­tu­te del pro­ta­go­ni­sta, che dovreb­be­ro far­ci sogna­re, ci fan­no solo venir voglia di scap­pa­re e pen­sa­re che in fon­do «meglio soli che mal accompagnati»?


 

Hea­ted Rivar­ly, Sta­gio­ne 1, HBO Max (Jacob Tier­ney) – recen­sio­ne di Eli­sa Basilico

Heated Rivarly, Stagione 1, HBO Max (Jacob Tierney)

Hea­ted Rival­ry, nuo­vo feno­me­no del­la TV cana­de­se, pren­de una del­le dina­mi­che più sfrut­ta­te del gene­re roman­ce — i famo­si ene­mies to lovers — e la spin­ge den­tro il mon­do dell’hockey pro­fes­sio­ni­sti­co. Al cen­tro, il rap­por­to tra Sha­ne Hol­lan­der e Ilya Roza­nov, riva­li sul ghiac­cio lega­ti da una rela­zio­ne tan­to inten­sa quan­to clan­de­sti­na che si svi­lup­pa per qua­si die­ci anni, lon­ta­no da ogni for­ma di espo­si­zio­ne pubblica.

L’hockey qui non gui­da dav­ve­ro la sto­ria, ma ne impo­ne le rego­le: com­pe­ti­zio­ne, visi­bi­li­tà e pres­sio­ne ren­do­no il segre­to tra i due ine­vi­ta­bi­le e la distan­za costan­te. Den­tro que­sti limi­ti pren­de così for­ma una rela­zio­ne che si esten­de, tra il 2008 e il 2017, nei diver­si con­te­sti del­la loro car­rie­ra in Cana­da, Rus­sia e Sta­ti Uni­ti. Il pun­to più riu­sci­to sta nel­la gestio­ne del tem­po. La serie alter­na un avvio rapi­do, secon­do cui i pri­mi epi­so­di ven­go­no costrui­ti con sal­ti tem­po­ra­li, mon­tag­gi ser­ra­ti e una sana dose di sce­ne espli­ci­te, a una secon­da par­te che s’allarga e disten­de per­met­ten­do alla sto­ria di acqui­si­re mag­gio­re con­ti­nui­tà. Meri­to va anche all’introduzione di una sto­ria com­ple­men­ta­re, quel­la tra il bari­sta Kip e la star in decli­no Scott Hun­ter, che domi­na il ter­zo epi­so­dio e slan­cia in avan­ti una tra­ma che avreb­be altri­men­ti rischia­to lo stagnamento.

Alla fine, Hea­ted Rival­ry fun­zio­na soprat­tut­to per come rie­sce a tene­re insie­me ten­sio­ne e fami­lia­ri­tà. Ogni cam­bia­men­to rimet­te le car­te in gio­co, lascian­do sem­pre qual­co­sa in sospe­so — inclu­so il fina­le, pen­sa­to per col­le­gar­si a una pros­si­ma secon­da sta­gio­ne. È una serie che si costrui­sce sul desi­de­rio di vede­re cosa suc­ce­de dopo più che su sin­go­li momen­ti deci­si­vi e, pro­prio per que­sto, rie­sce a coin­vol­ge­re fino alla fine.


 

Tell Me Lies, Sta­gio­ne 3, Disney+ (Mea­ghan Oppe­n­hei­mer) – recen­sio­ne di Vivia­na Genovese

Tell Me Lies, Stagione 3, Disney+ (Meaghan Oppenheimer)

Dopo due sta­gio­ni den­se di ten­sio­ne e dolo­re, que­sto capi­to­lo fina­le sor­pren­de per il modo in cui rie­sce a rime­sco­la­re i toni, diven­tan­do meno cupo, a trat­ti per­si­no tra­gi­co­mi­co, ma non per que­sto meno spie­ta­to nel tira­re le somme.

Distri­bui­ta su Disney+ dal 13 gen­na­io al 17 feb­bra­io 2026, la ter­za e ulti­ma sta­gio­ne di Tell Me Lies, sce­glie di non con­ce­de­re scon­ti a nes­su­no e por­ta avan­ti fino in fon­do la pro­pria visio­ne, lascian­do emer­ge­re veri­tà sco­mo­de, in cui nes­su­no può dir­si dav­ve­ro salvo.

Al cen­tro del­la sta­gio­ne resta, ine­vi­ta­bil­men­te, il lega­me tra Lucy e Ste­phen, che con­ti­nua a esse­re il nodo più stret­to e sof­fo­can­te del­la serie, un ciclo con­ti­nuo di mani­po­la­zio­ne e dipen­den­za da cui Lucy sem­bra inca­pa­ce di sot­trar­si del tut­to, rima­nen­do intrap­po­la­ta nel­la rete tos­si­ca costrui­ta da Ste­phen e nel­la sua costan­te influen­za. Accan­to a loro, anche gli altri per­so­nag­gi tro­va­no uno spa­zio più defi­ni­to, a par­ti­re da Bree, che si con­fer­ma uno dei pro­fi­li più inqua­dra­ti del­la sta­gio­ne, alle pre­se con scel­te e veri­tà rima­ste a lun­go som­mer­se. Il suo per­cor­so, insie­me a quel­lo di figu­re come Dia­na e Wri­gley, con­tri­bui­sce a resti­tui­re un qua­dro cora­le capa­ce di met­te­re a fuo­co anche il resto del­le dina­mi­che e dei rap­por­ti del­la serie.

