Transnistria, la reintegrazione (im)possibile

La repubblica fantasma potrebbe tornare sotto Chișinău nei prossimi anni

Il conflitto tra Russia e Ucraina potrebbe alterare la pax postsovietica lungo le sponde del Nistro. Approfittando dell’impegno russo nello sforzo bellico, la Moldavia spera di poter ripristinare la propria integrità territoriale.

La Trans­ni­stria – det­ta anche Prid­ne­stro­vie – è una regio­ne sepa­ra­ti­sta situa­ta lun­go il fiu­me Nistro, for­mal­men­te par­te del­la Mol­da­via ma de fac­to indi­pen­den­te dal 1992, quan­do una bre­ve guer­ra segui­ta al crol­lo dell’Unione Sovie­ti­ca por­tò alla sua seces­sio­ne con il soste­gno del­la Rus­sia. La sua nasci­ta è lega­ta a divi­sio­ni etno­lin­gui­sti­che e geo­po­li­ti­che: men­tre Chiși­nău guar­da­va a Bru­xel­les e Buca­re­st, le éli­te loca­li – in gran par­te sla­vo­fo­ne e rus­so­fi­le – teme­va­no una pos­si­bi­le unio­ne con la Roma­nia. Da allo­ra, la Trans­ni­stria soprav­vi­ve gra­zie al soste­gno eco­no­mi­co, ener­ge­ti­co e mili­ta­re mosco­vi­ta, man­te­nen­do isti­tu­zio­ni pro­prie ma sen­za rico­no­sci­men­to inter­na­zio­na­le. Oggi, tut­ta­via, que­sto equi­li­brio è in cri­si, a cau­sa del con­flit­to rus­so-ucrai­no e del­le pres­sio­ni mol­da­ve. Il futu­ro del­la regio­ne appa­re sem­pre più fra­gi­le, men­tre il suo desti­no oscil­la tra la rein­te­gra­zio­ne con la Mol­da­via e il vas­sal­lag­gio con la Russia.

La fragilità transnistriana

La situa­zio­ne geo­po­li­ti­ca crea­ta­si all’indomani dell’operazione mili­ta­re spe­cia­le sta met­ten­do in discus­sio­ne gli equi­li­bri del­lo spa­zio postso­vie­ti­co. Nel caso del­la Prid­ne­stro­vie, il soste­gno di cui ave­va godu­to per decen­ni Tira­spol rischia di sce­ma­re pro­gres­si­va­men­te, infi­cian­do pesan­te­men­te la soprav­vi­ven­za del­la repub­bli­ca sepa­ra­ti­sta. Fino al 2022, un quar­to del com­mer­cio trans­ni­stria­no pas­sa­va attra­ver­so l’Ucrai­na, a cui si som­ma­va­no le lucro­se atti­vi­tà di con­trab­ban­do che pas­sa­va­no per il por­to di Odes­sa. In segui­to all’aggressione rus­sa, però, il con­fi­ne con il vici­no ucrai­no è sta­to sigil­la­to, men­tre il volu­me degli scam­bi com­mer­cia­li con Mosca si è ridot­to del 22%. In que­sto modo, il con­flit­to ha raf­for­za­to l’isolamento di Tira­spol, non­ché la sua dipen­den­za dal riva­le moldavo.

Difat­ti, lo sto­ri­co nemi­co rap­pre­sen­ta l’unico mez­zo che con­sen­te alla Trans­ni­stria di acce­de­re al resto del mon­do, con­sen­ten­do espor­ta­zio­ni e impor­ta­zio­ni. La Mol­da­via costi­tui­sce il prin­ci­pa­le impor­ta­to­re per la Prid­ne­stro­vie, il cui export fini­sce soprat­tut­to sui mer­ca­ti euro­pei. Al tem­po stes­so, il ten­ta­ti­vo mol­da­vo di ridur­re la sua dipen­den­za dal gas rus­so e dall’ener­gia elet­tri­ca trans­ni­stria­na ha rac­col­to un par­zia­le suc­ces­so, con­so­li­dan­do la posi­zio­ne nego­zia­le di Chișinău.

La crisi energetica

Il nodo cen­tra­le resta quel­lo ener­ge­ti­co. Per anni Tira­spol ha basa­to la pro­pria eco­no­mia su gas rus­so a bas­so costo, impie­ga­to per pro­dur­re elet­tri­ci­tà ven­du­ta alla Mol­da­via. Tut­ta­via, la ridu­zio­ne del­le for­ni­tu­re da par­te di Gaz­prom e la fine del tran­si­to attra­ver­so l’Ucraina stan­no scon­quas­san­do que­sto model­lo. Le cri­si ener­ge­ti­che recen­ti han­no cau­sa­to chiu­su­re indu­stria­li, caren­ze di riscal­da­men­to e dif­fi­col­tà socia­li dif­fu­se. La Mol­da­via, soste­nu­ta dall’UE, è riu­sci­ta a diver­si­fi­ca­re le pro­prie fon­ti ener­ge­ti­che, men­tre la Trans­ni­stria ha per­so introi­ti e competitività.

