Alexander Titherington: «sono imperfetto e ne vado fiero»

Sport, università e l’importanza di amare i propri limiti

Il tennista italo-britannico della Statale racconta la sua carriera sportiva e le sue passioni: la battaglia sul campo, lo studio del corpo umano, la musica e il suo potere liberatorio. Una vita segnata dalle sfide, ma fondata sull’apprezzare sempre i propri difetti.

Ale­xan­der Tithe­ring­ton, nato a Hong Kong il 7 feb­bra­io 2000 da padre ingle­se e madre mar­chi­gia­na, è mem­bro del­la squa­dra maschi­le di ten­nis del­la Sta­ta­le. Cre­sciu­to tra Hong Kong e Lon­dra, Alex è spe­cia­liz­zan­do in fisia­tria e medi­ci­na ria­bi­li­ta­ti­va. Divi­de il suo tem­po tra i cam­pi da ten­nis e l’ospedale, ma è anche can­tan­te e musi­ci­sta. La sua è una per­so­na­li­tà com­ples­sa, un cro­ce­via di istan­ze ete­ro­ge­nee ma unite.

Alex, quan­do hai ini­zia­to a gio­ca­re a ten­nis e perché?

Ho comin­cia­to col ten­nis a quat­tro anni, quan­do vive­vo a Hong Kong. Suc­ces­si­va­men­te l’ho abban­do­na­to, ma intor­no ai tre­di­ci anni ho ripre­so a pra­ti­car­lo per non lasciar­lo più. Di que­sto sport mi affa­sci­na la lot­ta fisi­ca e men­ta­le e il poter con­ta­re solo sul­le mie forze.

La com­bat­ti­vi­tà, dun­que, è il tuo pun­to di forza?

Sì, mi pia­ce quan­do le par­ti­te si tra­sfor­ma­no in uno scon­tro, in que­ste cir­co­stan­ze si acui­sce in me la voglia di dare il mas­si­mo in ogni pun­to. Un tem­po rite­ne­vo la resi­sten­za men­ta­le una lacu­na, men­tre oggi è pro­ba­bil­men­te la pri­ma qua­li­tà del mio gioco.

Con­cen­trar­si uni­ca­men­te sul­la testa, però, può crea­re problemi.

Già, a dire il vero in cam­po spes­so per­do la testa… Comun­que, cre­do che il mio prin­ci­pa­le limi­te sia il tono musco­la­re, attual­men­te insuf­fi­cien­te per com­pe­te­re a livel­li più alti. Inol­tre, non sono mol­to alto e ciò impat­ta note­vol­men­te sull’incisività del mio servizio.

A qua­le ten­ni­sta ti ispiri?

Domi­nic Thiem, austria­co, ex-nume­ro tre del mon­do. In lui ammi­ro la disci­pli­na, qua­li­tà che non sen­to di pos­se­de­re natu­ral­men­te e che mi moti­va anche nel­lo stu­dio: Thiem figu­ra, infat­ti, tra i rin­gra­zia­men­ti del­la mia tesi di lau­rea. Agli US Open del 2018 mi sono scat­ta­to una foto insie­me a lui, incon­tra­re il mio eroe è sta­to meraviglioso.

Ti sei for­ma­to ten­ni­sti­ca­men­te nel­le Mar­che, come la top cin­quan­ta Wta Eli­sa­bet­ta Coc­cia­ret­to. Sem­bra che le regio­ni ita­lia­ne sap­pia­no valo­riz­za­re i gio­va­ni talenti. 

Eli­sa­bet­ta e io ci sia­mo cono­sciu­ti a Fer­mo da pic­co­li ed è una mia caris­si­ma ami­ca. In effet­ti, nel­le Mar­che club come il Cir­co­lo Ten­nis Loren­zo Don­zel­li di Por­to San Gior­gio, che attual­men­te rap­pre­sen­to, orga­niz­za­no ogni anno nume­ro­si tor­nei di otti­mo valo­re. I meri­ti sono del comi­ta­to regio­na­le e del­la Fede­ra­zio­ne ita­lia­na, che ha inve­sti­to tan­to sui gio­va­ni get­tan­do le basi per il movi­men­to che, oggi, è il rife­ri­men­to per il ten­nis mondiale.