Que­sto fina­le rifiu­ta ogni for­ma di con­so­la­zio­ne faci­le, evi­tan­do il lie­to fine pre­ve­di­bi­le per resti­tui­re inve­ce una chiu­su­ra ama­ra, coe­ren­te e sor­pren­den­te­men­te imper­fet­ta, ma altret­tan­to auten­ti­ca. Tell Me Lies si con­fer­ma così un dra­ma psi­co­lo­gi­co che non cer­ca di redi­me­re i suoi per­so­nag­gi, ma li lascia affron­ta­re le con­se­guen­ze del­le pro­prie scelte.


 

Por­to­bel­lo, Mini­se­rie, HBO Max (Mar­co Bel­loc­chio) – recen­sio­ne di Gia­co­mo Pallotta

Portobello, Miniserie, HBO Max (Marco Bellocchio)

A quarant’anni dal­la sen­ten­za del­la Cor­te d’Appello di Napo­li che assol­se Enzo Tor­to­ra, Mar­co Bel­loc­chio ci rega­la uno spac­ca­to fero­ce dell’incu­bo giu­di­zia­rio che coin­vol­se il pre­sen­ta­to­re di Por­to­bel­lo.

In que­sta mini­se­rie fir­ma­ta HBO, Bel­loc­chio met­te a frut­to tut­ta la sua espe­rien­za per rega­lar­ci un pro­dot­to graf­fian­te su un tema divi­si­vo e attua­lis­si­mo come la mala­giu­sti­zia in Ita­lia. E lo fa riper­cor­ren­do la disav­ven­tu­ra giu­di­zia­ria del pre­sen­ta­to­re pro­prio a par­ti­re dal gran­de suc­ces­so del suo pro­gram­ma, Por­to­bel­lo. Uno show tele­vi­si­vo in gra­do di rag­giun­ge­re 28 milio­ni di ita­lia­ni, ma anche di sca­te­na­re le invi­die e i ran­co­ri di col­le­ghi e malavitosi.

Mala­vi­to­si che non esi­te­ran­no ad accu­sa­re ingiu­sta­men­te Tor­to­ra di esse­re un cor­rie­re del­la dro­ga al sol­do del­la Nuo­va Camor­ra Orga­niz­za­ta. Fabri­zio Gifu­ni, nei pan­ni di Tor­to­ra, rie­sce ad espri­me­re tut­ta la fru­stra­zio­ne di un uomo spro­fon­da­to, dall’oggi al doma­ni, in un incu­bo sen­za fine. Il suo prin­ci­pa­le accu­sa­to­re, Gio­van­ni Pan­di­co, inter­pre­ta­to magi­stral­men­te da Lino Musel­la, incar­na per­fet­ta­men­te la neme­si del pro­ta­go­ni­sta. Se quest’ultimo è anco­ra­to alla real­tà, Pan­di­co costrui­sce una “com­me­dia”, un copio­ne cre­di­bi­le da pre­sen­ta­re ai giu­di­ci, che non capi­sco­no di esse­re anch’essi par­te­ci­pi di una igno­bi­le farsa.

Bel­loc­chio, mol­to abi­le nel crea­re e nell’alimentare il dub­bio del­lo spet­ta­to­re, uti­liz­za per­si­no gli ospi­ti e le gag di Por­to­bel­lo per rac­con­tar­ci il rap­por­to tra ita­lia­ni e tele­vi­sio­ne: l’ipnotizzatore, meta­fo­ra dei media, incan­ta milio­ni di ita­lia­ni, alcu­ni dei qua­li fati­ca­no ad usci­re dall’ipnosi.

Sospe­sa tra incre­du­li­tà, far­sa e cru­da real­tà la serie resti­tui­sce un qua­dro impie­to­so che è impos­si­bi­le igno­ra­re per­ché par­la di noi.

Con­di­vi­di:
Giulia Cerbino
Stu­den­tes­sa di comu­ni­ca­zio­ne di gior­no, gior­na­li­sta rock di notte.
Elisa Basilico
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.
Giacomo Pallotta
Stu­den­te di Comu­ni­ca­zio­ne lau­rea­to in Sto­ria, amo scri­ve­re di poli­ti­ca, socie­tà e tec­no­lo­gia. Sono appas­sio­na­to di pod­ca­sting, di radio­fo­nia, e non disde­gno un buon libro.

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