18 aprile 1948: le prime elezioni parlamentari della Repubblica

Quando gli italiani decisero il destino d’Italia

A tre anni dalla fine della guerra, gli italiani furono chiamati ad esprimersi per le prime consultazioni parlamentari della Repubblica. Non si trattò di semplici elezioni, ma di decidere il futuro del Paese: democrazia liberale o regime di stampo sovietico, parte del blocco capitalista o di quello socialista.

Quel­le del ‘48 furo­no ele­zio­ni segna­te da una tesa cam­pa­gna dura­ta due anni i cui even­ti, aven­do pla­sma­to in modo deci­si­vo i risul­ta­ti, non pos­so­no esse­re tralasciati.

Il referendum del 2 giugno

La vit­to­ria del­la Repub­bli­ca non fu schiac­cian­te ma con tut­ta pro­ba­bi­li­tà evi­tò un’altra guer­ra civi­le. Le for­ze che sup­por­ta­va­no la monar­chia era­no esi­gue e, pur rap­pre­sen­ta­ta da un nuo­vo Re, Umber­to II, la ven­ten­na­le com­pli­ci­tà del­la casa­ta col fasci­smo, nono­stan­te la paren­te­si bado­glia­na, era anco­ra ben chia­ra nel­la memo­ria degli italiani.

La Demo­cra­zia Cri­stia­na deci­se sag­gia­men­te di lascia­re liber­tà di voto: se si fos­se espres­sa per la monar­chia, una vit­to­ria dell’altro fron­te avreb­be con­se­gna­to la Repub­bli­ca nel­le mani del­le sini­stre, che si sareb­be­ro pre­sen­ta­te come le uni­che arte­fi­ci del­la nuo­va Italia.

Il Fronte Popolare e la crisi di Troilo

Il Fron­te Demo­cra­ti­co Popo­la­re si for­mò uffi­cial­men­te qual­che mese pri­ma del­le ele­zio­ni ma un’alleanza fra socia­li­sti e comu­ni­sti per bat­te­re la DC pare­va già da tem­po neces­sa­ria; l’unione del­le due ani­me del­la sini­stra, quel­la mas­si­ma­li­sta e quel­la rifor­mi­sta, era però mol­to sof­fer­ta da entram­bi: fin dal­la scis­sio­ne del ‘21, fra socia­li­sti e comu­ni­sti non cor­re­va affat­to buon san­gue e la posi­zio­ne deci­sa­men­te filo­so­vie­ti­ca di Togliat­ti, segre­ta­rio del PCI, infa­sti­di­va i qua­dri e la base del PSI.

L’URSS era infat­ti impe­gna­ta a tra­sfor­ma­re i par­ti­ti comu­ni­sti euro­pei in pro­pri sud­di­ti. Facen­do par­te del Fron­te, il PSI fu costret­to, con mol­te riser­ve, ad applau­di­re assie­me al PCI il col­po di sta­to sovie­ti­co a Pra­ga che por­tò la fran­gia mino­ri­ta­ria dei comu­ni­sti ceco­slo­vac­chi al pote­re, tra­sfor­man­do il pae­se in un siste­ma tota­li­ta­rio alli­nea­to a Mosca. Que­sto, a soli due mesi dal­le ele­zio­ni in Ita­lia, ebbe gra­vi con­se­guen­ze per le sini­stre italiane.

Nono­stan­te que­ste diver­gen­ze, il Fron­te rea­gì in manie­ra uni­ta­ria nel­la vicen­da che vide pro­ta­go­ni­sta Etto­re Troi­lo: par­ti­gia­no del­la bri­ga­ta Maiel­la, fu desi­gna­to pre­fet­to di Mila­no dal pri­mo gover­no De Gaspe­ri; ulti­mo di nomi­na poli­ti­ca, fu rimos­so dal mini­stro degli inter­ni Mario Scel­ba nel novem­bre del ‘47.

La rea­zio­ne del­le sini­stre per la ten­ta­ta rimo­zio­ne fu ful­mi­nea: grup­pi di par­ti­gia­ni arma­ti occu­pa­ro­no la pre­fet­tu­ra men­tre 156 sin­da­ci si dimi­se­ro per pro­te­sta. Scel­ba mobi­li­tò la Divi­sio­ne Legna­no per ripor­ta­re l’ordine ma il gover­no deci­se, per evi­ta­re uno scon­tro arma­to, di trat­ta­re: Troi­lo avreb­be otte­nu­to un inca­ri­co all’ONU in cam­bio del­la desti­tu­zio­ne da pre­fet­to e gli occu­pan­ti non sareb­be­ro sta­ti denunciati.

