Da riascoltare per la prima volta. Guerra e pace di Fabri Fibra

Il manifesto esoterico del rap futuristico

Questo mese Da riascoltare propone Guerra e pace, disco criptico del 2013 in cui Fabri Fibra porta avanti la sua controcultura contro un sistema di personaggi privi di contenuto.

Quan­do nel 2010 Fabri Fibra uscì con il disco Con­tro­cul­tu­ra, a sca­la­re le clas­si­fi­che non furo­no le sue can­zo­ni con­tro Ber­lu­sco­ni, ma il sin­go­lo com­mer­cia­le Tran­ne te. Ormai ridot­to a una pub­bli­ci­tà per le disco­te­che, il rap­per vol­le col­ma­re quel vuo­to intel­let­tua­le leg­gen­do gli Scrit­ti cor­sa­ri di Paso­li­ni e guar­dan­do film neo­rea­li­sti.

Nel 2013 uscì il set­ti­mo album di Fabri Fibra, Guer­ra e pace. Il disco val­se al rap­per  il sesto pla­ti­no del­la sua car­rie­ra, ma anco­ra oggi i fan se ne dico­no delu­si. Dopo l’intro stru­men­ta­le 2031 e il sin­go­lo Biso­gna scri­ve­re, l’ascolto pro­ce­de alta­le­nan­te, alter­nan­do bra­ni rifles­si­vi a trac­ce che sem­bra­no riem­pi­ti­ve o pri­ve di un’idea for­te. A distan­za di 13 anni, ci si accor­ge inve­ce che il disco era trop­po futu­ri­sti­co per esse­re apprez­za­to a pie­no dal pub­bli­co di allo­ra, moti­vo per cui oggi meri­ta di esse­re riascoltato.

Un disco esoterico

«Hitler, devi mori­re
Se non pas­si il sin­go­lo del disco»

Con que­ste bar­re crip­ti­che si apre la pri­ma stro­fa di Nemi­co pub­bli­co, dove Fibra se la pren­de anco­ra una vol­ta con le radio che non lo pas­sa­no nono­stan­te il suo suc­ces­so. Oggi il rife­ri­men­to non appa­re faci­le da coglie­re se non si cono­sce alme­no il sin­go­lo Qual­cu­no nor­ma­le dal pre­ce­den­te disco Con­tro­cul­tu­ra, in cui cita aper­ta­men­te la fai­da («Fan­cu­lo RTL e tut­te quel­le radio»).

Guer­ra e pace è un album che si rivol­ge a una cer­chia ristret­ta di fan capa­ci di leg­ge­re tra le righe il mes­sag­gio, sen­za per­der­si nel sot­to­bo­sco di rife­ri­men­ti al mon­do del­lo sho­w­biz ita­lia­no, espres­sio­ne di un siste­ma ipo­cri­ta in cui «la cul­tu­ra domi­na con bel­le imma­gi­ni pri­ve di con­te­nu­to». Sen­za que­sto con­te­sto, ci appa­ri­reb­be­ro del tut­to gra­tui­ti cer­ti attac­chi ai VIP come Vale­rio Sca­nu, che lo accu­sò di dif­fa­ma­zio­ne per il bra­no A me di te, vin­cen­do la cau­sa.

Ma se Fibra scri­ve eso­te­ri­co è per­ché «que­sto mon­do è eso­te­ri­co», spe­cie in quel­lo che il rap­per ha defi­ni­to «il pae­se del­la mas­so­ne­ria». I sim­bo­li mas­so­ni­ci nel video­clip di Pron­ti, par­ten­za, via! (e nel­la stes­sa coper­ti­na dell’album) han­no fat­to pen­sa­re che il rap­per fos­se affi­lia­to a que­sti ambien­ti, quan­do in real­tà era­no una denun­cia del deep sta­te che con­trol­la la poli­ti­ca e non per­met­te al pae­se in cri­si una vera ripartenza.

Can­zo­ni come A me di te, Rag­gi laser, Nemi­co pub­bli­co Non cre­do ai media met­to­no in luce la sco­mo­da posi­zio­ne che Fibra occu­pa nel pano­ra­ma musi­ca­le ita­lia­no. «I media con­trol­la­ti da chi sta al pote­re» esclu­do­no il rap­per dal dibat­ti­to pub­bli­co, facen­do in modo che al suo posto ven­ga tra­smes­so in radio qual­che arti­sta più disimpegnato.

Il manifesto del rap futuristico

Con il sin­go­lo Tran­ne te, Fabri Fibra intro­du­ce il «rap futu­ri­sti­co», con cui sem­bra voler pren­de­re in giro il rap com­mer­cia­le che il pub­bli­co vole­va sen­ti­re. L’espressione assu­me un altro signi­fi­ca­to nel mix­ta­pe del 2012 Casus bel­li EP e in que­sto disco, dove abbon­da­no can­zo­net­te com­mer­cia­li (Tut­to in un gior­no, Cen­to­quin­di­ci, Ring Ring) che nascon­do­no al loro inter­no un mes­sag­gio da decifrare.

Il sen­so pro­fon­do vie­ne camuf­fa­to gra­zie alle bar­re stor­te, cioè ver­si che sto­na­no col resto del­la stro­fa (e del­la can­zo­ne) inse­ri­ti per otte­ne­re un par­ti­co­la­re effet­to foni­co o di signi­fi­ca­to che stu­pi­sca l’ascoltatore («Sol­di qua, sol­di là fino all’aldilà/ Sogno lei che la dà»). Que­sto feno­me­no inclu­de gio­chi di paro­le, meta­fo­re e simi­li­tu­di­ni, dai più raf­fi­na­ti («Il tem­po scor­re, si per­de il meglio, come quan­do tra­du­ci») ai più discu­ti­bi­li («Sta­re insie­me, a che caz­zo serve?/ Come l’allungamento del pene»).

Il rap futu­ri­sti­co altro non è che la con­tro­cul­tu­ra con cui Fibra spaz­za via un siste­ma deca­den­te, dove le vec­chie gene­ra­zio­ni si sono arric­chi­te met­ten­do in ginoc­chio l’Italia a disca­pi­to dei gio­va­ni, i desti­na­ta­ri prin­ci­pa­li del disco.

Lo specchio della società

Guer­ra e pace è un disco ambi­guo, a metà tra la sati­ra pun­gen­te e la (pre­sun­ta) bana­li­tà, dove gli oppo­sti alla fine si equi­val­go­no per­ché inglo­ba­ti dal­lo stes­so sistema.

In que­sto gio­co di spec­chi, il rap­per met­te in guar­dia dal non per­de­re sé stes­si cor­ren­do die­tro la mas­sa (Che tem­pi, Non cor­re­re, Dagli sba­gli si impa­ra). Ma que­sto album non vuo­le comu­ni­ca­re un mes­sag­gio: Guer­ra e pace è Fibra stes­so. Eppu­re oggi l’artista non sem­bra por­tar­lo volen­tie­ri ai tour. For­se que­sto rifiu­to è dovu­to al perio­do in cui è sta­to con­ce­pi­to il disco, quan­do la mari­jua­naface­va da padro­na nel­la sua vita, oppu­re al ruo­lo mar­gi­na­le cui spes­so è rele­ga­to dai fan rispet­to al resto del­la discografia.

Guer­ra e pace non sarà l’album miglio­re di Fabri Fibra, ma è cer­ta­men­te una rispo­sta luci­da e matu­ra alla musi­ca di mas­sa e ai tor­men­to­ni (che lui stes­so ha crea­to) di cui il siste­ma si ser­ve per tene­re a bada le masse.

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Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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