Quan­to a offer­ta spor­ti­va uni­ver­si­ta­ria, come para­go­ni Mila­no alle altre cit­tà dove hai vissuto?

Sono orgo­glio­so dell’ottimo ope­ra­to del Cus Mila­no, per­ché gli ate­nei ita­lia­ni spes­so han­no una scar­sa offer­ta di atti­vi­tà extra­cur­ri­cu­la­ri. Aven­do vis­su­to a Lon­dra, so che in Inghil­ter­ra i finan­zia­men­ti per le infra­strut­tu­re spor­ti­ve uni­ver­si­ta­rie sono più cospi­cui, così come il tas­so di studenti-atleti.

Insom­ma, nel­lo sti­va­le l’idea di coniu­ga­re stu­di e sport ad alto livel­lo fati­ca a radicarsi.

È sicu­ra­men­te più dif­fi­ci­le, ma non impos­si­bi­le: Eli­sa­bet­ta Coc­cia­ret­to, che stu­dia giu­ri­spru­den­za all’Università di Came­ri­no, ne è la pro­va. Cer­ta­men­te il sup­por­to del pro­prio ate­neo è fon­da­men­ta­le per incen­ti­va­re gli stu­den­ti a pra­ti­ca­re sport. Per que­sto la media­zio­ne svol­ta dal Cus tra i gio­va­ni e gli ate­nei è cruciale.

Oltre alla medi­ci­na e al ten­nis, ti dedi­chi anche alla musica. 

Alcu­ni anni fa sono entra­to in una ban­da stu­den­te­sca, impa­ran­do a suo­na­re chi­tar­ra e pia­no­for­te. La musi­ca mi ha sor­ret­to tra tan­te dif­fi­col­tà, sia a livel­lo uni­ver­si­ta­rio che per­so­na­le. Il tito­lo del mio pri­mo album in stu­dio, Paper Dove, riman­da alla colom­ba qua­le sim­bo­lo bibli­co di pace e sal­vez­za; nel mio caso, ho ripre­so a fare musi­ca gra­zie a una per­so­na spe­cia­le, il cui amo­re mi ha fat­to ritro­va­re fidu­cia in me stesso.

Qua­li sono alcu­ne buo­ne pra­ti­che di cura del fisi­co nel­lo sport professionistico? 

Due aspet­ti impor­tan­tis­si­mi, ma spes­so sot­to­va­lu­ta­ti, sono la die­ta e la pre­ven­zio­ne, ossia la costru­zio­ne di un’adeguata strut­tu­ra fisi­ca per limi­ta­re gli infor­tu­ni. Io stes­so duran­te la mia car­rie­ra ne ho subi­ti diver­si, pro­prio per­ché non ave­vo lavo­ra­to abba­stan­za in que­sto senso.

Si avvi­ci­na­no i playoff dei Cam­pio­na­ti Mila­ne­si Uni­ver­si­ta­ri di ten­nis. Qual è l’obiettivo del­la Statale?

Vin­ce­re, pure se sul­la car­ta non sia­mo i favo­ri­ti. Oltre al risul­ta­to, però, pun­tia­mo a rin­sal­da­re la coe­sio­ne inter­na alla squa­dra, per avvi­ci­na­re al ten­nis sem­pre più ragaz­zi e ragaz­ze del nostro ateneo.

E qua­li sono i tuoi obiet­ti­vi futu­ri, per­so­na­li e sportivi?

Espri­me­re me stes­so in manie­ra auten­ti­ca, nel ten­nis come nel­la musi­ca. Io sono imper­fet­to e ne vado fie­ro, per­ché ho com­pre­so che l’atto d’amore più poten­te è apprez­za­re i pro­pri difet­ti e quel­li altrui. È que­sto ciò che voglio tra­smet­te­re a chi mi sta intorno.

Con­di­vi­di:
Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.

1 Commento su Alexander Titherington: «sono imperfetto e ne vado fiero»

  1. Inte­res­san­te sco­pri­re che lo sport sta entran­do sem­pre più negli ate­nei ita­lia­ni. Bel­lo l’ar­ti­co­lo e anche i temi trattati.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.