Di fron­te a que­ste dif­fi­col­tà, la stra­te­gia di Chiși­nău appa­re atten­di­sta: esclu­den­do cate­go­ri­ca­men­te solu­zio­ni mili­ta­ri, la Mol­da­via auspi­ca che il dete­rio­ra­men­to eco­no­mi­co ren­da la Trans­ni­stria inso­ste­ni­bi­le, aumen­tan­do l’attrattiva del­la rein­te­gra­zio­ne. Insom­ma, il gover­no di Maia San­du spe­ra di rag­giun­ge­re un com­pro­mes­so con Tira­spol, con­ce­den­do auto­no­mia poli­ti­ca e cul­tu­ra­le alla regio­ne in cam­bio del suo ritor­no sot­to sovra­ni­tà moldava.

Quo vadis Transnistria?

Nono­stan­te l’ottimismo del­la Mol­da­via, la rian­nes­sio­ne del­la Prid­ne­stro­vie non rap­pre­sen­ta uno sce­na­rio scon­ta­to. La stra­te­gia cau­ta di Maia San­du potreb­be, para­dos­sal­men­te, con­tri­bui­re a pre­ser­va­re l’influen­za rus­sa.

Le dif­fi­col­tà socioe­co­no­mi­che che spe­ri­men­ta­no i trans­ni­stria­ni, infat­ti, potreb­be­ro spin­ge­re la popo­la­zio­ne ad abban­do­na­re i luo­ghi natii, pro­vo­can­do una cata­stro­fe uma­ni­ta­ria. Quest’ultima non solo met­te­reb­be in dif­fi­col­tà il vici­no mol­da­vo, ma com­por­te­reb­be un risvol­to posi­ti­vo per Mosca. Inve­ro, man­te­ne­re uno Sta­to satel­li­te spo­po­la­to sareb­be sicu­ra­men­te più faci­le: meno abi­tan­ti signi­fi­ca spe­se infe­rio­ri per finan­zia­men­ti e sus­si­di desti­na­ti ai resi­den­ti. Inol­tre, un baci­no demo­gra­fi­co mino­re ridu­ce la pro­ba­bi­li­tà che pos­sa­no avve­ni­re ten­sio­ni e rivol­te. In ogni caso, non van­no dimen­ti­ca­ti gli umo­ri degli abi­tan­ti, che ten­do­no ad esse­re dif­fi­den­ti – quan­do non aper­ta­men­te osti­li – a Chiși­nău e all’Occidente. Per di più, nel­lo Sta­to de fac­to sono sta­zio­na­ti qua­si 1500 mili­ta­ri rus­si, anche se il con­tin­gen­te è com­po­sto in mag­gio­ran­za da trans­ni­stria­ni alle dipen­den­ze di Mosca.

La rein­te­gra­zio­ne del­la regio­ne, comun­que, non sareb­be indo­lo­re. Il diva­rio socioe­co­no­mi­co tra le due spon­de del Nistro, infat­ti, appa­re tale da richie­de­re pesan­ti inve­sti­men­ti, sti­ma­ti in €500 milio­ni all’anno. L’annes­sio­ne di un’area den­sa­men­te popo­la­ta da filo­rus­si, inol­tre, rischie­reb­be di allon­ta­na­re il Pae­se dal­la pro­spet­ti­va di un’integrazione euroa­tlan­ti­ca, rele­gan­do la Mol­da­via nel lim­bo postso­vie­ti­co. Infi­ne, l’unificazione sca­te­ne­reb­be un dibat­ti­to sul­la pro­prie­tà dei beni in Trans­ni­stria, in quan­to Chiși­nău non rico­no­sce le pri­va­tiz­za­zio­ni pro­mos­se da Tira­spol dopo il crol­lo dell’URSS. Sicu­ra­men­te l’élite del­la Prid­ne­stro­vie chie­de­reb­be il rico­no­sci­men­to del­lo sta­tus quo, impre­scin­di­bi­le per la pre­ser­va­zio­ne del pro­prio pote­re eco­no­mi­co e politico.

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Lorenzo Riva
Stu­den­te di Scien­ze sto­ri­che appas­sio­na­to di geo­po­li­ti­ca e lin­gui­sti­ca. La mia pro­fon­da curio­si­tà mi spin­ge ad appro­fon­di­re temi sco­no­sciu­ti ai più

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