L’episodio fu pre­sen­ta­to dagli avver­sa­ri del Fron­te come pro­va del poco rispet­to del­le sini­stre ver­so le isti­tu­zio­ni, pron­te a con­te­star­le anche con le armi se in qual­che modo aves­se­ro leso i loro interessi.

Il Piano Marshall

Il Pia­no Mar­shall, uffi­cial­men­te Euro­pean Reco­ve­ry Pro­gram (ERP), fu un insie­me di aiu­ti finan­zia­ri sta­tu­ni­ten­si per risol­le­va­re il con­ti­nen­te euro­peo dal­la guer­ra. Fu pro­po­sto anche all’URSS, che però lo respin­se obbli­gan­do sta­ti e par­ti­ti comu­ni­sti satel­li­ti a segui­re la stes­sa linea. Il PCI obbe­dì e sosten­ne che que­sti aiu­ti era­no in real­tà stru­men­to degli Sta­ti Uni­ti per espan­de­re la pro­pria influen­za in Europa.

Pro­prio riguar­do al Pia­no si gene­rò gran­de pau­ra duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le: il Fron­te, sem­pre con rimo­stran­ze dei socia­li­sti, accu­sò gli Sta­ti Uni­ti di usar­lo come ricat­to a favo­re del­la DC men­tre que­sta sosten­ne che in caso di vit­to­ria del­le sini­stre sareb­be ces­sa­to l’invio dei fon­di, che tut­ti sape­va­no esse­re neces­sa­ri per risol­le­va­re l’Italia.

Una dichia­ra­zio­ne di Washing­ton pro­nun­ciò la paro­la fina­le: «Non pote­te esse­re nemi­ci dell’America e mun­ger­la allo stes­so tem­po […] i comu­ni­sti in Ita­lia han­no sem­pre det­to di non vole­re l’ERP e se vin­ce­ran­no non si por­rà più il pro­ble­ma di un’ulteriore assi­sten­za eco­no­mi­ca da par­te degli Sta­ti Uni­ti».

Il comu­ni­ca­to era ine­qui­vo­ca­bi­le: in caso di vit­to­ria del Fron­te, gli aiu­ti sareb­be­ro ces­sa­ti. La pau­ra di que­sta pos­si­bi­li­tà influì enor­me­men­te sul­le elezioni.

L’ora della verità

Il 18 apri­le si votò con un pro­por­zio­na­le sostan­zial­men­te puro. Con un’affluenza di qua­si il 90% degli aven­ti dirit­to, la vit­to­ria del­la DC fu schiac­cian­te: 48%. Il Fron­te si aggiu­di­cò un 30, con i comu­ni­sti che si man­ten­ne­ro ben sopra il PSI e che alla Came­ra eles­se­ro il dop­pio dei depu­ta­ti rispet­to ai socialisti.

È impor­tan­te valu­ta­re que­sti risul­ta­ti al net­to di quel­li per la costi­tuen­te: in quell’occasione la DC otten­ne solo il 35% men­tre il Fron­te tota­liz­zò qua­si il 40.

Il lea­der comu­ni­sta Pal­mi­ro Togliat­ti denun­ciò pre­sun­ti bro­gli ed inter­fe­ren­ze este­re per favo­ri­re la DC e nono­stan­te sia abba­stan­za pro­ba­bi­le (come d’altronde lo è anche un’in­ter­fe­ren­za dell’URSS a favo­re del PCI) ad oggi non sono emer­se pro­ve che con­fer­me­reb­be­ro que­sta teoria.

Si for­mò dun­que il quin­to gover­no De Gaspe­ri, che durò fino al gen­na­io del 1950; lo sta­ti­sta rima­se a Palaz­zo Chi­gi fino al ‘53 pre­sie­den­do altri due ese­cu­ti­vi, il sesto e il set­ti­mo, per poi lascia­re la segre­te­ria demo­cri­stia­na ad Amin­to­re Fan­fa­ni nel ‘54 e spe­gner­si due mesi dopo.

L’Italia diven­ne a pie­no tito­lo par­te del bloc­co capi­ta­li­sta al cui inter­no rima­se sen­za inter­ru­zio­ni. Solo alle ele­zio­ni del ‘76 si pen­sò ad un sor­pas­so comu­ni­sta del­la DC, ma sen­za l’appoggio socia­li­sta il PCI rima­se il secon­do par­ti­to, sep­pur con soli quat­tro pun­ti di scarto.

 

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Simone Nervi

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