Abbiamo intervistato Federica Valcauda di Europa Radicale, che il 12 aprile ha moderato l’incontro «Peste Putiniana» sulla disinformazione russa in Italia, con la partecipazione fra gli altri della giornalista Zafesova e del professor Vitale di UniMi.
Anche chi conosce il radicalismo può perdersi fra le varie sigle: a livello partitico i Radicali Italiani con +Europa, ma anche come associazioni ci siete voi di Europa Radicale e l’Associazione Enzo Tortora — Radicali Milano, con cui fate questo evento; per non parlare delle varie scissioni da Pannella in poi. Dove si colloca Europa Radicale?
«È un’associazione nata due anni fa, quando alcuni di noi sono usciti da Radicali Italiani con l’obiettivo di far sì che l’Unione Europea diventi veramente federale e che lo Stato di diritto venga tutelato dalle democrazie, ma abbiamo una riflessione importante anche su un’alleanza globale fra le democrazie. Ci siamo resi conto che gli strumenti giuridici ottenuti dai Radicali con la nascita della Corte Penale Internazionale a fine anni ‘90 sono fermi: è un lavoro sì europeista ma che guarda anche al globale.»
E questi presupposti non riuscivano a essere perseguiti dentro Radicali Italiani?
«No, perché il metodo utilizzato da alcuni, che hanno fatto delle tessere “farlocche” per prendersi Radicali Italiani, non è a noi affine, bensì partitocratico – noi usiamo il dibattito e l’analisi politica, non unicamente la vittoria del congresso.»
Vuoi dirci un po’ di più su quest’evento?
«Il titolo era “Peste Putiniana: la guerra ibrida del Cremlino contro le democrazie” e abbiamo presentato il dossier Peste Putiniana sviluppato da Laura Botti di Europa Radicale, in cui abbiamo mappato tutti i documentari proiettati in Italia da Russia Today (emittente TV che fa capo al Cremlino e dal 2022 è sottoposta a divieto di trasmissioni nell’UE, costantemente eluso in Italia). Abbiamo superato i 190 eventi di RT in Italia, non abbiamo ancora le armi di difesa contro questi documentari (che dicono che la guerra in Ucraina è colpa della NATO).
Abbiamo poi approfondito, insieme a esperti e professori, il ruolo attuale della guerra ibrida che il Cremlino utilizza in questo periodo storico con enormi investimenti economici, per creare nelle democrazie un’instabilità che gli permetta di fare ciò che fa in Ungheria.»
So che è un tema a voi caro: siete andati a Odessa per il quarto anniversario della guerra, il 24 febbraio, e c’eri anche tu in prima persona.
«Eravamo già stati a Kyiv il 9 maggio scorso, per la Festa dell’Europa, e in una grande manifestazione a piazza Majdan abbiamo lanciato il messaggio che «l’Ucraina è Europa, l’Europa è Ucraina»: uno dei nostri obiettivi è che il processo di adesione dell’Ucraina all’UE acceleri e che ci sia un ingresso prioritario.
Ci siamo resi conto che Odessa e Kyiv sono due luoghi che resistono, cercano di vivere, alzandosi tutte le mattine, andando al lavoro, aprendo negozi e teatri… Cercano di mantenere una vita normale, che viene sempre spezzata dal suono delle sirene.»
Che mi sembra una forma di resistenza a quel concetto di guerra ibrida e di uso bellico della paura. Ma se il vostro obiettivo è l’ingresso prioritario dell’Ucraina nell’UE, non si rischia di bypassare i requisiti economico-istituzionali normalmente richiesti?
«Ci può essere un’integrazione inizialmente mitigata: non direttamente l’elezione del Parlamento Europeo, ma dei diplomatici con dei ruoli da osservatori senza voto, come è già stato fatto (rispetto a un’integrazione totale con fondi europei in tutti i settori). Certamente l’Ucraina deve fare dei passi avanti sul tema della corruzione, minimo comune denominatore nei Paesi dell’Est; ma anche su questo è migliorato, aggiornando le sue leggi.
Lo scandalo di quest’estate dei famosi “gabinetti d’oro” è un bene: in una dittatura come la Russia, queste persone avrebbero continuato a rubare; in una democrazia con la separazione dei poteri, è possibile rilevare questi fatti.»
L’incontro parlava di disinformazione, con una giornalista come Anna Zafesova, e alcuni partiti e giornali vengono accusati di fare da megafono a Putin. Mi ha fatto pensare all’incontro organizzato il 28 marzo da +Europa, criticata per aver invitato Conte: bisogna distanziarsi sempre da chi è più vicino alla “peste putiniana” o diventa una “caccia all’untore”?
«Per noi, il dialogo con chi continua a tenere velatamente la porta aperta a Putin è impossibile. Il punto non è solo il Movimento 5 Stelle, ma anche la Lega: hanno delle pesanti influenze russe che in alcuni periodi cercano di nascondere. Tra un anno ci saranno le elezioni e l’obiettivo primario è vincere, anche mitigando o acuendo alcune posizioni, ma la sostanza resta filo-putiniana.»
Quindi la partecipazione di Conte all’evento di Magi è una mossa elettorale?
«Assolutamente: giustamente Magi lavora per il proprio partito, ha deciso di stare nel campo largo e dialoga con tutti, anche con Conte.»
Sabato ci sarà la manifestazione della Lega e dei Patrioti anche per la “remigrazione”: voi contro-manifesterete?
«Non ci abbiamo ancora pensato, ma mandiamo sempre un messaggio: che cosa vogliamo fare di queste persone a livello di diritti umani? Mi sembra giusto che ci siano delle regole sull’immigrazione, ma in Italia nemmeno la sinistra ha mai pensato a un modello effettivo d’integrazione. E le associazioni del terzo settore dovrebbero essere le prime a fornire dei piani.»
Anche nelle altre guerre di oggi viene utilizzata la guerra ibrida?
«Sì, assolutamente: viene fatta disinformazione trasversalmente, da Hamas, da Israele, molto dall’Iran modificando con l’AI i video delle manifestazioni anti-governative. La Russia però è accertato che lo faccia abilmente, investendoci denaro ed essendo l’unico Stato accusato di costruire delle bot farm.
E la “peste putiniana” si manifesta anche con degli “asset mediatici” come Marco Travaglio, che molto spesso ospita persone come Angelo D’Orsi e Alessandro Di Battista. È la stessa dinamica che c’è in Ungheria con Orbán.»

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